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Sharon promette: via da Gaza a fine 2005

Se il parlamento non approverà si andrà ad elezioni anticipate. Peres promette il voto del suo partito - Uccisi a Gaza due palestinesi armati
GERUSALEMME - Entro la fine del 2005 non resterà più alcun ebreo nella striscia di Gaza: lo ha ribadito oggi il premier israeliano Ariel Sharon durante un dibattito nella commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa.
Lo ha riferito la radio militare secondo cui Sharon ha ribadito di essere determinato a realizzare la propria politica di ritiro da Gaza «senza riduzione alcuna», malgrado la forte opposizione incontrata nei giorni scorsi in seno al governo e nella stessa Knesset (parlamento).
Sharon ritiene che domenica, nel corso della prossima seduta del consiglio dei ministri, otterrà dal governo un voto di assenso.
Fonti vicine al premier hanno detto alla emittente che se invece Sharon dovesse trovarsi in un binario morto e non potesse realizzare il ritiro da Gaza, punterebbe allora ad elezioni anticipate da tenersi entro alcuni mesi.
Commentando a caldo l'intervento di Sharon, il leader dell'opposizione laburista Shimon Peres ha assicurato che il suo partito voterà in blocco a favore del ritiro da Gaza.
Peres ha tuttavia espresso una dose di scetticismo in quanto a suo parere la destra nazionalista cercherà di impedire a Sharon di realizzare i propri progetti.
In seguito collaboratori di Sharon hanno precisato che il premier prevede che entro la fine del 2005 sarà completato non il ritiro da Gaza, bensì l'iter parlamentare relativo alla sua realizzazione.
Ma membri della Commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa hanno replicato di aver compreso da Sharon che entro la fine del 2005 non ci saranno più israeliani nella striscia di Gaza.
Nel frattempo il figlio di Sharon, Omri Sharon (un deputato del Likud) ha reso noto di aver annullato una visita negli Stati Uniti in programma per la settimana prossima.
Osservatori parlamentari affermano che la decisione potrebbe essere collegata alla sensazione diffusasi negli ambienti vicini al premier che una crisi politica sia inevitabile se domenica il governo non approverà i suoi progetti.

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