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Saddam sarà processato dagli iracheni

L'uomo che per 35 anni ha dominato incontrastato l'Iraq sarà sotto la ««custodia legale» del governo ad interim iracheno ma fisicamente resterà nelle mani delle truppe statunitensi.
• Gli Usa cedono sovranità, non potere
• Violenze nel primo giorno di nuovo governo
• Il dramma degli ostaggi americani
• I tre turchi liberati, sollievo al vertice Nato di Istanbul
BAGHDAD - Virtualmente, domani Saddam Hussein tornerà agli iracheni. Il governo ad interim ha ottenuto, come primo atto della sovranità acquisita ieri, la «custodia legale» dell'uomo che per 35 anni ha dominato incontrastato l'Iraq fino all'inglorioso crollo del suo regime sotto i bombardamenti americani un anno fa.
Ma fisicamente, Saddam, 67 anni, resterà nelle mani delle truppe Usa, che il 13 dicembre lo hanno catturato, con la barba lunga, lo sguardo perso, come drogato, in un nascondiglio sotterraneo vicino a Tikrit, il suo paese natale nel nord dell'Iraq, forse tradito per 25 milioni di dollari di taglia, forse trovato da spie curde.
Domani, uno scambio formale di documenti trasferirà Saddam e undici altri gerarchi sotto giurisdizione irachena. E giovedì, se non ci saranno anticipi a sorpresa, compariranno davanti a un giudice iracheno che leggerà i loro diritti, «mai goduti sotto il suo regime», ha detto il primo ministro Ayad Allawi, un dissidente, ex uomo della CIA, che dall'esilio cercò più di una volta di far uccidere l'allora presidente. Il giudice, del Tribunale speciale iracheno (TSI) costituito in fretta e in massima segretezza - molti dei magistrati sono stati minacciati di morte dai fedeli di Saddam - comunicherà l'emissione del mandato di cattura e i capi d'imputazione. Sarà un processo «giusto» e aperto al pubblico, ha detto Allawi, ma l'istruttoria «durerà mesi».
I reati contestati vanno dal genocidio dei curdi, alla guerra contro l'Iran, all'invasione del Kuwait, crimini contro l'umanità e reati contro individui: «Tutti possono sporgere denuncia», ha detto Allawi. Saddam potrà scegliersi un legale, o difendersi da solo.
Con la fine formale dell'occupazione, ieri, Saddam non è più un prigioniero di guerra e non gode più dei diritti relativi. Allawi non ha escluso la pena di morte, in vigore sotto il regime ma abolita dall'amministrazione provvisoria americana. Il governo deve ancora decidere sulla punizione capitale, ha detto il premier.
Il TSI ha annunciato oggi di aver emesso dodici mandati di cattura, oltre a Saddam, ci sono i volti più noti del regime, il vicepremier Tareq Aziz, che si consegnò alla Coalizione poco dopo la fine della guerra, il vicepresidente Taha Yassin Ramadan e Ali Hassan al Majid, meglio conosciuto come Ali il Chimico, per il ruolo avuto nello sterminio dei curdi con armi chimiche negli anni Ottanta.
Il consigliere per la sicurezza nazionale Mufak al Rubai ha spiegato domenica che due agenti della polizia militare americana consegneranno Saddam in manette a quattro agenti iracheni che, lo libereranno dalle catene, e lo condurranno davanti a un giudice per la lettura delle imputazioni. Quindi verrà riconsegnato agli americani.
Saddam si trova probabilmente nel carcere di Camp Cropper, il centro di detenzione vicino all'aeroporto internazionale di Baghdad, dove sono rinchiusi i 44 dei 55 principali ricercati del regime finora catturati.
Saddam è stato visitato due volte dalla Croce rossa internazionale, un avvocato giordano incaricato dalla famiglia ha denunciato che il suo cliente è stato maltrattato. Testimoni, che lo hanno visto, sostengono stia benissimo e abbia anche i suoi sigari cubani preferiti.
«La pena di morte non è abbastanza per lui», dice Basim Mohammed Hassen, 46 anni, undici passati in un carcere «solo perchè mi ero permesso di insultarlo, parlando con un militare che mi denunciò «. «Vorrei fosse messo in una gabbia sulla piazza Tahrir, la principale di Baghdad, così tutti i tiranni saprebbero cosa li aspetta», dice Naji Selman Sayed, 62 anni, un negoziante sciita. E sullo stesso tono è la risposta di tutti gli iracheni interpellati per le vie della capitale, ma un ragazzo di vent'anni del quartiere sunnita di al Jamya racconta di aver pianto alla notizia del prossimo processo: «Questo governo è illegale, Saddam è il nostro vero presidente», dice Huthiafa Fadhel, 20 anni, studente in una scuola teologica sunnita.
Barbara Alighiero

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