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«Sarà la Grazia di Dio
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di Enzo Fontanarosa

MATERA - Giunge alle 11,30 sul sagrato della Cattedrale, il parroco di San Pio X, col suo scooter Liberty Piaggio celeste. Lo parcheggia in uno spazio a lato dell’ingresso dell’Episcopio, tra i vasi; si sfila il casco e va verso il portone. Lo attendono altri sacerdoti. «Auguri don Rocco», gli dicono un paio di fedeli, che lo riconoscono in una piazza gremita di turisti. Un sorriso e strette di mano: «Grazie», risponde mons. Rocco Pennacchio, che ieri mattina ha ricevuto, nella solennità dovuta, l’ufficialità della sua elezione ad arcivescovo metropolita di Fermo, nelle Marche.

«Grazie ancora», ripete, e si infila nel palazzo episcopale, accompagnato da don Mimì Falcicchio, il nuovo parroco della Basilica maggiore cittadina. Raggiungono nel suo ufficio mons. Giuseppe Antonio Caiazzo, l’arcivescovo della diocesi Matera-Irsina. Alle 12, nel tempio dei materani, nel giorno della Festa della Esaltazione della Croce, l’annuncio della elezione di don Rocco al rango di presule. Nella cattedrale, intanto, i banchi iniziavano a riempirsi. A mezzogiorno in punto, accompagnati dal suono a stormo delle campane, mons. Pennacchio accompagnato dall’arcivescovo e dal Capitolo, fa ingresso tra lo scrosciante applauso di sacerdoti, religiosi e religiose, diaconi, autorità, parenti e amici. Mons. Caiazzo, dopo la preghiera, ha letto il provvedimento pontificio inviato dal Nunzio apostolico in Italia mons. Adriano Bernardini (a cui nei giorni scorsi è succeduto mons. Emil Paul Tscherrig) e ha posto sul capo di don Rocco, emozionato ma composto, lo zucchetto in seta di colore paonazzo, uno dei simboli del suo nuovo status ecclesiale. Dopo l’abbraccio col presule, quello con i monsignori Salvatore Ligorio, Michele Scandiffio, Rocco Favale e Pierdomenico Di Candia, seduti vicino l’altare. Don Rocco sorride e senza pensarci toglie la calottina e la tiene in mano. «Lo so, non ti ci vedi; ma dovrai abituarti», gli dice con un gran sorriso mons. Caiazzo. Il quale, nel discorso che terrà subito dopo, ha evidenziato come «oggi (ieri, ndr) la nostra Chiesa di Matera-Irsina è in festa».

Una festa ancora più grande anche per una serie di coincidenze, quali l’anniversario dell’ordinazione presbiteriale dei sacerdoti Vincenzo Sozzo, Leonardo Santorsola, Giuseppe Tarasco e Michele Francabandiera. Ieri sera, inoltre, nella parrocchia di Sant’Antonio a Pisticci , è stato ordinato diacono il giovane Leonardo Rocco Sisto dallo stesso mons. Caiazzo che, con modestia, ha ricordato: «È anche l’anniversario della mia ordinazione diaconale. Quante “Dioincidenze”!». Ha, poi, detto che il compito di annunciare il Vangelo «in un mondo che cambia, sempre più secolarizzato, che ha nei giovani e nella famiglia una particolare attenzione» trova nel nuovo vescovo Rocco il più idoneo a farlo: «Come tutti sappiamo, ha lavorato molto con i giovani, soprattutto nell’Azione Cattolica. Li conosce bene e di certo saprà come rapportarsi con loro, così come con le famiglie entrando e curando le piaghe e le ferite di ogni uomo».

Dopo il discorso, è toccato a mons. Pennacchio prendere la parola. Per lui continua un percorso che lo ha portato da adulto al sacerdozio (il 4 luglio 1998), dopo un passato da bancario nella sede materana del Banco di Napoli che, nella sua vita in abito talare, gli tornerà utile. Da sacerdote, poi, ha pure insegnato religione nell’Itis “Pentasuglia” e nel Liceo classico “Duni”. «Sento questa nomina un onore ma anche una responsabilità – ha detto –. Un onore sì per me, ma soprattutto per la mia terra (è nato a Matera il 16 giugno 1963, ndr) perché è da 55 anni, dai tempi di mons. Vito Roberti, che non veniva nominato vescovo un materano. E poi sono grato che per la prima volta viene fatto vescovo chi ha studiato nel Seminario di Potenza. Ho pure verificato che Fermo è la Diocesi più a Nord con un vescovo meridionale, che non è poi una cosa scontata». Ha rivolto un pensiero a tutti coloro che «hanno accompagnato il mio cammino vocazionale, innanzitutto la famiglia». E ricordato, in particolare, i monsignori Ennio Appignanesi, Angelo Mazzarone, Antonio Ciliberti; lo zio, don Nicola Colabrande («Con la sua discrezione e rudezza mi è stato d’esempio»), e i mons. Di Candia, Ligorio e Caiazzo (fu premonitore: «Io penso che tu devi fare questo»). E ringraziato papa Francesco: «L’ho dato per scontato. Nell’udienza dei vescovi italiani del maggio 2013, mi chiese: “Chi sei”; e io: “Sono l’Economo” (dal 2011 al 2016 lo è stato della Cei, ndr); e ancora lui: “Allora diventeremo amici”». E don Rocco ha commentato ieri: «Ma non immaginavo fino a tanto», scherzando sulla sua nomina. E agli amici e parrocchiani: «Fermatevi, se passate, a Fermo». Intanto, ha ricevuto la sorpresa di un gruppo di turisti fermani che, per coincidenza, erano in città. Hanno conosciuto in anteprima il loro nuovo presule ricevendo la benedizione anche per gli altri fedeli dell’arcidiocesi marchigiana. Don Rocco ha poi detto che «nessuno sano di mente può sentirsi capace di fare il vescovo. Ciò che conta, oltre la propria disponibilità, è la Grazia di Dio. Pensando a un motto, per scherzo, ho detto che avrei scelto la conclusione della Lettera di Paolo ai Galati, cioè “D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi... ”. Ho scelto, invece, una cosa più spirituale, sempre di Paolo: “Ti basta la Mia Grazia”».

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