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Il dramma degli ostaggi americani in Iraq

Il primo giorno del passaggio dei poteri dall'Autorità Provvisoria della Coalizione al governo ad interim iracheno è cominciato tragicamente: tre Marines morti a Baghdad, altri due feriti. Ieri al Jazeera annunciava che il soldato Maupin, ostaggio degli insorti dal 9 aprile, era stato giustiziato
NEW YORK - Si è tinto di sangue per l'America il primo giorno del disimpegno iracheno: il 'day after' del passaggio dei poteri dall'Autorità Provvisoria della Coalizione al governo ad interim iracheno è cominciato tragicamente quando tre Marines Usa sono morti nell'esplosione di una bomba piazzata sul ciglio della strada in quartiere residenziale di Baghdad.
Altri due marines sono stati feriti nell'agguato, il primo dopo l'insediamento del premier iracheno Iyad Allawi. Ieri intanto, poche ore dopo lo storico addio dell'ex proconsole americano Paul Bremer, la rete qatariota al Jazeera ha mandato in onda un video annunciando che il soldato Keith Matthew Maupin, ostaggio degli insorti dal 9 aprile, era stato giustiziato. Il Pentagono non è stato in grado di confermare se l'uomo ucciso in un filmato artigianale fosse effettivamente Maupin e a Glen Este nell'Ohio i genitori del giovane militare si sono appesi a questo esile filo di speranza.
- APPELLO DEL PADRE DEL MARINE RAPITO - Anche in un'altra famiglia divisa tra lo Utah e il Libano si è sperato e pregato: i genitori di Wassef Hassoun, il marine di origine libanese che sarebbe stato rapito e minacciato di decapitazione da un gruppo di ribelli iracheni, hanno lanciato un nuovo appello per la sua liberazione. Si è invece conclusa bene la vicenda dei tre ostaggi turchi nelle mani di estremisti: il gruppo legato a Abu Musab Al Zarqawi che li teneva prigionieri «li ha liberati - ha riportato al Jazeera - per il bene dei loro fratelli musulmani».
Anche Hassoun, caporale traduttore del Primo Corpo di Spedizione dei Marines, è un musulmano devoto e a questa speranza si sono attaccati i genitori. Il padre che vive ancora a Tripoli nel Libano ha lanciato un appello ai rapitori, chiedendo di liberare il figlio «che non è mai stato impegnato nella guerra contro l'insurrezione».
«Faccio appello ai rapitori e alla loro fede. Liberate mio figlio. Non è un combattente. Spero che rispondano favorevolmente e che Dio li ricompensi», ha detto l'uomo all'agenzia Ap.
- NESSUNA CONFERMA SU RAPIMENTO MARINE - Il Pentagono non ha confermato che il giovane Marine è stato effettivamente rapito: Wassef era stato visto l'ultima volta il 19 giugno e successivamente non si era più ripresentato in servizio. «E' assente ingiustificato», ha detto il generale Mark Kimmitt, portavoce delle operazioni militari a Baghdad: «Data la sua situazione personale c'era ragione di pensare che fosse partito per il Libano».
Hassoun ha vissuto in Libano fino alla fine degli anni Novanta, quando era emigrato negli Usa per raggiungere un fratello maggiore nell'area di Salt Lake City.
Intanto a Batavia, nell'Ohio, la famiglia del caporale Maupin si è chiusa nel silenzio: nastri gialli adornano ancora con ostinata speranza le strade, il simbolo che l'America usa per ricordare gli ostaggi. Tenui sono i motivi della famiglia per pensare che Matt sia ancora vivo: il suo cadavere non è stato ancora ritrovato, mentre non è affatto certo, secondo fonti dell'Esercito, che l'uomo ucciso sia effettivamente lui.
«Non parleranno finchè gli investigatori militari non avranno finito di indagare sulla sua presunta uccisione», ha detto il maggiore Mark Magalski.
Alessandra Baldini

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