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Karzai alla Nato: «Grazie ma fate presto»

ISTANBUL - Grazie della promessa, ma questa va mantenuta subito. Al Vertice della Nato a Istanbul, il presidente afghano Hamid Karzai si è mostrato tutto sommato soddisfatto per l'impegno appena preso dall'Alleanza atlantica di inviare in Afghanistan altre truppe per proteggere lo svolgimento delle elezioni di settembre. Al tempo stesso, l'uomo che incarna le speranze dell'Occidente a Kabul ha chiesto alla Nato di mandare i rinforzi il prima possible perchè i terroristi taleban e i signorotti della guerra locali restano un pericolo.
E' stata la giornata di Karzai, questa seconda e ultima del summit connotatosi per il controverso impegno nei confronti di un altro Paese dell'area, l'Iraq, a cui la Nato ha promesso quantomeno di addestrare il suo esercito e la sua polizia senza peraltro escludere del tutto altre forme di assistenza anche con truppe sul terreno (come sostengono fonti ufficiali dell'Alleanza in contrasto con un'interpretazione minimalista difesa da Francia e Germania).
Resta però l Afghanistan, e quindi la difesa di Karzai, la priorità della Nato che oggi - riunita nella sua formazione politica super-allargata del Partenariato euro-atlantico a 46 Paesi - ha ascoltato il presidente afghano. Il giudizio del presidente era atteso, e non era scontato che suonasse nel complesso positivo («Sono contento», ha detto Karzai in conferenza stampa). Nel consiglio atlantico a 26 di ieri era stata infatti approvata l'estensione a 185 mila chilometri quadrati del nord del Paese della missione Nato da 6.500 uomini condotta dall'agosto scorso per conto dell'Onu (l'operazione «Isaf», finora limitata ai 3.600 chilometri quadrati della zona della capitale Kabul e ad un avamposto settentrionale). E' però almeno da febbraio che la Nato ripete di voler effettuare questa forte espansione a nord assumendosi la responsabilità di cinque Prt, acronimo che sta per «squadre di ricostruzione provinciale», le piccole formazioni di civili e militari cui è affidato il compito di far rinascere e stabilizzare il Paese. Fino a ieri, infatti, vi erano stati evidenti problemi a reperire soprattutto i sei aerei da trasporto C-130 e i 18 elicotteri che gli strateghi Nato ritengono indispensabili per avventurarsi fra le insidie delle sconfinate zone montuose dell'Afghanistan settentrionale. La Nato ha inoltre deciso di inviare altre truppe per proteggere le elezioni che Karzai oggi ha ribadito si terranno a settembre: «Potete essere sicuri che disponiamo di truppe supplementari», ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, senza però fornire cifre perchè le modalita dell'intervento «devono ancora essere precisate». I suoi collaboratori parlano di altri circa 3.500 uomini, di cui una parte (alcune fonti dicono 1.200-2.000) tenuti in pre-allerta in Paesi vicini e non dunque sul terreno afghano. In ogni caso sarebbe meno dei 5.000 uomini che Onu e governo di Kabul ritengono necessari per far fronte ai taleban, che hanno promesso di far deragliare il caracollante treno elettorale. A livello di tipo di truppe, per un veto francese ad un auspicio americano non è impiegabile la nascente forza di reazione rapida della Nato, la Nrf, giudicata dal presidente francese Jacques Chirac troppo bellicosa e quindi potenziale causa di tensioni più che di pace. Peraltro, non va dimenticato che gli Usa sono attivi nel sud e nell'est del Paese con la loro missione anti-terrorismo «Endurign Freedom».
«Accolgo con estremo favore la vostra decisione di ieri di inviarci forze di sicurezza per aiutarci per le elezioni», ha detto Karzai alla platea dei leader portando sulle spalle l'immancabile cappotto-mantello verde. Però, ha ricordato, «abbiamo bisogno di sicurezza ora, non domani», in quanto il terrorismo - sebbene non sia più in grado di far tornare indietro il Paese - non è domato. «Mi piacerebbe che vi affrettaste», ha insistito il capo dell'Afghanistan liberato nel 2001 dal regime integralista islamico dei taleban: «per favore - ha implorato nella sostanza ma con decoro nel tono - venite prima di settembre». In quel mese, ha ribadito in maniera anche in questo caso non scontata e dando un segno di speranza alla comunità internazionale che teme un secondo rinvio, si svolgeranno le elezioni presidenziali. Non ci dovrebbe essere dunque un secondo slittamento: la decisiva registrazione dei votanti, fra dieci giorni, ha precisato Karzai, dovrebbe raggiungere quota sei milioni, più della metà del totale.
La promessa della Nato a Karzai appare ancora una volta un po' vaga nonostante a Istanbul si sia parlato già di battaglioni e brigate e soprattutto siano state definite le cinque località dove basare le Prt. Una riprova è stata una frase del cancelliere tedesco Gerhard Schroeder riferita alla missione Isaf: il segretario generale della Nato, ha detto il premier, «deve ora fare in modo che gli annunci rimasti astratti vengano concretizzati. Spero che ciò avvenga».
Da parte italiana, l'impegno è stato ribadito dal ministro degli esteri Franco Frattini che ha detto che l'Italia è pronta ad inviare «forze aggiuntive» in Afghanistan per contribuire alla sicurezza del processo elettorale «una volta che saranno state finalizzate le consultazioni in corso in seno alla Nato».
Rodolfo Calò

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