Martedì 22 Gennaio 2019 | 04:45

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È Quattrocchi? Per la risposta serve tempo

Gli esperti dei Carabinieri al lavoro sulla salma rimpatriata in Italia dalla Croce Rossa, per stabilire se si tratta del cadavere del "vigilante" sequestrato ed ammazzato in Iraq. Nessuna certezza sulla sorte dei suoi tre compagni di prigionia, fra i quali il pugliese Umberto Cupertino
ROMA - Si allungano i tempi dell'esame del Dna, affidato dalla Procura di Roma al Ris dei carabinieri, per l'identificazione dei resti umani portati ieri in Italia dal commissario straordinario della Croce Rossa Maurizio Scelli, che si suppone possano essere quelli di Fabrizio Quattrocchi.
Questo, mentre si attendono anche esiti sulla sorte degli altri tre vigilantes privati italiani sequestrati dai miliziani in Iraq, fra i quali c'è Umberto Cupertino di Sammichele di Bari.
Il protrarsi dei tempi è dovuto alla complessità e alla tipologia dell'analisi che deve essere eseguita. I carabinieri del Ris di Roma sono al lavoro dalla notte scorsa e, stando a quanto si è appreso in ambienti degli inquirenti, non escludono che per arrivare ad un risultato certo ci sia bisogno di qualche giorno.
Stando alla ricostruzione fornita ieri sera dal commissario straordinario della Croce Rossa ai Pm romani Franco Ionta e Pietro Saviotti e agli uomini del Ros dei carabinieri di Roma, la salma, indicata come quella dell'ostaggio ucciso, è stata portata in un luogo molto vicino alla sede della Croce Rossa a Baghdad avvolta in un telo. Già nelle prossime ore, tuttavia, si potrebbe sapere se gli esperti del Ris hanno deciso di utilizzare tecniche differenti per arrivare all'estrazione del Dna.
Il dna che verrà estratto dai reperti attualmente in possesso ai carabinieri del Ris sarà comparato con alcuni capelli di Quattrocchi recuperati dai familiari dal casco e dal cuscino su cui dormiva.
Per tentare di fare luce sui responsabili dell'omicidio, i pm Franco Ionta e Pietro Saviotti, che indagano anche sul sequestro degli altri tre italiani rapiti in Iraq, attendono ora di entrare in possesso del video, dell'emittente Al Jazira e mai trasmesso, dell'esecuzione di Quattrocchi. Al riguardo è stata avviata da tempo dagli inquirenti romani una rogatoria alle autorità del Qatar.

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