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In Arabia Saudita per parlare di diritti delle donne

Diritto di voto, diritto al lavoro, libertà di guidare l'auto e di viaggiare da sole, sono queste ed altre le richieste che da tempo le donne del regno attendono di vedere esaudite
ABU DHABI - Emancipazione femminile al centro del dibattito in Arabia Saudita, dove sabato 12 giugno avrà inizio il terzo Forum sul dialogo nazionale dedicato ai diritti delle donne.
E' coinvolgendo intellettuali, giornalisti e accademici da tutto il Paese in un confronto pubblico, che la famiglia regnante dei Saud spera di preparare il terreno per una serie di riforme nella direzione di una progressiva emancipazione della donna.
Sono tante le questioni che verranno dibattute al convegno, che si terrà a Medina fino a lunedì prossimo. Diritto di voto, diritto al lavoro, libertà di guidare l'auto e di viaggiare da sole, sono queste ed altre le richieste che da tempo le donne del regno attendono di vedere esaudite.
Il convegno, cui parteciperanno circa 70 intellettuali, fra cui 30 donne, discuterà 18 tra ricerche e documenti sui diritti e doveri della donna. Temi già discussi nei due Forum precedenti, che si erano tenuti nei mesi scorsi a Riad e a La Mecca, ma senza portare ad alcun risultato concreto.
Nel Forum della Mecca si era proposta la realizzazione di una commissione nazionale per gli affari delle donne, dei bambini e della famiglia. Il Forum aveva anche chiesto al governo di riconoscere alla donna un ruolo nella società e concedere maggiore libertà di stampa. Tutti appelli caduti nel vuoto.
Ma secondo Faisal Muammar, membro del Centro King Abdul Aziz per il Dialogo Nazionale (Cdn) e organizzatore del congresso, è necessario che il dialogo sui diritti della donna continui.
«Il Forum è una piattaforma dove gli intellettuali possono incontrarsi e discutere, bisogna continuare», spiega Muammar, aggiungendo che quest'anno i temi del dibattito saranno suddivisi in quattro filoni: donne e società, donne e lavoro, donne e istruzione, donne tra diritti e doveri.
Il Cdn, creato dal principe ereditario Abdullah, sta compiendo con grande sforzo un'opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica attorno ad una serie di temi cruciali legati soprattutto alla donna, alla famiglia e all'istruzione. Ma se da una parte Sheikh Abdullah spinge per il dialogo nazionale, altre figure politiche e religiose come lo Sheikh Saleh Al Hosayn invitano alla prudenza del pensiero.
«Dialogo sì, ma con senso di responsabilità... ricordiamoci che uomini e donne hanno ruoli diversi», ha dichiarato Al Hosayn alla stampa.
Segregazione sessuale, negazione dei diritti individuali, civili e politici, non solo per le donne ma anche per gli uomini, sono argomenti che al di fuori dei simposi ufficiali cadono nell'oblio, grazie all'ostracismo dei religiosi e di quella parte della dinastia che guarda con sospetto alle riforme.
Sono intellettuali come Muhammad Musailihi, docente universitario, ad impedire che il Paese intraprenda la strada delle riforme. Per lui l'Arabia Saudita ha già il Corano e la Sunna (gli atti del Profeta Maometto) come una Costituzione «che vale più di tutte le leggi sui diritti umani del mondo», questioni femminili incluse.
Ma, a parte le scontate dichiarazioni di buone intenzioni, qualcosa di nuovo c'è alle porte di questo terzo Forum. Una riflessione che comincia a riecheggiare sulle bocche degli economisti e degli intellettuali, descrive l'emancipazione della donna come un «percorso ormai obbligato» per uscire dalla povertà e dal ristagno dell'economia.
Secondo Nahid Tahir, economista, la totale dipendenza della donna dall'uomo grava infatti su molti aspetti della vita familiare, dall'economia domestica al fatto di accompagnare i figli a scuola.
Barbara Bibbò

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