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Vertice Nato, la libertà il futuro del Mondo Arabo

In mattinata tensioni e scontri in aeroporto ad Istanbul. Il presidente americano Bush incoraggia le democrazie nel Medio Oriente, la Turchia punta sull'alleanza per entrare nell'Ue. Dall'Afghanistan Karzai: «Grazie Nato, ma fate presto»
ISTANBUL - Dalla Turchia, Paese musulmano e democrazia secolare, il presidente George W. Bush prova a dare una spinta al domino delle democrazie nel Grande Medio Oriente, il giorno dopo il passaggio dei poteri in Iraq dalle forze della coalizione al governo iracheno ad interim e, quindi, la restituzione della sovranità agli iracheni.
Bush dice che la libertà è il futuro del Mondo Arabo e che i Paesi islamici non debbono avere timore della democrazia. E' il messaggio che il presidente americano affida a un discorso all'Università di Galatasaray, prima di lasciare Istanbul, dove ha partecipato al Vertice atlantico.
Il palcoscenico è simbolico: di fronte al Bosforo, che separa e unisce due Continenti, in un tempio della cultura accanto a Santa Sofia, tempio della religione musulmana. E Bush cita la Turchia come esempio di Paese musulmano, laico e democratico, che ha trovato il suo posto «nella comunità delle democrazie», invitando l'Unione europea «a provare che l'Europa non è il club esclusivo di una sola religione» accettando l'adesione turca.
Fattosi paladino d'un Islam secolare e democratico, il presidente dall'intensa religiosità cristiana approfondisce un tema cui tiene molto: le riforme e la democrazia nel Grande Medio Oriente.
Mai interrotto da applausi, il discorso viene pronunciato mentre dall'Iraq arrivavano notizie di segno diverso: c'è l'annuncio che, da domani, Saddam Hussein sarà affidato alla giurisdizione irachena, restando sotto custodia americana; c'è la liberazione di tre ostaggi turchi minacciati di morte, dopo la diffusione del video dell'esecuzione d'un americano; e c'è l'uccisione di tre marines a Baghdad, i primi caduti dopo la transizione, vittime di un ordigno che esplode al passaggio del loro mezzo.
Ma Bush non si ferma alla cronaca, guarda oltre, prospetta una visione: «In alcune parti del Mondo - dice -, specialmente nel Medio Oriente, c'è preoccupazione verso la democrazia, spesso basata su equivoci. C'è gente nelle culture musulmane che identifica la democrazia con il peggio della cultura popolare occidentale e non vuole averci nulla a che fare».
Lui li capisce: «Posso assicurare loro che, quando parlo dei doni della libertà, non ho in mente video scollacciati e volgare commercialismo». Ma nota che la democrazia è il modo migliore per realizzare la società giusta che l'Islam predica.
Bush ricorda che il Vertice della Nato, appena conclusosi, ha deciso di lavorare con i Paesi del Grande Medio Oriente, per combattere il terrorismo, controllare le frontiere, aiutare le vittime di disastri. Ma ha riconosciuto che bisogna fare di più, per incoraggiare la democrazia e le riforme.
Perchè, il presidente lo ammette, c'è scetticismo, e non solo fra i musulmani, intorno alla sua iniziativa che va dall'Afghanistan all'Africa del Nord. «Dobbiamo - dice Bush - rafforzare i legami di fiducia e buona volontà con i popoli del Medio Oriente riconoscendo responsabilità dell'occidente nella diffidenza del mondo arabo nei suoi confronti. E fiducia e buona volontà emergono più facilmente quando uomini e donne liberano menti e cuori dal sospetto, dal pregiudizio e dalla paura irragionevole».
Il presidente crede che la democrazia possa fiorire in altri Paesi musulmani, come ha fatto in Turchia, e possa contribuire a dare stabilità a Paesi che costituiscono oggi una minaccia rendendo il Mondo migliore e più sicuro. Nello stesso tempo, «le società democratiche dovrebbero accogliere con favore, e non temere, il coinvolgimento dei fedeli».
L'iniziativa del Grande Medio Oriente ha ricevuto critiche, da alcuni leader arabi, che accusano di Stati Uniti di cercare di esportare un modello di democrazia 'made in Usà, senza fare abbastanza per risolvere il conflitto arabo-israeliano. Bush, in questo discorso, non dice nulla per contrastare l'obiezione, limitandosi ad accusare i terroristi di ritardare i progressi verso la pace e verso l'attuazione della sua visione di due Stati, Israele e la Palestina, che vivano in pace l'uno accanto all'altro e ciascuno sicuro nei propri confini.
Giampiero Gramaglia

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