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di DONATO MASTRANGELO

MATERA - Entro il 2018 l’impianto di produzione del calcestruzzo situato a San Vito sarà spostato all’interno del perimetro della Italcementi, in località Trasanello.

Lo hanno annunciato ieri, in una conferenza stampa indetta nello stabilimento che fa capo al gruppo HeidelbergCement, il direttore tecnico ing. Agostino Rizzo, il direttore di Italcementi Matera ing. Giuseppe Auriemma e il direttore dell’Area Centro Sud della Calcestruzzi, ing. Evaristo Rota. Nella circostanza è stato illustrato il piano di investimenti della società nella città dei Sassi pari ad un milione e 700 mila euro. Di questo importo 500 mila euro saranno destinati alla delocalizzazione dell’impianto di San Vito, «restituendo, in prospettiva di Matera 2019 uno degli accessi strategici alla città», come ha rimarcato l’assessore all’Ambiente Adriana Violetto presente all’incontro.

«Inizialmente - ha detto Rota - era previsto il trasferimento nei pressi di Venusio ma, in seguito ad una serie di lungaggini autorizzative, d’intesa con il Comune si è deciso di optare per una soluzione alternativa all’interno dell’insediamento produttivo di Italcementi. Una volta ottenuti tutti i permessi e avviato il nuovo impianto a Trasanello, l’area di San Vito sarà ceduta gratuitamente al Comune che procederà alla riqualificazione. Lo scorso 12 dicembre Italcementi ha richiesto al Suap il permesso a costruire. Contiamo di realizzare il nuovo impianto entro cinque mesi dal rilascio di tutte le autorizzazioni, tra cui quella edilizia in capo al Comune e quella ambientale di competenza della Provincia di Matera. Nella fattispecie non parliamo di Aia ma di Aua, Autorizzazione Unica Ambientale che stiamo già redigendo e che presenteremo entro gennaio 2018. La Provincia entro novanta giorni dovrà convocare la conferenza di servizi per cui, se l’iter autorizzativo verrà concluso entro maggio è presumibile che il nuovo impianto di calcestruzzi sarà ultimato entro ottobre-novembre dello stesso anno. Ci si sposterà da San Vito di circa 5 chilometri, avvicinandosi ai luoghi di approvvigionamento delle materie prime con una riduzione dell’impatto ambientale». Auriemma, direttore dello stabilimento dal 2011, ha anche annunciato un investimento di un milione e 200 mila euro per la realizzazione di un sistema di recupero delle acque meteoriche da utilizzare nel ciclo di produzione del cemento. «In questo modo - ha precisato - stimiamo di recuperare fino a 120 mila metri cubi di acqua, un grande risultato considerando che ne consumiamo annualmente quasi 140 mila metri cubi. L’acqua reimmessa verrà utilizzata nel ciclo produttivo e come acqua di raffreddamento macchine, per l’irrigazione e per i servizi igienici. Auriemma ha evidenziato che la cementeria, in produzione dal 1974, conta attualmente 107 dipendenti, ha un indotto di 300 unità ed una capacità produttiva di 900 mila tonnellate annue. Sul piano della sicurezza lo stabilimento vanta, al 30 novembre scorso, 678 giorni senza infortuni. Il revamping del 2010, con la nuova tecnologia del processo produttivo ha abbattuto del 75 per cento le emissioni di polveri. Quanto all’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), il direttore tecnico Rizzo ha affermato che «uno dei punti di forza di Italcementi è l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Con il revamping del 2010 abbiamo messo assieme le migliori tecnologie per rendere la cementeria performante sul piano produttivo e meno impattante sull’ambiente con una riduzione importante delle emissioni. La nuova Aia ha introdotto limiti emissivi più restrittivi per parametri quali polveri e ossidi di azoto con una riduzione, per alcuni di questi, fino al 50% rispetto alla precedente autorizzazione. Il Css non è qualcosa che si aggiunge ma sostitutivo di quello che c’è. Utilizzare una tonnellata di Css significa non portare nello stabilimento 650 chili di carbone. Su base annua se utilizziamo 60 mila tonnellate di Css significa ricorrere a circa 40-45 mila tonnellate in meno di petcoke ma in termini di apporto calorico non cambia nulla».

Auriemma ha aggiunto che «mentre il protocollo di monitoraggio dell’ambiente siglato nel 2011 con Regione, Provincia e Comune era un atto volontario, la recente autorizzazione regionale intensifica i numerosi controlli già presenti. Oltre a quelli sulla attività della cementeria, infatti, sono previsti anche i monitoraggi a garanzia della qualità ambientale esterna in accordo con l’Arpab».

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