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Saddam rischia la condanna a morte

La custodia legale dell'ex presidente è passata all'Iraq. Il ministro della Giustizia: «Il codice, per i reati che vanno dal crimine contro l'umanità al genocidio all'uso di armi chimiche, prevede la pena capitale». Saranno processati anche gli altri esponenti del regime, tra cui Tareq Aziz e Alì «il Chimico»
Saddam Hussein ROMA - «Se Saddam Hussein sarà riconosciuto colpevole, potrebbe essere condannato a morte». Lo afferma, in un'intervista il ministro della Giustizia iracheno, Malek Dohane al Hassan. «Se le prove che saranno portate in dibattimento confermeranno i reati gravissimi di cui lui è accusato - continua - il tribunale iracheno speciale istituito durante l'occupazione avrà la possibilità di condannarlo alla pena capitale». «Il codice - continua al Hassan - prevede anche la condanna all'ergastolo. Ma per i reati che vanno dal crimine contro l'umanità al genocidio all'uso di armi chimiche si può applicare la pena capitale». «Stiamo in una situazione di emergenza - aggiunge - Abbiamo di fronte un nemico feroce, che vuole distruggere quell'embrione di democrazia e libertà faticosamente conquistata». «In caso di condanna a morte - aggiunge il ministro iracheno - la sentenza sarà eseguita senza alcun dubbio». «Se Saddam Hussein sarà riconosciuto colpevole dei crimini di cui è accusato - conclude - il tribunale potrà condannarlo alla pena capitale. L'ultimo giudizio spetterà a quel collegio. E il governo lo accetterà. Qualunque esso sia».

«Sarà un tribunale della vendetta, un regolamento di conti». Così Emmanuel Ludot, l'avvocato francese membro di un collegio di 20 legali scelti dalla famiglia di Saddam Hussein per difenderlo, ha definito il tribunale iracheno che sarà chiamato a giudicare il deposto presidente. Parlando alla radio France Info, Ludot ha affermato che Saddam Hussein rifiuterà di riconoscere qualsiasi tribunale e qualsiasi giudice e che qualsiasi magistrato che siederà in tribunale sarà sotto pressione per sancire la colpevolezza di Saddam. L'avvocato ha inoltre previsto che l'ex presidente dichiarerà che la guerra scatenata l'anno scorso dagli Stati Uniti era illegale. Il mese scorso Ludot aveva espresso l'augurio che il suo cliente fosse giudicato da un tribunale a composizione mista, con dei magistrati designati dall'Onu ed altri scelti tra quelli iracheni. Il collettivo di avvocati comprende difensori di diversi Paesi arabi, un americano, un francese e uno svizzero.

Saddam Hussein, assieme a 11 alti esponenti del regime, sono stati consegnati in giornata alla giustizia irachena. La custodia fisica dei detenuti rimarrà però alle forze americane, perché il paese non può garantire sufficienti misure di sicurezza. Domani Saddam comparirà davanti ad un giudice che gli comunicherà i capi d'imputazione. Secondo una fonte alla CNN, le carte del trasferimento legale sono state consegnate da funzionari dell'ex forza di occupazione a un funzionario iracheno, alla presenza di Saddam, al quale è stato comunicato il mandato d'arresto. Saddam, secondo la fonte, è apparso «scosso» ma in buona salute.
Saddam, 67 anni, catturato dagli americani il 13 dicembre, e gli altri undici da oggi non sono più prigionieri di guerra, ma detenuti del governo di transizione iracheno.

Anche Tareq Aziz e Alì «il Chimico» sono tra i gerarchi del deposto regime consegnati alle autorità irachene pur continuando a rimanere in custodia dei militari americani. L'ex vicepremier e il famigerato cugino di Saddam, responsabile dell'eccidio dei curdi, saranno processati per crimini contro l'umanità, ma anche chiamati a testimoniare, così come altri 52 «papaveri» del regime, per ricostruire la catena di comando e dimostrare le responsabilità dell'ex rais. Tra gli 11 gerarchi consegnati alla giustizia irachena ci sono Barzan Ibrahim Hasan al-Tikriti, fratellastro e cosneigliere di Saddam; Abid Hamid Mahmud al-Tikriti, segretario presidenziale; Sabawi Ibrahim, fratellastro di Saddam da parte di madre e Aziz Salih Numan, leader regionale del Baath e capo della milizia del partito. Già domani saranno tutti formalmente accusati di crimini contro l'umanità.

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