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A Nassiryia una trappola per la Guardia irachena

Attirati con uno stratagemma in un agguato una trentina di poliziotti locali, nel settore italiano: dopo la sparatoria, un morto ed un ferito solo fra gli assalitori • Scade nel silenzio l'ultimatum per l'ostaggio filippino
NASSIRIYA - Dieci-dodici uomini a bordo di due pick-up. In mattinata si presentano ad una base della Guardia nazionale irachena, ad una settantina di chilometri da Nassiriya, e con un trucco riescono a tirarsi dietro un intero plotone: hanno pianificato «in modo militare», dirà poi un ufficiale italiano, un attacco contro gli uomini dell'esercito del dopo-Saddam. Lo scontro a fuoco è violento, ma alla fine a rimetterci sono solo gli assalitori: un morto e un ferito.
È «un episodio inquietante, su cui occorre fare chiarezza. È la prima volta che succede nella nostra area di competenza», dice il colonnello Federico Maria Pellegatti, responsabile italiano del "Ssr", il settore che si occupa anche dell'addestramento dell'Iraqi National Guard (Ing), l'embrione del futuro esercito iracheno.
«La matrice dell'attacco - spiega Pellegatti, che è stato subito informato dallo stesso comandante del 604° battaglione dell'Ing, il colonnello Hamed Kafi - non è stata ancora accertata, anche se la Guardia nazionale irachena, in altre parti del Paese, è già finita più volte nel mirino dei terroristi. Tuttavia, l'ipotesi più accreditata dallo stesso Hamed e dagli organismi di intelligence è che l'attacco sia opera di malavitosi, disturbati dall'azione di controlli dei militari iracheni. Ma per il momento è solo un'ipotesi. E in ogni caso occorre vederci chiaro».
I fatti. Secondo la ricostruzione dello stesso comandante della Guardia nazionale, tutto comincia poco dopo le 12, quando due pick-up civili con a bordo complessivamente una dozzina di uomini si presentano alla base della compagnia Bravo dell'Ing. «Il vostro check point lungo la Tampa (l'autostrada che collega Bassora a Baghdad, passando per Nassiriya - n.d.r.) è stato attaccato», dicono. Ma è solo uno stratagemma, una trappola. Il contatto radio tra la base e il check point evidentemente non funziona. Si decide di far uscire un intero plotone (una trentina di uomini, su quattro mezzi), un'ambulanza e personale sanitario, che proprio in quel momento stava facendo training con la Croce rossa italiana. Dopo aver percorso un tratto di strada, dai due pick-up tirano fuori i kalashnikov e cominciano a sparare contro le auto dei militari. Cosa sia successo in questi momenti non è ancora chiaro: sta di fatto che i soldati rispondono al fuoco. Gli altri fuggono, lasciando a terra un ferito e riuscendo, invece, a recuperare il corpo apparentemente senza vita di un loro compagno.
Le ricerche dei due pick-up, fuggiti verso Bassora, hanno dato finora esito negativo. L'uomo ferito è stato consegnato alla polizia, che nelle prossime ore lo interrogherà.
La zona dove è avvenuto l'attacco, spiega il colonnello Pellegatti, «è un'area di traffici illeciti, caratterizzata dalla presenza di contrabbandieri, terroristi, miliziani e soprattutto malavitosi». Numerosi convogli commerciali sono stati attaccati in passato, mentre i militari di solito passano indisturbati: solo qualche giorno fa, però, è stato preso di mira un mezzo del contingente olandese. Oggi è stata la volta della Guardia Nazionale, che nella provincia di Nassiriya ha già avuto due morti e sei feriti (su un totale di 870 persone, armate poco e male, che diventeranno duemila entro l'anno). L'attacco è avvenuto proprio nel giorno in cui il generale britannico Andrew Stewart, comandante della Divisione Sud-Est, ha compiuto una visita a Camp Ergife, la base della Iraqi National Guard di Nassiriya. Ma secondo Pellegatti «è solo un fatto casuale».
Vincenzo Sinapi

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