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The Sunday Telegraph: prima d'essere rapiti, militari Usa avevano sequestrato le armi agli italiani

LONDRA, 02 maggio 2004 - I soldati americani avevano confiscato le armi ai quattro italiani presi in ostaggio in Iraq poco prima del loro rapimento. E' quanto ha dichiarato al domenicale britannico The Sunday Telegraph l'ex capo del team di guardie del corpo a cui appartenevano gli italiani rapiti, Paolo Simeoni. Circa tre settimane dopo la morte di Fabrizio Quattrocchi, il 32/enne Simeoni ha raccontato che poche ore prima del sequestro, alcuni soldati americani avevano confiscato tre mitragliatrici d'assalto e due mitragliette a Umberto Cupertino, Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Quattrocchi presso un posto di blocco in uno dei quartieri più pericolosi di Baghdad. Gli americani, ha detto Simeoni, hanno affermato che gli italiani avevano violato i regolamenti sul possesso di armi in Iraq. A quel punto, gli uomini -che si dirigevano verso il confine giordano- sono stati costretti a tornare in albergo alla ricerca di altre armi, ma hanno trovato solo una mitraglietta e due pistole. «I miei colleghi stavano tornano a casa da Baghdad attraverso la Giordania quella mattina, quando hanno incontrato un posto di blocco controllato da soldati americani», ha dichiarato Simeoni al Sunday Telegraph. «Noi non sappiamo esattamente perchè i soldati hanno confiscato loro le armi - ha proseguito -. Il ministero dell'Interno iracheno non rilascia il porto d'armi agli occidentali, dicono che in genere bisogna solo mostrare un documento come un passaporto». Simeoni ha poi indicato che «tutti i miei uomini avevano passaporti italiani e uno di loro, Fabrizio, aveva un pass per il quartier generale della Coalition Provisional Authority (l'amministrazione civile della coalizione) nella Zona Verde di Baghdad. In genere questo è più che sufficiente per dimostrare che lavoravano nel settore della sicurezza per la coalizione - ha aggiunto -, ma in questo caso i soldati non volevano saperne». Secondo Simeoni, «se fossero stati britannici o americani, sarebbe andata bene. Può essere - ha aggiunto - che i soldati non si siano fidati di loro perchè erano italiani ed il loro inglese non era perfetto». Simeoni ritiene inoltre che i quattro sono caduti in un'imboscata ben pianificata e ammette che anche se avessero avuto armi più potenti forse non sarebbero riusciti a salvarsi. «Penso che i tassisti che li accompagnavano c'entrano in qualche modo, (penso) che loro li hanno guidati nella trappola - ha dichiarato l'italiano -. Ma sono comunque arrabbiato perchè l'esercito Usa ha confiscato loro le armi. Questi erano professionisti della sicurezza e in quel modo li hanno messi a rischio immediato».

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