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Iraq - «Abbiamo decapitato un marine». Ma la notizia non viene confermata

Era di origine libanese (foto). L'annuncio attribuito al gruppo Ansar al-Sunna, che però smentisce. • Ministro degli esteri libanese non conferma •Governo iracheno varerà amnistia
DUBAI - Il gruppo militante dell'Armata Ansar al-Sunna ha detto di aver decapitato il marine americano di origine libanese, Wassef Ali Hassoun, rapito in Iraq.
«Comunichiamo ai vostri dirigenti che abbiamo decapitato il marine di origine libanese Hassoun e che presto vedrete con i vostri occhi il filmato», proclama una nota in arabo apparsa almeno su due siti islamici.
Il gruppo Ansar al-Sunna, che oggi ha annunciato l'esecuzione del marine americano, è legato ad un'altra organizzazione, l'Ansar al -Islam, ritenuta l'emanazione di al Qaida in Iraq. Ieri il gruppo Ansar al- Sunna aveva invitato soldati e poliziotti iracheni a gettare le armi e a cessare di difendere il governo "apostata" del primo ministro ad interim Iyad Allawi.
Il rapimento del caporale Wassef Hassoun, marine di origine libanese, era stato confermato dal Pentagono il 29 giugno. Nel comunicato, il Pentagono aveva riferito che il marine era stato visto per l'ultima volta il 19 giugno e che successivamente non si era più ripresentato in servizio. Appena poche ore prima, il generale Mark Kimmit della conferma del suo rapimento lo aveva definito come un militare «assente ingiustificato», aggiungendo che «data la sua situazione personale c'era ragione di pensare che fosse partito per il Libano», dove, secondo il Dipartimento della Difesa, aveva intenzione di raggiungere la sua famiglia.
Wassef Ali Hassoun, il marine di cui oggi un sito web islamico ha annunciato la decapitazione, era emigrato dal Libano in America poco prima dell'11 settembre e l'immagine delle Torri Gemelle abbattute dai jet dirottati dai terroristi lo aveva colpito al punto che aveva deciso di arruolarsi.
Un caporale di 24 anni, Hassoun aveva inseguito tra lo Utah e l'Iraq il sogno americano. Un musulmano devoto si era messo al servizio dell'America nella guerra contro il terrorismo del presidente George Bush. Ma l'Iraq era stata un'esperienza terribile, troppo forte per lui.
In Iraq era arrivato come interprete, ma aveva visto troppa gente morire. Un compagno d'armi dilaniato dall'esplosione di una granata era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.
Wassef aveva deciso di disertare il Primo Corpo di Spedizione dei Marines per raggiungere il resto della famiglia a Tripoli nel Libano. Per farlo si era messo nelle mani di iracheni, ma aveva fatto male a fidarsi: lo avevano tradito. Alla sua base era stato visto l'ultima volta il 19 giugno. Il 21 i comandi lo avevano classificato come «assente ingiustificato».
Da West Jordan, la Cisgiordania dello Utah nei pressi di Salt Lake City dove viveva un fratello e dove Wassef era emigrato, era venuto un accorato invito ai musulmani e ai popoli di tutto il mondo di pregare per lui.
«Nel nome di Allah il Misericordioso e il compassionevole, accettiamo il destino per il bene e per il male», si legge nel breve appello della famiglia letto da un amico che si era improvvisato portavoce: «Preghiamo e imploriamo per la salvezza di Wassef e chiediamo a tutti i popoli del mondo di unirsi alle nostre preghiere. Che Dio ci benedica».
Per lui già allora c'erano poche speranze: un video trasmesso dalla rete qatariota al Jazeera aveva mostrato il Marine con una benda sugli occhi sotto la minaccia di un coltello.

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