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Patriarca caldeo di Baghdad: gli ostaggi stanno bene. 007 cauti

ROMA - Molti indicano in Jabbar al Kubaisi, leader della cosiddetta Resistenza patriottica irachena, un personaggio chiave per la liberazione degli ostaggi italiani. E oggi Kubaisi si è detto ottimista: le speranze per la liberazione «sono migliori rispetto a due, tre giorni fa». Originario di Falluja, dove ammette di avere «molte amicizie influenti», Jabbar al Kubaisi è probabilmente in collegamento diretto con i terroristi che tengono prigionieri Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino. Lui dice che non è così, ma che conosce persone in grado di entrare in contatto con i rapitori. Poco importa: i servizi segreti italiani hanno puntato subito su di lui, per poter avviare la trattativa. «Abbiamo incontrato ieri sera alcune persone molto rispettate a Falluja - spiega Kubaisi all'Ansa - e ci hanno dato assicurazioni che si vuole chiudere la vicenda positivamente e il prima possibile». Ma chi ha in mano gli ostaggi? «E' ovvio che non si tratta di criminali che fanno questo per soldi, ma di una formazione politica». E' inoltre ovvio - aggiunge il leader dell'Ani, frequentatore del campo antimperialista di Assisi e, secondo alcuni, vicino agli ambienti dei servizi segreti siriani - «che si tratta di un gruppo che appartiene alla resistenza irachena. Ma questa - prosegue - non è una cosa sola, è una galassia di tanti gruppi e non tutti conosciuti». L'Ani sta comunque cercando di entrare in contatto con loro. «Stiamo provando a stabilire dei contatti diretti con il gruppo dei sequestratori. Ma non è facile perchè l'area di Falluja è molto vasta e ci sono tantissimi gruppi. E' un lavoro lento e difficile. Ma sicuramente - ribadisce - l'aria che si respira oggi è più rassicurante di due-tre giorni fa». Ottimistiche, ma tinte di giallo, anche le dichiarazioni del patriarca caldeo di Baghdad. Gli ostaggi italiani «stanno bene» e «alla fine saranno liberati», dice al Sir Emanuele III Dally, patriarca di Babilonia dei Caldei, che da tempo, insieme alla Nunziatura apostolica della capitale irachena, si sta adoperando per la liberazione degli ostaggi. «Serve più pazienza e meno clamore». E poi: «Stiamo facendo il possibile. Al punto in cui siamo sono ottimista per la soluzione positiva della vicenda». Ma poi, intervistato dal Tg3, fa marcia indietro: «Io non ho visto gli ostaggi, come posso dire che stanno bene?». E al Gr2: «un giorno, quando conoscerò le porte dove bussare, busserò». Ottimismo a parte, i servizi segreti italiani continuano a tenere in piedi la trattativa. La manifestazione di domani, come dice lo stesso Kubaisi, ha creato «grandi aspettative in Iraq», ma gli 007 non si fanno molte illusioni. «Il nostro lavoro prosegue indipendentemente», dice una fonte dell'intelligence, che invita alla «massima cautela».

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