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Si apre il G8 all'insegna dell'ottimismo

George W. Bush vuole trasformare il summit in una dimostrazione di unità fra i Grandi del Mondo, prosecuzione ideale dei riti dell'amicizia celebrati sulle spiagge della Normandia
SAVANNAH - Il sì unanime alla risoluzione dell'Onu sull'Iraq e la notizia della liberazione degli ostaggi sono iniezioni d'ottimismo per il Vertice del G8 di Sea Island, che il presidente americano George W. Bush vuole trasformare in una dimostrazione di unità fra i Grandi del Mondo, prosecuzione ideale dei riti dell'amicizia e della riconoscenza celebrati domenica scorsa sulle spiagge della Normandia.
Al loro arrivo, i leader dei Grandi possono esprimere la loro soddisfazione per il varo della risoluzione 1546. Bush parla di una «grande vittoria per il popolo iracheno», che mostra che «siamo al suo fianco». Il presidente russo Vladimir Putin - più freddo, come sempre - definisce il voto «un grosso passo avanti», anche se ci vorrà del tempo per vedere i progressi sul terreno. Il premier britannico Tony Blair dice che, adesso, «tutti siamo di nuovo insieme». E il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder esprime la volontà di lavorare insieme.
In questo clima di ottimismo e quasi euforia, la Casa Bianca - prima ancora dell'apertura dei lavori del Vertice, la cui sessione inaugurale si svolgerà nelle prossime ore -, annuncia una serie di accordi. Quattro, su quella che viene definita «l'agenda misericordiosa» del presidente Bush: la lotta contro la carestia nel Corno d'Africa, l'arruolamento del settore privato nella lotta contro la povertà; gli sforzi contro l'Aids e la poliomielite. Altri sui fronti della lotta contro il terrorismo (in particolare, per la sicurezza aerea) e contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa.
A Sea Island, su un'isola frequentata da ricchi e famosi d' America, turbati per una settimana dall'arrivo dei potenti, Bush ha preparato, per tutta la giornata di ieri, le discussioni plenarie con incontri bilaterali, mentre gli arrivi delle delegazioni si succedevano (il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è stato l'ultimo ad atterrare a Savannah a metà pomeriggio).
Il primo appuntamento corale è stato una cena sociale, presenti le consorti che hanno fatto il viaggio americano - non c'era Veronica Lario.

BILATERALI e PLENARIE - Uno dopo l'alto, il presidente Bush ha visto il premier giapponese Junichiro Koizumi, il premier canadese Paul Martin, il cancelliere Schroeder e il presidente Putin. Fra qualche ora, Bush farà la prima colazione col britannico Blair. Domani, avrà bilaterali con Berlusconi e con il presidente francese Jacques Chirac.
Secondo fonti dell'Ue, si sta ancora lavorando all'ipotesi di un incontro con il presidente della Commissione europea Romano Prodi e il presidente di turno del Consiglio europeo, il premier irlandese Bertie Ahern.
Tre le sessioni plenarie previste: una sull'economia globale e una su «l'agenda misericordiosa"; e una conclusiva, domani mattina. Ma il clou del Vertice sembrano essere le colazioni - con i leader del Grande Medio Oriente, oggi, e con i leader africani, domani - e la cena di lavoro di questa sera.

IRAQ, LUCI VERDI - Bush sperava che il Vertice si avviasse dopo l'approvazione, con un voto del Consiglio di Sicurezza dell'Onu al Palazzo di Vetro di New York, della risoluzione sull'Iraq: è stato accontentato.
Già prima di partire per Sea Island, tutti i protagonisti del G8 avevano dato «luce verde» al testo più volte ritoccato, che legittima il nuovo governo iracheno ad interim, gli riconosce la sovranità sul Paese, dopo il passaggio di consegne del 30 giugno, e prevede e regolamenta la presenza sul territorio iracheno di una forza di sicurezza multinazionale.
Con gli sviluppi politici positivi, s'intrecciava la notizia della liberazione degli ostaggi (i tre italiani e un polacco): «Una grande novità», è stato il commento di Bush, riferito dal suo portavoce Scott McClellan, che ha espresso «sollievo» perchè tutto s'è risolto senza spargimento di sangue e con il concorso americano.
Certo, la giornata ha anche portato le consuete cronache di morte irachene: due autobombe esplodono in località diverse, uccidendo almeno 14 iracheni e un soldato americano, e ferendo decine di civili e militari. Un marine cade in combattimento a ovest di Baghdad e, a sud della capitale, sei soldati della coalizione - due polacchi, tre slovacchi e un lettone - muoiono nell'esplosione di mine che stavano disinnescando.
Indicazioni e sensazioni contrastanti che i Grandi potranno confrontare col presidente iracheno ad interim Ghazi al Jawad, invitato da Bush al dibattito sulla democrazia e le riforme nel Grande Medio Oriente.
Di Iraq, Bush parla oggi con un alleato nella guerra, Koizumi, che ha mandato truppe e promesso soldi per la ricostruzione; e con tre nemici della guerra, Martin, Schroeder e Putin, che, come Chirac, hanno avallato il compromesso alle Nazioni Unite. L'incontro con Schroeder, si apprende da un'alta fonte della Casa Bianca, che chiede l'anonimato, «e stato il più caloroso fra i due» da molto tempo in qua.

CONCESSIONI E COMPROMESSI - Ma per avere il sì unanime alla nuova risoluzione, e fare di Sea Island lo sfoggio di unità desiderato, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno dovuto fare alcune concessioni.
E Bush ha anche annacquato l'iniziativa per il Grande Medio Oriente, che suscita irritazioni nella regione - significative le assenze di Arabia Sadita ed Egitto - e diffuse perplessità nei partner.
Se i Grandi mettono la sordina ai dissensi, i 'no global' e i pacifisti non fanno quasi sentire, almeno finora, la voce della protesta: sull'isola di St.Simons, il punto più vicino a Sea Island raggiungibile, un concerto di contestazione richiama appena una quarantina di attivisti; ed eventi simili, a Brunswick, sulla terraferma, hanno partecipazioni limitate.
Gli organizzatori della protesta denunciano l'intimidazione della massiccia presenza di forze dell'ordine e la scelta d'un luogo recluso come Sea Island. E danno appuntamento a fine agosto, a New York, alla Convention repubblicana: lì, promettono, saranno in centinaia di migliaia a contestare Bush.
Ma le autorità replicano: le misure di sicurezza non sono contro i manifestanti, che - del resto - non ci sono, ma nascono dal timore di attacchi terroristici. Il G8 è il primo evento a grosso rischio dell'estate del terrore americana.
Giampiero Gramaglia

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