Giovedì 17 Gennaio 2019 | 08:18

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Cina - Tienanmen 15 anni fa: la repressione continua

Al posto della capitale cinese è stata Hong Kong a raccogliere la protesta, e a riversarsi nelle strade per commemorare la notte fra il 3 e il 4 giugno 1989, quando migliaia di cittadini si ersero contro il regime comunista
PECHINO - Si può sintetizzare così l'odierno quindicesimo anniversario del massacro in Piazza Tiananmen, costato la vita a centinaia o forse a migliaia di dimostranti inermi, trucidati dalle teste di cuoio e dalla polizia cinesi appoggiate dai carri armati: al posto della capitale cinese è stata Hong Kong a raccogliere il testimone della protesta, e a riversarsi nelle strade per commemorare la notte fra il 3 e il 4 giugno 1989, quando studenti, lavoratori, intellettuali e semplici cittadini si ersero contro il regime comunista per reclamare a gran voce, mai prima d'allora con tanta partecipazione, la democrazia e il pluralismo politico invece del mero "capitalismo di Stato".
Grazie alla relativa libertà assicurata dagli accordi tra la Repubblica Popolare e Londra per mezzo secolo dopo il ritorno del piccolo territorio sotto sovranità cinese, a fine giugno '97, nell'ex colonia britannica ben 82.000 persone la notte scorsa hanno osservato una veglia di preghiera e di ricordo: nel silenzio, senza tumulti, ciascuna stringendo in mano una candela accesa in onore dei caduti. Sono state proprio le fiammelle di quelle candele che hanno permesso alle autorità di contare più o meno approssimativamente quanti fossero i presenti.
Ancora più coraggioso di loro è stato peraltro un individuo costretto sulla sedia a rotelle che, il capo cinto da una bandana con sopra iscritto uno slogan a favore delle riforme, si è avventurato sull'enorme spianata presidiata dai cordoni di sicurezza; fatti pochi metri, è riuscito a estrarre da sotto gli indumenti una sottile striscia di carta con un altro motto filo-democratico, a levarla in alto per alcuni istanti, prima di essere circondato, malmenato, sollevato di peso e portato via, verso chissà dove. C'è chi giura che, nelle private case cinesi, tanti, tantissimi hanno solidarizzato con lui e con quelli come lui al riparo da sguardi indiscreti.
A Washington i leader superstiti delle dimostrazioni dell'epoca, in esilio, hanno commemorato l'evento incontrandosi davanti all'ambasciata di Cina. In piazza a Pechino, tuttavia, divieto di raduno e atmosfera opprimente. Resta ancora una lunga marcia da compiere.
Del tutto diverso, quasi surreale nella sua quiete imposta, lo scenario a Pechino.
Troppo massiccio è stato, oggi e nei giorni e nelle notti precedenti in città e nei dintorni, lo spiegamento di forze dell'ordine e di sicurezza nella storica Piazza della Pace Celeste, questo il significato di Tiananmen in lingua mandarina, per poter anche solo abbozzare una qualche manifestazione ad ampio respiro.
Lo stesso viale Chang, la grande arteria lungo la quale un manipolo di giovani quindici anni fa tentarono invano di fermare i tank e i blindati dell'Esercito Popolare, era percorso in ogni direzione da cellulari e camion militari, carichi di agenti e di soldati in assetto anti-sommossa.
Impossibile tentare una risposta, troppo e ancora più saldo essendo dopo tanto tempo il controllo del regime sul Paese e sulla società. Chi nonostante tutto ci ha provato, pochi uomini e donne per lo più di mezza età, gli studenti di allora, è stato prelevato senza tanti complimenti e trascinato nel cortile del commissariato che si trova proprio a Tiananmen, anticamera delle detenzione, per essere schedato e interrogato.
I poliziotti di guardia si sono rifiutati di commentare la sorte che attende gli impavidi.

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