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Alluvione a Santo Domingo: almeno 270 morti

Immagini trasmesse dalle televisioni dominicane mostrano decine di cadaveri galleggiare nelle acque limacciose del fiume Soleil, che attraversa la Repubblica Dominicana
SANTO DOMINGO - «E' la peggior catastrofe naturale della storia del nostro Paese, una grande tragedia».
Con queste parole il presidente dominicano Hipolito Mejia ha definito l'alluvione che ha causato almeno 270 morti - secondo un bilancio provvisorio - nell'isola caraibica di Hispaniola, divisa tra la Repubblica Dominicana ed Haiti.
Le alluvioni sono state causate dallo straripamento di alcuni fiumi che attraversano l'isola ingrossati dalle piogge torrenziali che da giorni flagellano i Caraibi.
Immagini trasmesse dalle televisioni dominicane mostrano decine di cadaveri galleggiare nelle acque limacciose del fiume Soleil, che nasce in territorio haitiano ma attraversa la Repubblica Dominicana, e accatastati in un obitorio improvvisato nell'ospedale pubblico di Jimani, una cittadina vicina al confine con Haiti a circa 300 chilometri a sudest della capitale Santo Domingo.
Il presidente Mejia, che il 16 maggio scorso non è riuscito a farsi rieleggere per un secondo mandato ed è stato sconfitto dal suo predecessore Leonel Fernandez, ha dichiarato lo stato di calamità naturale ed ha disposto l'invio di aiuti alle popolazioni colpite e di personale medico nelle zone alluvionate.
La Protezione civile dominicana ha recuperato finora 110 cadaveri nella provincia di Jimani, dove risultano ancora disperse altre 200 persone.
Jimani è praticamente isolata da ieri dal resto del Paese: l'alluvione ha spazzato via strade, ponti, pali della luce e del telefono. Ingenti anche i danni alle coltivazioni agricole. La Protezione civile ha invitato via radio la popolazione a non bere l'acqua dell'acquedotto in quanto contaminata da quella inquinata del fiume.
L'aeronautica militare ha inviato sul posto alcuni elicotteri per trarre in salvo decine di persone salite sugli alberi e sui tetti delle case nel tentativo di sfuggire alla furia delle acque.
Ad Haiti, 140 persone sono morte negli ultimi due giorni nella regione meridionale di Fond Verettes mentre secondo una organizzazione umanitaria internazionale altre 20 persone sono morte annegate lungo il confine con la Repubblica dominicana.
Tra le vittime - secondo fonti non ufficiali - vi sarebbero almeno 50 bambini, travolti nelle loro case dalle acque dei fiumi straripati.
«Hanno recuperato il cadavere di mia figlia. Adesso vediamo se qualcuno della mia famiglia si è salvato», ha detto ad una radio dominicana Elena Diaz, 42 anni, intervistata mentre faceva la fila davanti ad una morgue improvvisata alla ricerca di sua sorella e dei suoi tre figli.
Il governo di Santo Domingo teme inoltre che «molte persone» siano rimaste sepolte dalle numerose frane verificatesi in diverse località a causa delle piogge.
Radhames Lora Salcedo, direttore della Difesa nazionale dominicana, ha detto che i dispersi «sono oltre duecento».
«Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio ed è destinato purtroppo ad aumentare, si tratta di un grave lutto per tutto il popolo dominicano», ha detto Salcedo, il quale ha dichiarato lo stato di allerta rossa, il massimo livello di emergenza nazionale.
Il Servizio meteorologico dominicano ha annunciato che le piogge proseguiranno anche nelle prossime ore su tutta l'isola.
Marco Brancaccia

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