Martedì 21 Settembre 2021 | 10:59

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Primo giorno di sovranità irachena, ancora violenze

Il governo ad interim, invece di annunciare le previste misure speciali per combattere il terrorismo, come primo atto annuncia che Saddam, l'uomo sotto il quale tanto hanno sofferto, verrà processato dai suoi connazionali
BAGHDAD - Malgrado tutto c'è speranza. La prima giornata di sovranità limitata dell'Iraq non è stata risparmiata dalla violenza, ma la gente a Baghdad vuole credere che ieri c'è stato almeno un inizio della fine dell'occupazione.
E il governo ad interim, invece di annunciare le previste misure speciali per combattere il terrorismo, come primo atto dall'insediamento di ieri ha ripreso possesso della sua storia e annunciato ai 25 milioni di iracheni che l'uomo sotto il quale tanto hanno sofferto verrà processato dai suoi connazionali. Domani Saddam Hussein e undici gerarchi del defunto regime, in detenzione americana, saranno consegnati agli iracheni per la «custodia legale». Quella fisica rimane agli Usa, perchè il Paese non può garantire sufficienti misure di sicurezza. Niente vendette, dice il nuovo governo, ma un processo «giusto» per un individuo, accusato di crimini contro l'umanità e genocidio. Giovedì arriveranno le imputazioni formali. Gli oppositori di questo «regime fantoccio» denunciano che sarà solo un processo «show», ad uso e consumo della propaganda americana. Ma la gente è soddisfatta e molti vorrebbero vedere Saddam condannato a morte.
A Baghdad, le strade stanno cambiando piano piano faccia. La polizia irachena è dovunque una presenza evidente, mentre gli americani ormai della Forza multinazionale, e non più di occupazione, si tengono nascosti, nella Zona verde, pronti a intervenire. Come gli elicotteri Cobra che per tutta la notte si sono alzati in volo ad ogni colpo di mortaio.
«Allawi (il premier) è una brava persona», dice Asas Rabi, 22 anni, studente universitario, «diamogli tempo». «Yawar (il presidente) è un capo tribale, un iracheno vero, non è filo americano», dice Dhya Hassan, un negoziante. L'atmosfera che si respira è di disperata voglia di crederci, in questa libertà, limitata dalla presenza di 160.000 truppe straniere, ma pur meglio di ieri, meglio di quando c'era Saddam.
Il sindaco di Baghdad, Alaa Mahmoud al Tamimi, ha promesso di ripulire la città dalle montagne di immondizia, ma anche dalle barricate di cemento e filo spinato, simboli insopportabili di un'occupazione, durata troppo a lungo per tutti. Anche per gli americani.
«Non ti rimpiangeremo», scrive oggi un editoriale del principale quotidiano iracheno Az Zaman, rivolgendosi al governatore americano Paul Bremer, che è «scappato», da solo, senza che nessuno avesse voglia di salutarlo, due ore dopo la cerimonia semiclandestina di passaggio di sovranità. «L'era di Bremer è stata come quella di Saddam», aggiunge il durissimo articolo firmato dal direttore. «Ora speriamo che se ne vadano anche tutti i suoi consiglieri».
L'ambasciatore americano John Negroponte ha già presentato le credenziali, con quello di Australia e Danimarca. Formalmente non avrà alcun ruolo politico in Iraq, ma è a capo di una delegazione di 3.000 persone, la più grande del mondo, in parte alloggiata nel vecchio Palazzo presidenziale di Saddam Hussein.
La voglia di normalità prevale. Ma la violenza si impone e la paura resta, come le minacce di attentati. Tre Marines sono stati uccisi in un attacco al loro convoglio a Baghdad, le prime vittime nella nuova era che portano a 632 il numero dei soldati americani morti dall'inizio della guerra lo scorso anno. Un agente di polizia è stato ucciso e uno ferito, sempre in un quartiere della capitale. E un altro è sfuggito ad un attentato a Kirkuk. Il Ministero della difesa sta organizzando un'unità di intervento rapido di ventimila uomini. Altri trentamila militari saranno posti in allerta antiterrorismo a Baghdad, Bassora e Mossul.
Dopo che la notte scorsa è stata annunciata l'esecuzione con un colpo alla nuca di un soldato americano di vent'anni rapito due mesi fa - ma non ci sono conferme che l'uomo nel video trasmesso da una televisione americana sia proprio Keith Maupin - la tragedia degli ostaggi ha avuto oggi una svolta positiva con il rilascio di tre turchi, minacciati di decapitazione. Un gruppo legato al presunto terrorista giordano Abu Musab al Zarqawi li ha risparmiati, secondo un comunicato, perchè i musulmani turchi hanno dimostrato contro il presidente americano George W. Bush, a Istanbul per il vertice della Nato. Restano nelle mani di rapitori un soldato americano e un pakistano. Un ultimatum di ieri minaccia il taglio della testa di quest'ultimo se non saranno rilasciati dei detenuti iracheni.
Barbara Alighiero

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