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Decapitato l'ostaggio terroristi uccisi

Il capo di Al Qaida nella Penisola arabica. Abdulaziz al Muqrin, e altri due membri dell'organizzazione terroristica sono stati uccisi in una sparatoria con le forze di sicurezza saudite a Riad mentre cercavano di sbarazzarsi del corpo dell'ostaggio americano decapitato Paul Marshall Johnson. Johnson è il terzo ostaggio decapitato da al Qaida, dopo il giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl, nel 2002 in Afghanistan, e il giovane uomo di affari Nicholas Berg, solo poche settimane or sono in Iraq
RIAD - L'orrore del terrorismo, che imperversa anche in Arabia Saudita e contro il quale le autorità di Riad hanno ingaggiato una lotta senza quartiere, si è ancora una volta manifestato davanti agli occhi del mondo ed ha conosciuto un tragico contrappasso. Al Qaida, la nebulosa terroristica che sembra sempre più muoversi con sue misteriose logiche in diverse parti del mondo, ha ucciso, con una barbara decapitazione, un ostaggio americano, Paul Marshall Johnson, ed è stata poco dopo decapitata in Arabia Saudita, terra di origine del suo fondatore e leader storico, il miliardario Osama bin Laden, nelle nebbie di una lunga e enigmatica latitanza.
«Come abbiamo promesso (...) abbiamo decapitato l'ostaggio americano Paul Marshall, dopo che l'ultimatum che i mujaheddin avevano dato al tirannico governo saudita era scaduto», ha detto un comunicato dell'Organizzazione di Al Qaida nella Penisola arabica, diffuso su siti Internet islamici e accompagnato da un video con le macabre immagini della decapitazione. «Questa è la voce di Dio che si leva nella rabbia per il trattamento dei musulmani ad Abu Ghraib, Al Hair, Guantanamo, Ruwais e altrove», ha aggiunto il testo, in riferimento a carceri, gestite dagli Usa, in Iraq e a Cuba, come pure a una prigione saudita. Al Qaida ha parlato di un «atto di vendetta per molcere i cuori dei credenti in Palestina, Afghanistan, Iraq e Penisola Arabica». Johnson, 49 anni, lavorava per la Lockheed Martin, industria aeronautica Usa, e si occupava dei sistemi di visione e di puntamento notturni degli elicotteri Apache. E proprio alla sua attività si richiama Al Qaida per giustificare l'esecuzione. Egli - afferma il comunicato - «ha avuto un giusto castigo quaggiù (...) assaporando in parte quello che ha fatto sopportare ai musulmani (bombardati) dagli aerei e dai missili americani, quegli stessi apparecchi di cui era uno dei quattro americani a supervisionare i programmi elettronici» in Arabia Saudita. Ieri era scaduto l'ultimatum di 72 ore che Al Qaida aveva dato alle autorità di Riad perché liberassero alcuni loro militanti detenuti.
«Con la volontà di Dio, continueremo sulla stessa strada (...) combattendo nel mondo musulmano (...) fino all'istituzione dello Stato islamico», prosegue il testo, definendo l'uccisione di Johnson «una lezione agli americani e ai loro alleati tra gli infedeli (...) perché sappiano che quelli che vengono nel nostro Paese avranno questo castigo».
Ma, poco dopo la diffusione, ieri sera, del video e del comunicato, si scatenava la caccia ai responsabili della decapitazione. E nella rete delle autorità saudite cadeva un pesce grosso, il più grosso del terrorismo jihadista in Arabia Saudita.
Il capo di Al Qaida nel regno, Abdulaziz al Muqrin, veniva sorpreso assieme ad alcuni militanti, a quanto sembra proprio mentre cercavano di sbarazzarsi del corpo dell'ostaggio. Le forze di sicurezza, secondo la versione data dalla televisione Al Arabiya e confermata dalle autorità saudite, hanno accerchiato nel quartiere centrale di Al Malazz il gruppo di terroristi, che ha aperto il fuoco. Nella sparatoria, cadevano Al Muqrin e altri tre militanti di Al Qaida. Due di questi, i fratelli Faisal e Bandar al Dakheel, figuravano sulla lista dei 26 latitanti più ricercati in Arabia Saudita.
Anche due uomini delle forze di sicurezza sono rimasti uccisi, mentre, secondo fonti di polizia, altri due integralisti sono riusciti a fuggire.
In un primo momento, Al Arabiya aveva detto che, oltre ad Al Muqrin e ad altri due uccisi, un quarto militante era rimasto ferito ed era stato arrestato. A quanto sembra, la caccia ai terroristi, che circolavano a bordo di tre auto, è stata lanciata dalle forze di sicurezza sulla base di informazioni ottenute nella casa in cui era stato trucidato Johnson. Il rastrellamento e la sparatoria di ieri a Riad, dopo la decapitazione dell'ostaggio americano, sono stati l'ultima puntata, apparentemente la più efficace, se non addirittura risolutiva, di una vasta campagna delle autorità saudite mirante a sgominare l'organizzazione di Al Qaida nel Paese.
E nello stesso quartiere di Al Malazz, era stato ucciso sabato scorso, sempre da militanti della rete terroristica, un altro americano, Kenneth Scroggs. Da allora, erano stati arrestati diversi sospetti e, forse, altri arresti seguiranno dopo la decapitazione di Al Qaida nel regno.

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