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Accordo sulla risoluzione Onu: nasce il nuovo Iraq

Il nuovo Iraq nasce nel consiglio di sicurezza dell'Onu, tornato ad assumere rilevanza dopo oltre un anno in cui la crisi irachena era stata gestita quasi sempre lontano dal Palazzo di vetro • Curdi scontenti, minacciano di lasciare il governo • Cosa dice la risoluzione 1546 dell'Onu
NEW YORK - Il nuovo Iraq nasce per alzata di mano nel consiglio di sicurezza dell'Onu a New York, tornato ad assumere rilevanza dopo oltre un anno in cui la crisi irachena era stata gestita quasi sempre lontano dal Palazzo di vetro. Un accordo sulla quinta versione di una bozza di risoluzione messa a punto da Usa e Gran Bretagna, nella quale è disegnato il futuro iracheno dal 30 giugno 2004 al gennaio 2006, ha spianato la strada per un voto preceduto da tutte le premesse per l' unanimità.
Il traguardo ha permesso al presidente americano George W.
Bush di aprire il vertice del G8 a Sea Island, in Georgia, con in tasca un successo maturato soprattutto nel corso dei colloqui dei giorni scorsi a margine delle celebrazioni per il D-Day, avvenuti in un clima di rappacificazione atlantica. La risoluzione «è un momento importante» che può costituire «uno strumento per il cambiamento» per l'Iraq, ha detto Bush accogliendo gli ospiti del G8, senza mancare di sottolineare come ci fosse chi diceva «che non ce l'avremmo mai fatta».
L'accordo è stato raggiunto grazie a un compromesso dell' ultimo minuto, per venire incontro alle residue riserve di Francia e Germania sul peso che il nuovo governo iracheno avrà in futuro nella gestione delle principali operazioni militari da parte della Forza Multinazionale (Mnf) di 160 mila uomini, che resterà sotto il comando americano. Un paragrafo di nove righe ha permesso l'evoluzione verso una risoluzione che prevede un ampia cooperazione tra il governo iracheno e il comando della Mnf, ma non offre un potere esplicito di veto a Baghdad sulle questioni militari. La risoluzione portata nella sala del consiglio di sicurezza non chiarisce così cosa accadrà nel caso, per esempio, di un'offensiva militare americana contro Falluja o Najaf sulla quale il nuovo esecutivo iracheno sia in disaccordo.
Uno dopo l'altro, Parigi, Berlino e Pechino hanno dato il via libera al voto, pur senza nascondere le riserve, che invece Mosca ha espresso fino all'ultimo. La Francia, ha detto il ministro degli Esteri Michel Barnier, non è pienamente soddisfatta, ma ha deciso per il voto a favore «per trovare in modo costruttivo una via d'uscita politica da questa tragedia». L'ambasciatore tedesco all'Onu, Gunter Pleuger, ha riconosciuto che Usa e Gran Bretagna hanno avuto stavolta «grande flessibilità e accolto molte delle proposte che provenivano dall'approccio creativo e costruttivo di Francia e Germania». Anche l'Algeria, unico membro arabo in consiglio, ha offerto il proprio appoggio, anche se avrebbe voluto un più chiaro potere di veto iracheno sul piano militare.
L'accordo segna una svolta all'Onu dopo un periodo difficile - cominciato alla fine del 2002 e culminato nella guerra - che il segretario generale Kofi Annan ha definito «tra i momenti di maggior divisione all'interno del consiglio di sicurezza dalla fine della Guerra Fredda».
Al governo ad interim dell'Iraq viene riconosciuta la «piena sovranità « fin da quando il 30 giugno assumerà i poteri dagli americani. Da quel giorno, in teoria, il nuovo esecutivo in base alla risoluzione potrebbe anche chiedere alle forze straniere di andarsene. Ma non lo farà, ha spiegato a New York il ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari, perché le conseguenze in questa fase «sarebbero catastrofiche». C'è il rischio, ha detto, di creare un vuoto «che noi iracheni non siamo pronti a riempire: ci sarebbe la possibilità che torni un Saddam junior».
La forza multinazionale, secondo la risoluzione, se ne andrà invece alla fine del processo politico che prenderà il via ora sotto l'egida dell'Onu e prevede l'elezione entro il 31 gennaio 2005 di un'Assemblea nazionale di transizione, che formerà un governo a sua volta di transizione e redigerà la Costituzione.
Entro il 31 dicembre 2005 il primo governo eletto su base costituzionale prenderà il potere e dal primo gennaio 2006 la Mnf non sarà più legittimata a restare, se nel frattempo non avrà già ricevuto la richiesta di andarsene dal governo di Baghdad.
Usa e Gran Bretagna hanno cominciato alla fine di maggio a presentare bozze di risoluzione, ma la vera svolta è arrivata nel fine settimana, con due lettere del primo ministro iracheno Iyad Allawi e del segretario di Stato americano Colin Powell, nelle quale sono indicati i termini della cooperazione militare tra l'Iraq e il comando della Mnf. Lo strumento-chiave è un nuovo organismo che nascerà a Baghdad, il Comitato ministeriale per la sicurezza nazionale, dove lavoreranno insieme i vertici del governo iracheno, delle forze armate dell'Iraq, dell' intelligence di Baghdad e della Mnf.
Trasferire questo meccanismo dalle lettere di Allawi e Powell al testo della risoluzione, è stata la magia diplomatica che nella notte tra lunedì e martedì ha permesso l'accordo.
Marco Bardazzi

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