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Grande spedizione italiana in Antartide

ROMA - La perforazione del ghiaccio fino alla profondità di 3.200 metri per ricostruire la storia del clima sulla Terra è fra le novità della più grande spedizione italiana in Antartide, il cui bilancio è stato presentato oggi a Roma, presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
La spedizione, la diciannovesima del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), è la prima organizzata dal Consorzio per l'attuazione del Programma istituito nell'aprile 2003. Del consorzio fanno parte quattro enti di ricerca: CNR, ENEA (Ente per le nuove tecnologie, energia e ambiente), OGS (istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale) e INGV (istituto nazionale di geofisica). E' stata anche la prima spedizione senza il «padre» storico del Programma, Mario Zucchelli, deceduto nell'ottobre scorso. A Zucchelli è stata dedicata anche la stazione italiana di Baia Terra Nova.
«E' stata una delle spedizioni più complesse per le attività svolte, per numero di persone coinvolte e per durata», ha osservato il responsabile del consorzio, Antonino Cucinotta. Le attività si sono svolte in tre siti (la stazione Mario Zucchelli, il campo estivo di Dome C sul plateau antartico e con le navi Italica e OGS Explora). Biologia, geofisica, geologia, fisica e chimica dell'atmosfera, astrofisica e oceanografia sono le discipline che hanno visto impegnati gruppi di ricerca di tutta Italia. Non sono mai stati così numerosi nemmeno i mezzi utilizzati: un aereo Hercules più due aerei leggeri e quattro elicotteri. Sono inoltre stati allestiti nove campi remoti, eseguiti 35 voli di esplorazione e organizzate due campagne oceanografiche.

Nel frattempo le possibilità di ricerca in Antartide aumentano e nel febbraio del prossimo anno è previsto il completamento della stazione italo-francese Concordia nella località Dome C: sarà la terza base all' interno del continente antartico insieme all'americana South Pole e la russa Vostok. L'apertura di Concordia permetterà di trascorrere il primo inverno in Antartide, ha rilevato Cucinotta. Alla costruzione della base, cominciata nel 1996, hanno partecipato 23 persone (12 francesi e 11 italiani) tra progettisti e tecnici addetti al montaggio. Ad oltre mille chilometri dalla costa, all'altitudine di 3.233 metri e con una temperatura media di meno 54,5 gradi, è considerata una piattaforma unica al mondo per osservazioni in numerosi settori scientifici.
Nell'area di Done C è intanto in dirittura d'arrivo un progetto ambizioso, che punta alla perforazione del ghiaccio antartico fino a raggiungere il substrato roccioso. Il progetto, chiamato EPICA (European project for ice coring in Antarctica) vede impegnate Italia e Francia in prima fila. La perforazione è finora giunta alla profondità di 3.200 metri: «uno spessore di ghiaccio vecchio di 750.000 anni», ha osservato Cucinotta. Un periodo nel quale si sono succeduti otto cicli climatici, caratterizzati da lunghi e freddi periodi glaciali, terminati bruscamente e alternati a periodi interglaciali caldi e più brevi, come quello attuale.
Per arrivare alla roccia mancano appena cento metri, ma sono i più difficili da perforare. Lo strumento utilizzato per la perforazione rischia infatti di sciogliere il ghiaccio che, trovandosi così in profondità, ha temperature più alte rispetto a quello degli strati superficiali. Gruppi svizzeri, francesi e italiani, ha proseguito il responsabile del Consorzio, stanno lavorando al progetto di un nuovo strumento per la perforazione in grado di prelevare i campioni di ghiaccio alla massima profondità senza danneggiarli.
Tuttavia la perforazione eseguita finora, rilevano i ricercatori, rafforza l'ipotesi che la Terra resterà in condizioni interglaciali ancora per migliaia di anni. L'attuale periodo interglaciale è cominciato circa 11.500 anni fa, ma promette di durare ancora a lungo.

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