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Iraq - «Noi tre ostaggi italiani condannati a morte: quella era l'ultima prigione»

Il momento della liberazione degli ostaggi italiani in Iraq ROMA - L'ultima prigione, quella dove è avvenuto il blitz dei soldati della coalizione, per i tre ostaggi aveva il colore dell'ultimo passaggio sulla terra. Uno dei sequestratori aveva detto loro che stavano per ammazzarli, altri piccoli indizi li avevano convinti che lì si sarebbero chiuse le loro vite.
Oggi Salvatore Stefio, uno degli ostaggi liberati a Baghdad la settimana scorsa, lo ha raccontato al Pm Franco Ionta e agli uomini della Digos e dei Ros dei Carabinieri che lo ascoltavano: «La casa dove è avvenuto il blitz, per me, doveva essere la casa della morte».
Ma Stefio non è l'unico dei tre ex ostaggi a raccontare delle sue paure: nel corso delle deposizioni che Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Stefio stesso hanno reso ai sostituti procuratori Ionta, Amelio e Saviotti, sono i timori, l'ansia e l'angoscia che sono apparsi più volte.
«Dopo un po' di giorni dalla data del sequestro mi era venuta una paura terribile. Pensavo che sarebbe andata a finire male», ha detto Cupertino durante la sua ricostruzione lunga e dettagliata di tutte le fasi del sequestro, della prigionia, della liberazione.
Oggi i magistrati hanno chiesto ai tre ex ostaggi di raccontare gli ultimi giorni di prigionia e soprattutto il blitz degli americani. Gli inquirenti hanno anche chiesto indicazioni sulla foto pubblicata ieri dal "Corriere della Sera" in cui si vede Stefio che alza il pollice in segno di ok e un soldato che taglia con una cesoia le manette al prigioniero polacco. Stefio si è ricordato di quella foto, si è riconosciuto e ha ripercorso i brevi momenti del blitz secondo la sua ricostruzione agli inquirenti. Una foto che potrebbe essere stata scattata da una telecamera digitale che alcuni dei militari statunitensi, normalmente il comandante, portano sull'elmetto.
I verbali delle deposizioni sono stati secretati anche oggi come già mercoledì scorso. L'inchiesta, stando a quanto si è appreso dagli inquirenti, ha segnato un passo avanti: descrizione, dettagli, indicazioni di luoghi e persone. Sono questi gli elementi forniti da Stefio, Cupertino e Agliana, che con precisione hanno tirato fuori i loro ricordi. Di particolare interesse viene ritenuta dagli inquirenti la descrizione di luoghi, case e degli stessi rapitori, poiché gli inquirenti ritengono di poter risalire attraverso le zone descritte alle persone che vi abitano e vi lavorano, e di conseguenza agli stessi sequestratori. Una banda molto numerosa poiché - se si tiene conto che gli spostamenti sono stati circa una decina e che ogni volta c'erano nella nuova prigione almeno 5 o 6 rapitori nuovi - si arriva facilmente a contare più di una cinquantina di persone impegnate nel sequestro.
Anche oggi, come durante la deposizione di mercoledì scorso, le dichiarazioni dei tre ex ostaggi sono state praticamente coincidenti.
Cupertino ha raccontato agli inquirenti altri elementi necessari all'inchiesta: «Ho sentito più volte parlare di rapporti esterni che riguardavano la nostra liberazione, dell'interessamento dei nostri familiari, ma non ho mai ascoltato discorsi su un possibile riscatto».
Per il momento i magistrati non sembrerebbero interessati a sentire nuovamente i tre ex ostaggi, mentre è stata fissata per i prossimi giorni la deposizione di Gino Strada - leader dell'organizzazione umanitaria "Emergency" - in relazione al presunto pagamento di un riscatto per la liberazione di Stefio, Agliana e Cupertino.
Silvana Logozzo

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