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Nablus, migliaia a funerali militanti palestinesi

Fra i "martiri" uccisi da Israele tre comandanti militari locali della intifada: Nayef Abu Sharah (Brigate dei martiri di al-Aqsa, al Fatah); Fadi Bahti (Jihad islamica) e Jaffer Masri (Hamas)
Nablus, migliaia a funerali militanti palestinesi
TEL AVIV - Decine di migliaia di palestinesi sono sfilati oggi a Nablus (Cisgiordania) dietro ai feretri di dieci militanti uccisi ieri nella casbah dal fuoco di militari israeliani. Fra i "martiri" spiccavano tre comandanti militari locali della intifada: Nayef Abu Sharah (Brigate dei martiri di al-Aqsa, al Fatah); Fadi Bahti (Jihad islamica) e Jaffer Masri (Hamas). Secondo la stampa, rappresentavano a Nablus «lo Stato Maggiore» della rivolta.
Al passaggio dei feretri, le saracinesche si sono abbassate in segno di lutto. Militanti della intifada sparavano in aria con i fucili automatici, mentre dai minareti venivano rilanciati versetti del Corano. Poche ore prima l'esercito israeliano aveva ritirato le proprie forze dal centro della città, al termine di una operazione di vaste proporzioni avviata giovedì mattina allo scopo di scompaginare «le attività terroristiche delle Brigate al-Aqsa e di Tanzim».
LA SODDISFAZIONE DI SHARON, LA COLLERA DI ABU ALA - Alla apertura della settimanale riunione del consiglio dei ministri, il premier Ariel Sharon ha espresso il proprio compiacimento per la «brillante operazione» condotta dai parà israeliani.
Secondo Israele, la 'casbah' di Nablus sfugge a qualsiasi controllo, è divenuta una zona di «anarchia armata» dove dettano legge bande sadiche e spietate. Sono loro che progettano alacremente nuove stragi in Israele. Dall'inizio dell'anno, 19 ordigni pronti per l'uso sono stati neutralizzati per tempo nella casbah. Per quanto riuscita, l'operazione di ieri - ha previsto una fonte militare israeliana - avrà breve durata.
Presto i comandanti caduti saranno sostituiti da nuove leve.
Da Ramallah, il premier Abu Ala ha espresso indignazione per l' «odioso crimine» compiuto da Israele, «un Paese che si reputa al di sopra di ogni legge». Gli uccisi, ha affermato il premier palestinese, «erano combattenti della libertà « e come tali saranno ricordati dal popolo palestinese che li ha accompagnati oggi al Cimitero dei Martiri di Nablus.
LA BATTAGLIA, DUE RICOSTRUZIONI - Che i tre super-ricercati della intifada si nascondessero nel medesimo nascondiglio sotto la casbah di Nablus ha piacevolmente sorpreso i comandanti israeliani della operazione. «Ciò dimostra che si sentono braccati, che la nostra costante pressione militare funziona» ha stimato un ufficiale.
La loro eliminazione, ammettono i responsabili militari israeliani, è stata in parte dovuta al caso. Un militante armato di al-Fatah è stato ieri sorpreso ed ucciso, mentre un suo compagno si è lanciato in un nascondiglio sotterraneo.
Così i parà di Israele hanno raggiunto la cella dove si nascondevano i comandanti locali della intifada. «Abbiamo intimato loro la resa, ma senza esito. Allora abbiamo lanciato bombe a mano nel nascondiglio» ha riferito un ufficiale.
Da Gaza Abu Muhammad, il portavoce locale delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, ha appreso informazioni diverse. Sa che uno dei militanti palestinesi, Omar Mesmar, vistosi scoperto, si è fatto esplodere accanto a una unità israeliana, «causando perdite al nemico». (A Tel Aviv, questa informazione non ha conferma). «Per vincere la resistenza dei nostri combattenti - ha aggiunto - gli israeliani hanno dovuto sparare un missile nel loro nascondiglio di Hush al-Jitani». Anche questo dettaglio lascia perplessi: un medico palestinese che ha visto le salme ha notato che alcune apparivano senza ferite esterne e ha ipotizzato che siano state lanciate «vacuum bombs»: ordigni micidiali, che creano il vuoto attorno a sè.
LA FIGURA DI ABU SHARAH - Ricercato attivamente da anni dall' intelligence di Israele, Abu Sharah era considerato a Nablus un personaggio amante della clandestinità ma carismatico.
Certamente era capace di ottenere cieca ubbidienza da parte dei quadri della Brigate al-Aqsa a Nablus. E non si lasciava intimidire da nessuno: con la unica eccezione del presidente Yasser Arafat.
Di lui fonti militari israeliane dicono che era un temibile organizzatore di stragi di innocenti. Aveva firmato l'attentato a Tel Aviv del gennaio 2003 (23 morti, centinaia di feriti) e un attacco suicida, avvenuto alcuni mesi prima.
Era un ex ufficiale dell'intelligence palestinese di Tawfiq Tirawi - aggiungono le fonti militari di Tel Aviv - che accettava finanziamenti dai guerriglieri libanesi Hezbollah, con cui progettava nuovi attacchi. Fra le sue vittime, dicono a Tel Aviv, va incluso Ahmed Shaqa: il fratello del sindaco di Nablus, ucciso (per un errore di identificazione) da un sicario inviato da Abu Sharah. Dopo l'assassinio, il sindaco di Nablus aveva scritto una lettera aperta ad Arafat denunciando il clima intollerabile di intimidazione che si respirava in città.
Ma la lettera non aveva sortito alcun effetto pratico. La sua eliminazione - secondo l'intelligence di Israele - è stata segretamente accolta «con sollievo» dalla popolazione di Nablus.
Aldo Baquis

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