Mercoledì 22 Settembre 2021 | 23:38

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C'è il "sì": la Nato addestrerà la polizia irachena

Nato segretario generale Jaap de Hoop Scheffer ISTANBUL - I 26 Paesi della Nato, a livello di ambasciatori rappresentanti permanenti presso l'Alleanza atlantica, hanno raggiunto oggi a Bruxelles un «accordo preliminare» sull'assistenza da fornire all'Iraq nell'addestramento dei suo nascente esercito.
L'intesa, annunciata in un breve dichiarazione scritta del segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, dovrà essere approvata dai capi di Stato e di governo che si riuniscono lunedì e martedì (28 e 29 giugno) a Istanbul per il vertice della Nato. L'accordo, raggiunto in sostanza già ieri ma messo a punto solo oggi dopo varie riunioni del Consiglio atlantico dove siedono gli ambasciatori, consiste nel «rispondere positivamente alla richiesta del governo ad interim iracheno di assistenza nell'addestramento delle proprie forze di sicurezza»: a parte un proclama di unità e di impegno per l'Iraq (non da poco, se si pensa agli attriti transatlantici generati l'anno scorso dalla guerra contro il regime di Saddam Hussein), la dichiarazione di Scheffer non fa menzione d'altro.
Secondo una fonte, saranno i premier e le loro delegazioni a mettere a punto il testo finale su cui la Francia continua a fare resistenza pur di ottenere il minor impegno possibile da parte dell'Alleanza.
Il governo provvisorio iracheno aveva chiesto questa settimana alla Nato di fornire sostegno all'Iraq attraverso l'addestramento delle sue forze di sicurezza e «altre forme di assistenza tecnica». La richiesta non comprende l'invio di truppe, come invece auspicato in un primo momento dagli Usa e osteggiato soprattutto dalla Francia ma anche dalla Germania. Segno della delicatezza del testo su cui la Nato è ormai decisa ad impegnarsi ad Istanbul sono le aspettative ulteriori che vengono prospettate da parte irachena: un portavoce del governo ad interim ha ammesso che nella lettera del premier Iyad Allawi non viene richiesto l'invio di truppe ma,se l'Alleanza fosse disposta a inviare un suo contingente, sarebbe la «benvenuta».
Secondo indiscrezioni, il testo concordato dagli ambasciatori - come quasi ovvio trattandosi di una dichiarazione che dovrà essere fatta propria dai premier politici e non da militari - non fa menzione di cifre di istruttori, né di luoghi o modalità dell'addestramento.
Le trattative condotte per tutta la giornata di ieri, anche se solo concentrate sulla forma della risposta da dare lunedì a Baghdad, secondo alcuni hanno fatto tornare alla memoria le tensioni createsi quando all'inzio del 2003 la Turchia aveva chiesto ai suoi alleati di proteggerla durante la guerra a guida americana contro l'Iraq. Quella però era stata una delle più gravi, se non la peggiore, crisi vissuta dalla Nato nei suoi 54 anni di storia davanti a cui il confronto di ieri appare ben poca cosa. La soluzione di dire sì all'addestramento, comunque, rappresenta il "minimo comune denominatore" su cui il blocco di Paesi più favorevoli ad un forte impegno della Nato in Iraq, soprattutto Usa e Gran Bretagna, è riuscito ad accordarsi con quello rappresentato da Francia e Germania. In questo lavoro di ricucitura transatlantica, secondo fonti diplomatiche citate ieri, un contributo è stato fornito dall'Italia che ha cercato di favorire una risposta positiva da parte dell'Alleanza.
Il risultato, si presume dalla dichiarazione odierna del numero uno della Nato, sarà una risposta affermativa ma abbastanza vaga che demanderà a future trattative interne all'Alleanza il compito di definire come, dove e quanto l'organizzazione contribuirà alla formazione dell'esercito iracheno smantellato con l'occupazione americana.
Rodolfo Calò

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