Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 19:02

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Iraq - Non regge la tregua a Kufa

BAGHDAD - La tregua annunciata, come previsto, non ha retto neanche 24 ore: scontri hanno opposto Marines e miliziani di Moqtada Sadr a Kufa, vicino alla città santa di Najaf, nel centro dell'Iraq, tanto che il leader ribelle sciita ha rinunciato a pronunciare l'usuale preghiera del venerdì.
Migliaia di seguaci di Sadr, alcuni armati, hanno atteso invano l'arrivo di Sadr a Kufa, inneggiando al loro leader. I miliziani accusano gli americani di aver rotto la tregua proposta ieri da Sadr e accettata dagli americani.
Due giornalisti giapponesi sono stati uccisi in un attacco contro la loro automobile in un quartiere a sud di Baghdad noto per essere nelle mani di banditi. I due corpi inceneriti dei free lance Shinsuke Hashida, 61 anni, e del nipote Kotaro Ogawa, 33 anni, sono stati portati all'ospedale di Baghdad.
Ieri una esponente del Consiglio di governo transitorio iracheno, Salama al-Khafaji, è sfuggita a un attentato mentre tornava a Baghdad dalla città santa sciita di Najaf. Il figlio è rimasto ucciso.
Dai minareti della moschea di Kufa, gli altoparlanti hanno rilanciato il sermone di Sadr letto da un suo rappresentante che ha criticato con una durezza senza precedenti il silenzio della Marjaiya, la massima autorità sciita, sui combattimenti tra i miliziani e l'esercito. «Il nemico entra a Najaf, e ci bombarda, e voi tacete... la cupola dell'Imam Ali (uno dei luoghi sacri agli sciiti) è colpita, e voi tacete. Il vostro popolo soffre sotto i colpi dell'occupante, e voi tacete. I limiti di cui avete parlato, riguardano solo gli uffici della Marjaiya?», si chiede il religioso nel sermone, facendo riferimento al Grand Ayatollah Ali al Sistani che ha più volte messo in guardia gli americani dal violare i luoghi santi. A Baghdad, l'esercito americano ha rimesso in libertà questa mattina un nuovo contingente di detenuti dal carcere di Abu Ghraib, quello nel quale soldati Usa hanno perpetrato umiliazioni e torture su prigionieri iracheni.
Tredici autobus pieni hanno lasciato il centro di detenzione verso le 10,20 locali (due ore prima in Italia), mentre migliaia di persone che aspettavano fuori dal recinto cantavano e inneggiavano «Allah Akbar» (Dio è grande).
Una fonte militare della coalizione ha detto che dovrebbero essere 600 i detenuti rilasciati oggi. La scorsa settimana ne erano stati liberati 454, il venerdì precedente 290.
Il carcere di Abu Ghraib detiene circa 3.000 persone sugli 11.000 prigionieri degli americani in tutto il paese.

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