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In Puglia e Basilicata

L'intervista

«Putin vuole sovvertire l’equilibrio globale, ma è evidente che ha sbagliato i suoi calcoli»

Scontro tra Russia è Ucraina: la guerra è davvero alle porte?

Ian Morris, storico della Stanford University: serve un’Europa unita per ricostruire l’ideale di pace

21 Aprile 2022

Dorella Cianci

Ian Morris è professore di Lettere classiche a Stanford, ma anche esperto di Storia contemporanea. A lui, autorevole voce internazionale, abbiamo chiesto un commento sulla strategia utilizzata dal Cremlino, finora apparsa fallimentare.

Professore, la guerra ha spazzato via il progetto di pace che forse gli europei si erano limitati a cullare solo all’interno dei confini dell’Unione?

«Da due mesi stiamo vivendo nel pieno dello shock per i fatti di Mariupol, di Bucha, per la minaccia nucleare, ma queste emozioni terribili devono essere interpretate correttamente. Gli europei non sono stati delusi nei loro sogni di unità. Si sono solo resi conto che il lavoro che ritenevano finito non lo è veramente. Ci sarà di nuovo un’Europa pacifica, ma, per i prossimi anni, il compito sarà arduo e, in nome di questo compito, hanno iniziato a lavorare, sul versante della diplomazia, Ursula von der Leyen e Charles Michel. La loro visita in Ucraina è un grande segnale di vicinanza di tutta l’Europa a chi ora sta veramente soffrendo, anche se con grandissima dignità. Va anche precisato che non c’è stata davvero alcuna conquista particolarmente significativa da parte della Russia, neanche nel Donbass. Condivido quanto ascoltato alla Cnn».

Abbiamo vissuto, fino a poco tempo fa, in un'età dell'oro, quella che gli studiosi di relazioni internazionali e gli storici chiamano la «lunga pace».

«Dal ’45 a oggi, il mondo ha combattuto sorprendentemente poche guerre interstatali e nessuna guerra globale. In un certo senso, quello che è iniziato a febbraio è stata una drammatica sorpresa, un imprevisto. Per quanto gli storici possano guardare e analizzare ogni cambiamento importante, soprattutto nell'equilibrio mondiale tra ricchezza e potere, possiamo ben dire che questa violenza massiccia, da est, non è stata veramente prevista; attualmente stiamo vivendo il cambiamento più veloce di tutti i tempi. Nel 1950, tre dei 4 paesi più ricchi del mondo erano occidentali e solo uno era asiatico; nel 2022, tre sono asiatici e solo uno occidentale. Il dato non è da sottovalutare, perché rivela un ribaltamento degli equilibri. La Russia si è fatta guidare proprio dall’idea di sovvertire ogni equilibrio globale. Ha fatto delle buone valutazioni? Non ci sembra, anche se ha intaccato quell’età della lunga pace. E non senza conseguenze, anche economiche».

La guerra, secondo il generale prussiano Clausewitz, è una mera continuazione della politica con altri mezzi. Ma è anche la cessazione del dialogo politico, la negazione della politica stessa. Che ne pensa?

«Sono d’accordo. I governi entrano in guerra quando pensano che la forza raggiungerà i loro obiettivi politici; non vanno in guerra quando pensano che porterà solo disastri. La minaccia delle armi nucleari dal 1945 e la schiacciante superiorità economica e militare americana, dal 1989, hanno, finora, alzato i costi della guerra così in alto, che pochi governi sarebbero tanto folli da volerli sostenere. Eppure le controversie interstatali persistono, e così i governi hanno trovato nuove vie per sostenerle. Da qui il disastro preparato per l’Ucraina. Negli ultimi 400 anni, gli eserciti (polacco, svedese, francese e tedesco) hanno minacciato o messo in seria difficoltà Mosca. Vladimir Putin parlava sul serio, nel 2005, quando definì il crollo dell'Unione Sovietica, la più grande catastrofe geopolitica del secolo. Per 30 anni, nella sua testa, riportare indietro la frontiera verso ovest è stata una delle principali priorità strategiche della Russia e non poteva esistere alcun costo di guerra che potesse bloccare quest’idea di rivalsa. Ovviamente ci sono state molteplici valutazioni sbagliate, anche in termini di forza militare. I generali raccontavano al Cremlino una realtà inesistente, mentre si perdevano, e si indebolivano, nel lusso derivato dalla loro corruzione. L'Ucraina, come disse nel 2008, non è nemmeno uno stato, perché russi e ucraini sono un unico popolo. Secondo questa logica distorta, le decisioni del 2014 di annettere la Crimea e sostenere i separatisti nella regione del Donbass non costituivano né una guerra né un'invasione. Fino al febbraio 2022, sembrava che stesse ancora lavorando sulla stessa sceneggiatura quando ha annunciato che le regioni ucraine di Donetsk e Luhansk erano in realtà paesi indipendenti».

È iniziata però la logica falsata della «denazificazione», che, al contrario, cela un progetto antidemocratico in espansione…

«Sì. La strategia di Putin era quella dei movimenti confusi, nessuno dei quali raggiungeva il livello conclamato della guerra. Gli analisti americani la chiamano la Dottrina Gerasimov, il capo di stato maggiore dell’esercito russo. “L'enfasi nei metodi di lotta, scrisse Gerasimov in un saggio del 2013, è concentrata sull'uso diffuso di questioni politiche, economiche, informative, umanitarie e non militari”. L’uso della forza, spesso, avviene con il pretesto del mantenimento della pace e per la gestione momentanea della crisi; avviene solo in una certa fase, principalmente per ottenere il successo definitivo nel conflitto, che non si vuole nominare. Credo che questa manipolazione dei fatti sia alla radice della propaganda della denazificazione».

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