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Nel 2020 uscirà in Italia il nuovo romanzo

Nobel Letteratura 2019 a Peter Handke

Il premio Nobel Letteratura 2019 è stato assegnato a Peter Handke «per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana»

Peter Handke

Peter Handke

Il premio Nobel per la letteratura 2019 è stato assegnato a Peter Handke «per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana». Questa la motivazione del Nobel per la Letteratura 2019 all’austriaco Peter Handke.

«E' stata una decisione molto coraggiosa»: così Peter Handke, premio Nobel per la Letteratura 2019, in una dichiarazione raccolta in Francia, davanti alla casa di Chaville dove vive, e trasmessa in diretta da Rainews24.

Il narratore e drammaturgo austriaco si è detto «stupefatto» per la notizia: «Non avevo speranze, non sapevo di essere nella rosa». E ancora: «Non avrei mai pensato che mi avrebbero scelto, ma non mi sento isolato assolutamente, a volte mi piace anche il rumore, dipende da quale».

Nel 2014 Peter Handke, in occasione dell’assegnazione del Nobel per la letteratura al francese Patrick Modiano, dopo aver dispensato grandi complimenti al collega, si espresse con parole molto dure nei confronti del Nobel e propose anzi di abolirlo.

«Modiano è davvero un autore notevole con un’opera unica», affermò, aggiungendo che il riconoscimento, con la sua «falsa canonizzazione» della letteratura, non porta nulla di buono: «Il Premio Nobel andrebbe finalmente abolito», disse Handke in una dichiarazione all’agenzia austriaca Apa.

Secondo lo scrittore austriaco, autore di capolavori come i romanzi «Prima del calcio di rigore», Breve lettera del lungo addio», «Infelicità senza desideri», il Nobel porta «un momento di attenzione, nelle pagine dei giornali», ma per la lettura non porta nulla.

Handke aveva ammesso che l’essere stato inserito nella rosa dei candidati al Nobel non lo aveva lasciato indifferente: «certo che ti prende, ti infastidisce, e allora ti infastidisci con te stesso perché ci pensi: è una cosa così indegna e al contempo si diventa per un pò se stessi indegni».

Nel primo semestre 2020 uscirà in Italia il nuovo romanzo di Peter Handke, La ladra di frutta. Lo annuncia Luigi Brioschi, presidente Guanda, commentando l'assegnazione del Nobel per la Letteratura 2019 allo scrittore austriaco.

«Peter Handke ha segnato con un’impronta inconfondibile il corso della letteratura contemporanea: un grande maestro di stile - dice Brioschi - uno scrittore profondamente originale, un artista che sa mostrarci le cose come non le abbiamo mai percepite. Guanda pubblica con convinzione e costanza l’autore da molti anni, alternando le novità ai titoli di back-list, e oggi festeggia un premio che Peter Handke ha grandemente meritato».

Peter Handke, il Nobel ad un intellettuale inquieto - Figura intellettualmente irrequieta, Peter Handke cominciò a fine anni sessanta a conquistare notorietà internazionale a 19 anni da autore teatrale con un testo che proponeva, come annunciato sin dal titolo, «Insulti al pubblico» (1961), poi, come narratore conquistò tutti con un libro tenero e scioccante, forse il suo capolavoro, «Infelicità senza desideri» (1972), in cui raccontava il suicidio della madre con un’ottica al femminile e di essere stato adottato dal suo compagno tedesco Handke, mentre lui avrebbe conosciuto il padre solo da adulto, giudicandolo ignobile per la sua partecipazione al nazismo. Scandalo ha poi fatto sempre la sua aperta posizione filoserba (vivendo male la disintegrazione della ex Jugoslavia anche in memoria della madre di origini slave), culminata col suo denunciare nel 1999 i bombardamenti Nato che lo fecero schierare con Mislosevic, anche se sostiene di essere stato spinto solo dalla tragedia della popolazione. Eppure, a contrasto con questo suo spirito aspro e anticonformista, lo scrittore austriaco, oggi insignito del Premio Nobel per la Letteratura 2019 (che nel 2014 aveva auspicato venisse abolito), ha sempre ribadito di non aver alcun interesse per le catastrofi del mondo d’oggi: «Io faccio libri contro la storia. L’unica catastrofe che voglio rappresentare è la mia». Il discorso narrativo si traveste da saggio come in ''Saggio sulla stanchezza», «Saggio sul juke-box», «Saggio sulla giornata riuscita». Non a caso si cita una sua affermazione: «la narrativa è eterna, ma forse è vero, il romanzo è morto».

Così il suo occhio disincantato sul mondo, lo ha portato da una parte a indagare il passato della propria famiglia come in ''Sempre ancora tempesta» (pubblicato da Quodlibet che sta rieditando i suoi testi teatrali) a una scrittura introspettiva che mostra la sua incredibile capacità di scomparire tra le pieghe del testo, eredità di uno dei suoi punti di riferimento, Adalbert Stifter. Ecco allora la ricerca di una visione profonda, d’ordine complessivo universale, pur restando la mancanza di senso e comunque la necessità di cercarne sempre uno sapendo che ogni piccolo traguardo non è mai definitivo delle sue opere, dal celebre «Prima del calcio di rigore» (divenuto film di Wim Wenders come poi «Il cielo sopra Berlinò') a ''Saggio sul cercatore di funghi», sino al poemetto «Sulla durata» (pubblicato da Einaudi, che è l’editore italiano di molti suoi testi assieme a Guanda, che annuncia per il 2020 l'uscita di «La ladra di fruttà'). Naturalmente in tutto questo, in un gioco di astrazione e allusioni, di simbolismi, il rischio è sempre di non riuscire a neutralizzare un eccesso di intellettualismo, ma quando l’operazione riesce si può avvertire il soffio della poesia nei dettagli minimi (da citare in questo caso «La donna mancina», da cui trasse un film).

Da 25 anni almeno vive in Francia, a Chaville sul limitare di un bosco, vicino a Parigi, dove risiede la figlia Amina. A lei dedicò «Storia di una bambina», delicata rievocazione , tutta allusioni, mimetizzazioni, tra un rivelare e nascondersi sul tema del sublime, facendo apparire in filigrana la fine del suo matrimonio con l’attrice Linfgart Schawrz e l’affidamento a lui della figlia che fu con lui per molti anni, segnandolo profondamente. Il libro lo considera prima parte di una tetralogia che comprende «Lento ritorno a casa», ''L'insegnamento della Sainte-Victoire» e «Attraverso i villaggi».

Handke, è nato a Griffen, in Carinzia, nel 1942. La madre si trovò a dover lottare per l’essere madre nubile e di lingua slava (una minoranza nella Carinzia austriaca) negli anni dell’occupazione nazista. Il piccolo Peter, prima trasferito a Berlino dal padre adottivo, poi riportato nelle sue valli alpine ebbe problemi con la lingua in un alternarsi di tedesco e sloveno, sia in casa che a scuola. Ma è proprio la madre con la sua «capacità di raccontare che io non potrò mai eguagliare» a affascinare questo bambino e poi ragazzo, che ha studiato giurisprudenza all’Università di Graz senza poi laurearsi, perché si è dedicato presto alla letteratura in modo esclusivo. Nel 1966 si è trasferito a Princeton, negli Stati Uniti, da dove è tornato in Europa per dedicarsi alla letteratura con la una prospettiva d’avanguardia. Nel 2014 ha avuto l’importante premio Fraz Kafka e poi il Premio Ibsen, i cui 300mila euro ha devoluto all’aiuto dei bambini serbi orfani della guerra. In Italia, nel 2016, ebbe invece il premio Scanno, che volle dividere a metà con i terremotati del 24 agosto.

La motivazione di questo premio Nobel per la letteratura 2019 gli è stato assegnato «per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana». Lui definisce oggi l’averlo scelto «una decisione molto coraggiosa» proprio in riferimento al suo essere stato a suo tempo bollato come fascista per aver parlato ai funerali di Milosevic. A proposito, pressato dai giornalisti, oggi risponde «Non ho nulla da cambiare, la mia natura è la mia natura». Oggi naturalmente si ricorda anche che contro il Nobel Handke si era espresso con chiarezza nel 2014, lodando l’assegnazione a Modiano, ma sottolineando la «falsa canonizzazione» della letteratura che porta «un momento di attenzione, nelle pagine dei giornali», ma in realtà non porta a nulla e «andrebbe finalmente abolito». Così, quando apprese la prima volta di essere stato inserito nella rosa dei candidati al riconoscimento dell’Accademia di Svezia, confessò di non essere rimasto indifferente: «Certo che ti coinvolge, ti infastidisce, e allora ti infastidisci con te stesso perché ci pensi: è una cosa così indegna e al contempo si diventa un pò indegni noi stessi». Oggi invece sottolinea che il suo ''sentimento più importante è quello epico come per Cervantes, Tolstoj».

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