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«Ho visto morire Quattrocchi e l'ho filmato»

Così Abu Yussuf (intervistato dal Sunday Times) che parla anche di un riscatto di 4 milioni di dollari per i tre italiani. Intanto, si teme per la vita degli ostaggi turchi. • Spari contro militari italiani: illesi • Gottardo a Nassiriya: CC addestreranno polizia irachena • Martino: Italia (in ambito Nato) organizzerà la Difesa
ROMA - Smentiscono fonti autorevoli di Palazzo Chigi, lo esclude il ministro della difesa Antonio Martino, cade dalle nuvole Graziella Quattrocchi a proposito delle presunte missioni del fratello Fabrizio in Bosnia e in Nigeria. Hanno raccolto soltanto bocciature le dichiarazioni di Abu Yussuf, il militante iracheno che al quotidiano britannico Sunday Times ha parlato del pagamento di un riscatto di quattro milioni di dollari per la liberazione dei tre ostaggi italiani.
Alla giornalista Hala Jaber, Yussuf ha detto che Quattrocchi, per aver lavorato in passato anche in Bosnia e in Nigeria, era stato separato dagli altri e portato altrove, e che uno dei sequestratori è fuggito con i 200 mila dollari avuti dagli italiani per rientrare in possesso del cadavere. Il militante iracheno descrive gli ultimi momenti di vita di Fabrizio Quattrocchi, al quale fu vietato di togliersi la benda quando chiese di «morire da italiano», e dice di aver filmato l' esecuzione. Yussuf dice di aver rivisto gli altri tre ostaggi una settimana dopo in occasione del loro trasferimento in un altro luogo a Baghdad; che i tre italiani erano stati ceduti ad un altro gruppo e che al momento del passaggio era stato preparato tutto per le loro esecuzioni in giorni differenti. E parla dei quattro milioni di dollari pagati per la liberazione.
Il ministro della Difesa, Martino, oggi in Kosovo per una visita al contingente italiano impegnato nella Kfor, ha detto: «Non risulta che sia stata pagata neanche una lira per il rilascio dei tre italiani in Iraq. Tutti coloro che si sono occupati della vicenda sostengono la stessa tesi e cioè che non è stato pagato alcun riscatto». Poco più tardi fonti qualificate di Palazzo Chigi hanno escluso il pagamento di un riscatto per la liberazione degli ostaggi e per la restituzione della salma di Fabrizio Quattrocchi.
Le due prese di posizioni istituzionali si aggiungono al lungo elenco di smentite ufficiali, cominciate proprio l' 8 giugno, giorno della liberazione degli ostaggi.Il ministro degli esteri, Franco Frattini, puntualizzò: «C'è stata un' azione delle forze della coalizione che ha portato alla liberazione degli ostaggi». Tre giorni dopo Palazzo Chigi ha aveva ribadito che «la liberazione degli ostaggi è avvenuta grazie ad una operazione militare delle forze speciali della coalizione in collegamento con l'intelligence italiana e d'intesa con il governo, senza pagamento di riscatto. Il resto è fantasia o sono falsità «. Il 14 giugno il presidente Silvio Berlusconi confermò ribadendo che non c' è stata alcuna trattativa e non è stato pagato alcun riscatto. Il 16 giugno anche Nicolo Pollari, direttore del Sismi, nell' audizione davanti al Copaco esclude che siano stati dati soldi ai sequestratori. Giorni prima, tuttavia, fonti dei servizi avevano precisato che somme di denaro erano state date a informatori, come di solito avviene. A proposito dell' articolo del Sunday Times, Graziella Quattrocchi ha detto: «Mio fratello non è mai stato in Bosnia nè in Nigeria: potete controllare con il passaporto. Era la prima volta che andava in una zona di guerra. Fabrizio non era mai andato da nessuna parte, se non per vacanza. Quando è andato in Iraq, si è fidato di chi lo chiamava. Sapeva che c' era una situazione di grande tensione, ma non poteva immaginare che le cose erano così «. La polemica sul riscatto ha provocato nelle scorse settimane anche uno scontro molto aspro tra Gino Strada, fondatore di Emergency, e Maurizio Scelli, commissario della Croce Rossa Italiana. Un confronto che ha portato entrambi davanti ai magistrati della procura di Roma. Strada ha ribadito di aver saputo da sue fonti che il Governo italiano avrebbe pagato 9 milioni di dollari. Scelli sostiene di avere «la certezza matematica» che «nè il Governo, nè i servizi segreti, nè l' ambasciata hanno pagato un riscatto».

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