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Scuola - Ma a cosa serve bocciare?

Puntuale ogni anno con gli studenti reduci dalle prove di maturità o con quelli che hanno appena conosciuto la loro sorte, in Francia torna il dibattito sull'utilità o meno di far ripetere l'anno
PARIGI - Ha ancora un senso bocciare gli alunni più asini? Puntuale all'inizio dell'estate, con gli studenti reduci dalle prove di maturità o con quelli che hanno appena conosciuto la loro sorte, torna il dibattito sull' utilità o meno di far ripetere l'anno.
In Francia è stato addirittura il ministro dell'educazione nazionale, Francois Fillon, a riproporre l'interrogativo: «Tutti gli studi dicono che bocciare è inutile, ma non dicono comunque che il passaggio automatico sia un progresso».
E mentre ministro e insegnanti fanno fronte comune nel rivalutare 'l'utilità della bocciatura il problema resta: il 66% degli alunni entrati nelle medie inferiori nel 1989 ha ripetuto almeno una volta fino all'ultimo anno del liceo, il 40% una volta, il 26% due e oltre.
Ma l'insuccesso scolare rima spesso con precarietà sociale ed economica, di conseguenza gli alunni più difficili, quelli con famiglie disagiate, sono i più esposti al fallimento.
Diversi studi hanno infatti dimostrato che la bocciatura arriva, in molti casi, come sanzione di problemi extra- scolastici: un alunno medio ma indisciplinato ha molte più chance di essere bocciato rispetto ad uno mediocre ma tranquillo.
A dire che «ripetere l'anno non serve a niente» sono prima di tutto le statistiche: il 31% degli alunni arrivati alle medie inferiori con un anno di ritardo finisce la scuola senza alcuna qualifica né diploma, la stessa percentuale aumenta al 57% per gli alunni che hanno due anni di ritardo alla fine del quarto liceo.

Ma gli effetti incontrollati di una bocciatura inutile coinvolgono anche gli insegnanti. Le ricerche del sociologo svizzero Walo Hutmacher rivelano che, «attraverso la decisione di promuovere o bocciare, i professori gestiscono le proprie relazioni con i colleghi».
In poche parole: l'insegnante si gioca la sua credibilità nel decretare la promozione o meno di un alunno a 'rischiò.
La bocciatura si presenta spesso per il professore come l'unica soluzione di fronte alle difficoltà dello studente di turno, con la speranza che la più o meno grave carenza scolastica venga colmata dalle strutture di sostegno.
L'opinione dominante degli insegnanti francesi resta quindi a favore della bocciatura: i più sono convinti che non serve a niente promuovere ad ogni costo se l'alunno non ha ancora raggiunto la preparazione necessaria, rischiando di trasmettere il problema ai colleghi della classe superiore.
E mentre i genitori degli alunni bocciati parlano di trauma, stress e problemi irrisolti, c'è gia chi ha pensato ad una scuola media alternativa: all'ascolto della personalità degli studenti, rispettosa dei ritmi biologici di ognuno, con l'obbligo di giocare 45 minuti ogni mattina prima di cominciare a studiare, gruppi pedagogici differenziati e soprattutto nessun bocciato.
Questo modello di scuola è già realtà e si chiama College Clisthene, sorto nel 2002 a Bordeaux con l'obiettivo, «facilmente imitabile - ironizza uno dei fondatori - che ogni alunno stia in classe con quelli della sua età».

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