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Ruanda e Congo a un passo dalla guerra. Attaccate sedi Onu

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo Joseph Kabila accusa il Ruanda di invasione nel sud est, parla di "atto di guerra" e annuncia la mobilitazione delle truppe. Il Ruanda smentisce
NAIROBI - Il presidente della Repubblica Democratica del Congo Joseph Kabila accusa il Ruanda di invasione nel sud est, parla di "atto di guerra" e annuncia la mobilitazione delle truppe e di quanto necessario per farvi fronte. Il Ruanda smentisce (d'altronde nessun testimone indipendente dal posto conferma), e dà letteralmente dell'incapace a Kabila, ammonendolo a muoversi pure militarmente come crede sul proprio territorio, ma facendo attenzione a non perseguitare gli Banyamulenge, vale a dire i tutsi del Congo, perchè ciò sarebbe considerata pulizia etnica -che i tutsi del Ruanda hanno ben conosciuto 10 anni fa: 800.000 civili massacrati in tre mesi- con conseguenze immediate e decise. In tutto ciò l'Onu è impotente, assiste al conflitto senza poter intervenire, mentre folle inferocite assaltano i suoi quertier generali in vari angoli del paese per protestare contro quella che bollano come colpevole ignavia. E, all'occorrenza, anche per saccheggiarne i magazzini: almeno due morti accertati (ma sarebbero tre, secondo fonti della Missione Onu e ospedaliere, e c'è chi parla di sette morti) tra gli assalitori a Kinshasa, capitale del Congo. Dove, peraltro, sono state prese di mira, con scontri violenti, anche alcune sedi di partito, tra cui quello del presidente.
Un quadro spaventoso, in cui forti si sentono i venti di guerra tra il Congo, ovvero quella parte legata a Kabila, ed il Ruanda, da sempre primo oppositore in armi del presidente, come di suo padre, Laurent Desisrè, assassinato in una mai veramente chiarita congiura di palazzo nel gennaio del 2001. Ed all'interno del quale, ovviamente, appare sempre più traballante il governo di unità nazionale faticosamente varato poco meno di un anno fa, dopo mesi di negoziati. Mentre la guerra civile vera e propria (a cui avevano partecipato sei nazioni: Zimbabwe, Angola e Namibia con Kabila; Ruanda, Burundi ed Uganda contro, per questo fu chiamata prima guerra mondiale africana) iniziata nel '98, si era conclusa alla fine del 2002, causando oltre tre milioni di morti.
Gli ultimi drammatici sviluppi prendono il via otto giorni fa, quando una colonna di un migliaio di ex ribelli di quello che era stato il principale gruppo di guerriglia filoruandese, il Rdc-Goma (i cui rappresennanti partecipano al governo di unità nazionale) hanno avviato l'attacco a Bukavu, capoluogo del Kivu del Sud, sudest del Congo, vicinissima ai confini ruandesi. Tra l'altra sera ed ieri mattina la città è stata conquistata. Almeno un'ottantina di morti -in maggioranza civili-, saccheggi, violenze, stupri di massa: uno scenario tristemente noto. L'Onu, col suo migliaia di caschi blu, assiste, cercando di dare una mano come può ai civili. I ribelli affermano che l'intervento è stato dettato dalla necessità di proteggere i loro fratelli Banyamulenge, perseguitati dall'esercito regolare: di cui però loro stessi dovrebbero far parte, almeno stando alle intese di pace.
Nella notte Kabila denuncia l'intervendo diretto del Ruanda, le cui truppe, afferma, sono a Bakavu. Ma se ci sono, nessuno le ha viste; anche se è politicamente certo che i ribelli non agirebbero senza un sostanziale avallo di Kigali. Che, comunque, e per bocca del ministro degli esteri Charles Muligande, non solo smentisce, ma dà dell'incompetente al presidente: «E' una vergogna, cerca sempre una scusa per la sua incapacità, non sa contrastare l'azione di un gruppo di soldati congolesi insorti». Ma in realtà, gli ex ribelli del Rdc-Goma, più ruandesi che congolesi, fanno quello che vogliono, e l'Est del Congo resta sotto il loro controllo.
Lo scenario che ora si delinea, peraltro, è quello di un probabile ritiro dei ribelli verso le zone che indicherà loro l'Onu: in tal senso sarebbero in corso negoziati. Il generale Laurent Nkunda, capo dei soldati dissidenti, si è detto disponibile a ritirare presto le truppe da Bukavu.
Insomma, il sud Kivu, come l'Ituri, nel nord est, sempre confinante con il Ruanda, non sono sotto il controllo del governo (nè dell' Onu); caos anarchico anche sul Katanga, nel Sud, dove dominano vari signori della guerra. L'Est ed il Sud: non certo a caso tra le aree più ricche del pur ricchissimo paese. Che di nuovo, e con sempre maggiore evidenza, traballa. Del resto, il Congo è un'agglomerato enorme e veri fili conduttori comuni, meno che mai dopo la guerra civile, non ce ne sono. Gli abitanti sono 53 milioni, le etnie 250, le ricchezze enormi, ma il reddito medio pro capite è di appena 80 dollari l'anno.
Luciano Causa

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