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La Croce rossa italiana entra nuovamente a Najaf

Segnale positivo per gli ostaggi. L'organizzazione italiana porta viveri, acqua e medicinali. Ad accompagnare il convoglio, il commissario straordinario della Croce rossa italiana, Maurizio Scelli, insieme a dignitari sciiti
ROMA - Il convoglio umanitario della Croce Rossa Italiana è entrato a Najaf. Il convoglio è stato per diverso tempo in attesa alle porte della città per problemi di sicurezza.
L'organizzazione italiana porta viveri, acqua e medicinali. Ad accompagnare il convoglio, il commissario straordinario della Croce rossa italiana, Maurizio Scelli, insieme a dignitari sciiti.
L'operazione umanitaria viene ritenuta un segnale importante per la vicenda degli ostaggi italiani. La collaborazione con la componente sciita della popolazione irachena, come è avvenuto per quella sunnita nei precedenti convogli diretti a Falluja, conferma infatti il rispetto e l'impegno dichiarato della Croce rossa italiana per l'intera popolazione irachena.
L'odierno convoglio è il quinto della Cri in Iraq; quattro quelli precedenti effettuati a Falluja. Il convoglio in giornata rientrerà a Baghdad, dove l'organizzazione italiana di volontariato continua a gestire l'ospedale Medical City.

I tre ostaggi italiani Umberto Cupertino, Maurizio Agliana, e Salvatore Stefio sarebbero nelle mani di ex agenti dei servizi segreti iracheni fedeli a Saddam Hussein, secondo quanto ha affermato una fonte, che ha sostenuto di seguire i negoziati per la loro liberazione e che ha chiesto di restare anonima.
«Crediamo che possano essere nelle mani di alcuni degli ex agenti segreti di Saddam», ha detto la fonte alla Reuters.
Un altro mediatore, il sacerdote anglicano Andrew White, ha detto: «Crediamo che (gli ostaggi italiani) siano detenuti da ribelli disertori e questo rende più difficile ottenere il loro rilascio perché non c'è nessuna struttura dirigente». «Sono difficili da seguire - ha aggiunto White - ed è difficilissimo reperire informazioni». Il mediatore ha sostenuto che diversi gruppi militanti islamici hanno dichiarato di non essere coinvolti nel rapimento degli italiani, facendo intendere ai negoziatori che i tre ostaggi siano nelle mani di alcuni disertori. «Riusciamo a raccogliere frammenti di informazione che sono utili, ma non abbastanza. Inoltre, ha detto il religioso anglicano, «per un certo tempo c'è stato anche un blackout nell'informazione. Se si fosse trattato di un gruppo militante islamico noto, almeno avremmo saputo con chi avevamo a che fare».

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