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Iraq - Decapitato ostaggio sudcoreano

La televisione satellitare al Jazira manda in onda alcune immagini dell'esecuzione del dipendente della società di sicurezza privata coreana Nkts, Kim Sun-il
BAGHDAD - Non sono serviti a nulla il pianto terrorizzato del giovane coreano, gli appelli dei religiosi sunniti, le preghiere dei genitori a Seul, la diplomazia coreana e internazionale. La scure dei fondamentalisti ha aspettato solo 24 ore in più prima di calare inesorabile. Una vicenda che ripete con drammaticità quella dell'ostaggio italiano Fabrizio Quattrocchi, assassinato, con due colpi di pistola alla nuca, quando il governo ha rifiutato il ritiro delle truppe dall'Iraq.
La televisione del Qatar Al Jazira ha trasmesso spezzoni di una videocassetta, con i momenti immediatamente precedenti l'esecuzione. Cinque uomini con il volto coperto sono in piedi dietro Kim Sun Il, inginocchiato, bendato e vestito con una tuta arancione, identica a quella fatta indossare a Nicholas Berg, un americano, ucciso nello stesso modo. Uguale alle tute dei prigionieri della 'guerra al terrorè, detenuti a Guantanamo. «Vi avevamo avvertito. Ora avete il risultato di quello che non avete fatto - dice leggendo uno dei rapitori - Cessate le vostre bugie, la vostra presenza non è per gli iracheni ma per la maledetta America». L'orario della registrazione della videocassetta è fermo sulle 08:15. Sullo sfondo c'è una bandiera nera con caratteri bianchi: «Non c'è altro dio all'infuori di Allah», recitano. Kim tace, con gli occhi bendati, e ascolta capendo, lui che parlava perfettamente l'arabo e amava questa cultura.
Il ministero degli esteri a Seul ha annunciato che militari americani hanno già ritrovato il cadavere, in una zona tra Baghdad e Falluja, e consegnato ai sud coreani.
Kim Sun Il, 33 anni, cristiano, alternava in Iraq il suo lavoro di interprete per una società di forniture alimentari per la Coalizione internazionale con l'attività di evangelizzazione. Era stato rapito il 17 giugno, appena uscito da una base americana a Falluja, un feudo della guerriglia, e minacciato di morte se Seul non avesse ritirato il suo contingente di 670 uomini e rinunciato all'invio di altri 3.000 ad agosto. Un rinforzo che porterà la Corea del sud ad essere il terzo Paese, dopo Stati Uniti e Gran Bretagna, nella forza multinazionale.
Il gruppo che ha rivendicato l'esecuzione è il Jamat al Tawhid e Jihad (Unità e guerra santa), un'organizzazione legata al giordano Abu Mussab al Zarqawi, sul quale pende una taglia di 10 milioni di dollari per attività terroristiche. La notizia della esecuzione è arrivata nella tarda serata a Baghdad, fra le speranze di un progresso nei negoziati. Il mediatore iracheno, che lavora per una società di sicurezza coreana, aveva fatto sapere che l'ultimatum era stato prorogato. Ma non aveva detto di quanto. Un sito Internet aveva riferito che i rapitori avevano accettato di discutere su altre condizioni, rinunciando alla richiesta del ritiro delle truppe sudcoreane.
Immediate le reazioni all'assassinio di Londra - «uomini che non hanno alcun ideale ma la violenza» - e Washington «una barbarie senza giustificazione».
Zarqawi, che si ritiene abbia legami con la rete terroristica di al Qaida di Osama bin Laden, è considerato dagli americani la mente di molti dei peggiori attentati che stanno devastando l'Iraq. Tre giorni fa, le forze Usa hanno annunciato di aver distrutto in un raid a Falluja, a 50 chilometri da Baghdad, un «covo di militanti di Zarqawi». Ventidue persone sono morte. Terroristi per gli Usa, che si rifanno a informazioni di intelligence, civili per alcuni iracheni, combattenti stranieri per testimoni che hanno visto i corpi di uomini «con una barba da mujaheddin». Non ci sono immagini, o fonti indipendenti.
Gli americani hanno messo subito in guardia che l'attacco era significativo ma non cambiava molto nello scenario del terrorismo internazionale in Iraq. L'assassinio di Kim Sun Il sembrerebbe una risposta e una conferma.
Da aprile, decine di ostaggi sono stati catturati, la gran parte intorno a Falluja. Quasi tutti sono stati rilasciati, inclusi tre italiani. Il mediatore che era andato a trattare per il sud coreano ha detto che altri nove ostaggi sono nelle mani dei rapitori.
Sugli ex ostaggi italiani il comando americano in Iraq ha fatto sapere di aver catturato un «presunto» rapitore, in un raid alle 18 di sabato scorso, nelle vicinanze di Mahmudiya, a 40 chilometri a sud di Baghdad, nella stessa area dove vennero liberati i tre ostaggi italiani e un polacco. Con l'arresto di sabato, sono saliti a cinque i fermati per il sequestro degli italiani.
E la violenza, come previsto, aumenta in Iraq con l'avvicinarsi del passaggio di sovranità dalle forze di occupazione al governo di transizione, il 30 giugno. Oggi è toccato a due fratelli, un bambino e una bambina, carbonizzati nel centro di Baghdad mentre aspettavano il padre in macchina, da un'esplosione, forse diretta contro una guardia del corpo di un ministro. La guardia è morta. Mentre una professoressa universitaria è stata sgozzata nella sua abitazione insieme al marito a Mossul, nel nord, dove sono stati uccisi in un agguato anche quattro guardie nazionali. Gli americani registrano altri tre soldati morti, due dei quali in serata a Balad, a nord di Baghdad.
Barbara Alighiero

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