Giovedì 23 Settembre 2021 | 10:17

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«Rischiata la vita per le voci sul riscatto»

Il commissario della Croce Rossa, Maurizio Scelli, torna da Baghdad e critica le voci sul pagamento di un riscatto • Tutte le tappe della vicenda
ROMA - Chi ha messo in giro le voci sul riscatto pagato per liberare Maurizio Agliana, Salvatore Stefio, Umberto Cupertino ha messo a rischio la vita dei rappresentanti della Croce rossa italiana in Iraq. A parlare è Maurizio Scelli, commissario straordinario della Cri, appena sceso dall'aereo che lo ha riportato in Italia da Baghdad dopo due mesi di permanenza nella capitale irachena, dove è stato uno dei protagonisti della vicenda ostaggi italiani rapiti. Di fronte a numerosi cineoperatori e giornalisti, Scelli - accolto all'aeroporto di Fiumicino da un folto gruppo di volontari che gli hanno riservato un caloroso benvenuto, mettendo ben in vista la bandiera italiana, quella della Croce Rossa e uno striscione con su scritto «grazie commissario» - ha così spiegato l'insofferente reazione mostrata dalle tv nei confronti di "Emergency" che ha denunciato il pagamento di un riscatto di 9 milioni di dollari per la liberazione degli ostaggi italiani.
Scelli ha dunque voluto ringraziare gli operatori dell'informazione che hanno dato spazio alla sua reazione, «hanno ripreso quel messaggio di verità ma anche di dolore, quel grido di una settimana fa. Riprendendo quel grido e diffondendolo - ha detto - probabilmente avete salvato la vita a me, ai miei 40 ragazzi e agli 80 iracheni che lavorano con noi presso il Medical City di Baghdad».
Secondo il commissario Cri, infatti, l'accusa di un riscatto pagato «avrebbe fatto venire meno quel binario di neutralità attraverso il quale abbiamo fatto correre tutte le nostre attività da un anno a questa parte».
Martedì prossimo, Scelli sul presunto riscatto sarà ascoltato dalla Procura di Roma che sta indagando sulla morte di Fabrizio Quattrocchi e sul rapimento degli altri tre italiani. La deposizione di Scelli servirà anche a chiarire le polemiche sorte in seguito alle dichiarazioni di Gino Strada, responsabile di "Emergency", che lo ha querelato. Ai giornalisti che chiedevano conto della polemica con "Emergency", Scelli si è limitato a dire che «Non c'è nessuna polemica né querelle. C'è stata un'affermazione non provata, c'è stata una reazione da chi, per quell'affermazione, poteva davvero rimetterci la vita. Solo questo».
«Non c'è alcun risentimento né remora - ha aggiunto - ben vengano tutte le associazioni per chi ha bisogno e soffre».
E tornando ancora sul riscatto, che non è stato pagato (ha tenuto a ribadire), Scelli ha detto: «Come avremmo potuto pagare un riscatto? Siamo lì da un anno, abbiamo impegnato forze e soldi. Abbiamo realizzato un pronto soccorso da 400 mila euro, abbiamo curato quasi 70 mila persone. Forse apriremo nei prossimi mesi un centro grandi ustionati che salverà migliaia di vite umane. Più riscatto di questo... ».
Scelli rientra definitivamente in Italia dopo la parentesi irachena. La Cri continua però a lavorare e a gestire l'ospedale Medical City a Baghdad: «se tutti reputano che il posto è pericoloso» e nessuno resta, «rimarrà sempre tale e nulla cambierà», ha detto il commissario riferendosi alla posizione assunta dall'Onu.
«Bisogna far percepire alla gente - ha precisato - quanto le cose possano cambiare rispetto a prima. Servono risposte quotidiane sulle esigenze più normali, dalla sanità al lavoro, alla sicurezza. Dare insomma alla gente, il senso chiaro che c'è stato un cambiamento definitivo. Questo può farlo soltanto un governo che sia credibile. Lo sarà se riuscirà a far capire, da subito, che non è un governo ombra, che non è manovrato da nessuno ma che fa gli interessi del popolo iracheno».

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