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Fronti di guerra

«Varyag», l'incrociatore russo nelle acque a 150 miglia al largo della Puglia: si allontana VD

«Varyag», l'incrociatore russo nelle acque a 300 miglia al largo della Puglia: si allontana

Continua ad aumentare il traffico di navi militari russe nel Mediterraneo. Nei giorni scorsi l'incrociatore Varyag è stato segnalato a circa 150 miglia dal golfo di Taranto, in acque internazionali

13 Giugno 2022

Armando Fizzarotti

BARI - La «preda» è sempre americana, il «cacciatore» continua ad essere russo, nella nuova «guerra fredda» innescata fra Est ed Ovest con l'invasione dell'Ucraina da parte delle truppe di Mosca.
Il gioco del «gatto col topo», comunque in acque internazionali, si è svolto domenica scorsa a poche centinaia di chilometri dalle coste pugliesi, dove l'incrociatore pesante «Varyag» della Marina militare russa, scortato dal cacciatorpediniere «Admiral Tributs», ha braccato la portaerei statunitense «Truman». La scena nel mare Jonio, dove incrociava la «Truman» con i suoi cacciabombardieri F-18 (i jet protagonisti del recente film “Maverick – Top Gun” con Tom Cruise): la presenza lì dell'unità è attestata dalle foto delle operazioni sul ponte di volo pubblicate su internet dalla Marina statunitense.

Testimone della «caccia», a circa 150 miglia dal golfo di Taranto (dove ha sede la più grande base navale della Marina militare italiana) un aereo da pattugliamento marittimo canadese Lockheed CP-140. Gli analisti «free lance» del traffico aereo (primo fra tutti il sito web ItamilRadar) hanno notato che il velivolo, in missione per conto della Nato sul Mediterraneo, ha orbitato a lungo in un'area a ovest dell'isola greca di Zante.

Nella giornata di ieri la tensione si è allentata, in quanto, secondo le informazioni fornite da fonti qualificate, il «Varyag» è stato avvistato a 300 miglia di distanza dalle coste pugliesi, in navigazione verso sud-est, in direzione di Creta.
Sono mesi, ormai, che sempre più navi da guerra russe attraversano il Mediterraneo - provenienti dal mar Baltico verso la base di Tartus in Siria e viceversa - avvicinandosi alla zona di competenza italiana. Più volte si è registrata la presenza di unità nel Canale di Sicilia. Questi passaggi sono attentamente monitorati dalla Nato e dalla Marina italiana con le fregate lanciamissili «Fremm» (le unità classe «Bergamini») e finora non ci sono mai stati sforamenti in acque nazionali.
Solo pochi giorni fa il capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Enrico Credendino, aveva spiegato che al momento ci sono ben 18 navi militari russe nel Mediterraneo, più due sommergibili. Nel 2016 ne era presente soltanto una.

L'ipotetica minaccia alla «Truman» e quindi alla Nato dei giorni scorsi non è stata però affatto trascurabile. Il «Varyag» (il nome dell'unità ricorda i guerrieri vichinghi che governarono nel Medio Evo la grande «Rus» di Kiev) è uno degli incrociatori della Marina militare russa, classe «Slava», noti come «killer di portaerei» in quanto armati con missili antinave P-500 Bazalt / P-1000 Vulkan (SS-N-12 «Sandbox» in codice Nato), capaci di superare 3 volte la velocità del suono (pari a 1.200 km orari) e con un raggio di azione di 550 chilometri. Gli «Slava» montano in coperta 16 tubi lanciamissili.

La Marina militare russa poteva contare su tre incrociatori «Slava» fino al 14 aprile scorso, quando una salva di missili da crociera «R-360 Neptun» lanciati dalle forze armate ucraine hanno affondato il «Moskva», gemello del «Varyag» e nave ammiraglia della Flotta del Mar Nero, che ora giace a 45 metri di profondità, 180 chilometri a sud est di Odessa.
Fu invece il terzo «fratello» dei classe «Slava», l'incrociatore pesante «Maresciallo Ustinov», il protagonista della prima «incursione» al largo delle coste pugliesi e calabresi. La data è 21 febbraio, tre giorni prima l'inizio dell'invasione dell'Ucraina. 

Sono circa le 11 del mattino quando un aereo da pattugliamento marittimo della Nato avvista lo «Ustinov» nello Jonio a meno di 200 miglia (circa 400 chilometri) dal golfo di Taranto, inviato dallo stato maggiore russo a braccare anche in questo caso la portaerei «Truman». Seguito nelle ore successive da un Atr P-72 dell'Aeronautica militare italiana e da un P-8 della Marina statunitense, decollati da Sigonella (Catania), l'incrociatore pesante fece dietrofront per dirigersi nel Mediterraneo orientale.
Fu registrata infine il 7 aprile l'incursione del cacciatorpediniere «Vice Ammiraglio Kulakov», unità antisommergibili della Marina russa, sempre nello Jonio e sempre a caccia della «Truman», approssimativamente 160 chilometri a sud di Taranto. In questa missione il «Varyag» si trovava poco più a sud est del caccia.
Come leggere questi episodi?

Da un lato la chiusura dello stretto del Bosforo alle navi militari, decisa dalla Turchia, ha tolto la possibilità alle navi russe di arrivare nel Mar Nero e dunque di uscire dal bacino meridionale. Dall’altra questi passaggi sono anche azioni dimostrative, di disturbo, «ombreggiamenti», verso gli assetti dell’Alleanza Atlantica che incrociano nel Mare Nostrum. Finora non si è mai registrata volontà arrivare allo scontro, ma l’attenzione è alta, specie dall’invasione dell’Ucraina.
Peraltro, gli accresciuti rischi rappresentati dalla postura aggressiva russa anche nel Mediterraneo, sono ben presenti anche al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che ha da poco firmato una direttiva proprio sulla «Strategia di sicurezza e difesa per il Mediterraneo».

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