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Amnesty accusa: inglesi dal grilletto facile

Un rapporto accusa le truppe britanniche in Iraq di aver sparato e ucciso civili anche in situazioni che non costituivano un pericolo grave. Tra le vittime una bimba di otto anni
LONDRA, 11 maggio 2004 - Il «grilletto facile» dei soldati britannici mette in grave imbarazzo Downing Street. Dopo i presunti abusi sui prigionieri commessi dai militari di Sua Maestà, Amnesty International accusa le truppe in Iraq di aver sparato e ucciso civili anche in situazioni che non costituivano un pericolo grave. Il rapporto, che conta tra le vittime di queste sparatorie «non necessarie» anche una bambina di otto anni, punta il dito contro le autorità militari, colpevoli di non aver indagato a fondo sui fatti.
«I soldati britannici nell'Iraq meridionale», si legge nel rapporto, «hanno ucciso civili in circostanze in cui non si presentava alcun pericolo imminente di morte nè di ferimento per se stessi, nè per altri. In molti casi l'esercito non ha nemmeno aperto un'inchiesta e quando lo ha fatto, la polizia militare reale ha coperto tutto con il vincolo di massima segretezza e ha fornito alle famiglie delle vittime pochissime informazioni sulle indagini».

Intanto i legali di 12 famiglie hanno ottenuto dalla Corte Suprema il riconoscimento del diritto di portare in tribunale Downing Street. Al governo britannico chiederanno ragione della mancata apertura di indagini indipendenti sull'accaduto. Il ministero della Difesa si era rifiutato di ammettere la propria responsabilità sulle morti in Iraq, ma secondo gli avvocati si tratta di una violazione della carta europea dei diritti dell'uomo.
Sono 37 i casi di civili iracheni uccisi dai militari britannici dopo la dichiarazione ufficiale della fine delle operazioni belliche, il primo maggio del 2003. Il rapporto di Amnesty International cita l'esempio di Hanan Saleh Matroud, una bambina di otto anni, uccisa da un colpo all'addome il 21 agosto scorso a Karmat Alì. La città era perlustrata da pattuglie della Compagnia B del Primo battaglione del Reggimento della Regina. «Hanan» si legge nel racconto di un testimone «stava in piedi in un viale, a 60-70 metri da un mezzo corazzato. Improvvisamente un soldato ha puntato l'arma e ha sparato un colpo, che ha centrato la bambina all'addome».
Due mesi dopo la famiglia ricevette una lettera dall'esercito britannico. Vi si affermava, come si legge nel documento, che «un soldato preoccupato per la propria incolumità e per quella della sua pattuglia aveva sparato in aria un colpo di avvertimento, nel tentativo di disperdere una moltitudine che lanciava sassi». Ma la famiglia di Hanan ha sempre negato che quel giorno fosse in corso una sassaiola contro i militari britannici.
Altri casi riguardano l'uccisione di un uomo di 42 anni che non capiva l'inglese e non aveva fermato il suo minibus all'alt dei militari britannici e la morte di una guardia di una scuola femminile, che cercava di impedire un assalto all'istituto, ma era stato colpito a morte dai soldati nonostante fosse autorizzato a portare un arma.
«La situazione in Iraq è oscurata dalle prove raccolte su abusi disgustosi e terrificanti» ha detto il ministro degli Esteri Jack Straw al Parlamento, «crimini per i quali non possono esserci scusanti».
Un portavoce del ministero della Difesa ha aggiunto che il rapporto di Amnesty è stato subito preso in esame e che presto sarà data una risposta formale.

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