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cultura

Matera 2019, si riapre
la sfida della capitale
«800 milioni di budget»

Intervista a Salvo Nastasi incaricato dal Governo di «svolgere compiti di coordinamento e di impulso» per Matera 2019

Salvo Nastasi

Salvo Nastasi

di OSCAR IARUSSI


Mancano poco più di sedici mesi all’inizio di «Matera 2019», allorché la città dei Sassi, la Basilicata e per certi versi il Sud intero si ritroveranno sotto i riflettori riservati alla capitale europea della cultura, in coppia con la città bulgara di Plovdiv. Luci invero un po’ appannate negli ultimi anni dalla crisi che sta investendo l’idea di Europa. Lo spirito comunitario è infirmato o sminuito dai populismi incalzanti a Est e a Ovest, dalla montante xenofobia e sotto i colpi della «Brexit». Dal dopoguerra a oggi il Vecchio continente non è mai stato così ripiegato su se stesso e in declino, nonostante le speranze accese di recente dal trionfo dell’europeista Macron in Francia. D’altronde - piccolo test - provate a chiedere «in giro», sia pure in ambiti colti, quali siano le capitali culturali europee dell’anno in corso. Ben pochi sapranno rispondere che si tratta di Aarhus in Danimarca e di Pafos a Cipro.
Sono trascorsi quasi tre anni dal giorno, il 17 ottobre 2014, in cui Matera si aggiudicò il titolo, salutato in città dal tripudio popolare in piazza San Giovanni. Da allora l’Open Future, il «Futuro Aperto» che dà il la al dossier vittorioso orchestrato da Paolo Verri, è parso rinchiudersi in dinamiche provinciali, deludendo in parte le speranze di riscatto di un comunità stanca degli arcaismi che le vengono affibbiati, poveri cristi a Eboli etc... Sono stati anni di litigi non occasionali fra le istituzioni lucane, di qualche narcisismo in eccesso e di tempo perso nel concepire e allestire strutture o attività per il 2019.
Tempo che ora va recuperato speditamente, per evitare oltre al danno, la beffa che venga rivolta a Matera e al Mezzogiorno l’accusa di incapacità nel mettere a frutto le occasioni.

Giusto un mese fa il Governo presieduto da Paolo Gentiloni ha incaricato Salvo Nastasi di «svolgere compiti di coordinamento e di impulso» per Matera 2019. Non è un commissariamento, dice l’interessato, perché i suoi poteri non sono sostitutivi rispetto a quelli locali, ma di certo è una sterzata e un’accelerata. Nastasi, 44 anni, nato a Bari dove si è laureato in Giurisprudenza, viene dal Ministero dei Beni Culturali dove è stato a lungo direttore generale e poi capo di Gabinetto, ha gestito direttamente grandi istituzioni culturali come il Teatro San Carlo di Napoli e il Maggio Musicale Fiorentino, e ha fatto parte del consiglio di amministrazione del Teatro Petruzzelli dal 2003 al 2007. Nel 2015 Nastasi è stato nominato da Matteo Renzi vice segretario generale della Presidenza del Consiglio e commissario di Governo per l’area di Bagnoli. A lavorare su «Matera 2019» ha chiamato, in qualità di suo Vice, un giovane funzionario della Presidenza del Consiglio, Paolo Verdone, che vanta esperienze al G7 di Taormina e all’Expo Milano 2015.

Nastasi, quali sono stati i suoi primi interventi per «Matera 2019»?
«Nel corso delle ultime settimane sono stato due volte a Matera per riunioni operative molto proficue con il sindaco, gli assessori e i rappresentanti della Regione Basilicata. E ho proposto al ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, l’inserimento nel decreto-legge Mezzogiorno, convertito dalle Camere pochi giorni fa, di una norma specifica a favore di Matera. Tale norma prevede l’accelerazione delle procedure per gli interventi programmati per la Capitale europea della cultura 2019 attraverso un regime economico di “contabilità speciale”, e la possibilità che la società pubblica Invitalia possa operare come soggetto attuatore per gli interventi».

Questo che cosa comporta?
«La progettazione, l’affidamento dei lavori e la loro verifica saranno seguiti da un soggetto unico e monitorati dalla Presidenza del Consiglio attraverso il mio Ufficio. Si tratta di un contributo importante che testimonia un’attenzione molto forte da parte del Governo e del Parlamento».

Quali sono le azioni previste e/o attuabili per le infrastrutture, considerando anche la posizione «isolata» di Matera? Strade, ferrovie, il teatro Duni e altri contenitori culturali...
«Il Masterplan degli investimenti per Matera 2019 prevede interventi infrastrutturali e di abbellimento urbano che renderanno la città più vivibile e più facilmente raggiungibile. È imponente l’opera che le Ferrovie Appulo Lucane (FAL) stanno predisponendo per il raddoppio della linea ferroviaria Bari-Matera, che non sarà interamente realizzata per il 2019, ma che certamente sarà ammodernata e resa più funzionale alle necessità di questo grande evento. Inoltre, sono stati già progettati e nei prossimi mesi verranno avviati i lavori relativi alle infrastrutture stradali e culturali più strategiche. Ci tengo a sottolineare che il sostegno del Governo non si esaurirà con l’inaugurazione di Matera 2019, ma proseguirà fino all’effettiva spendita di tutte le risorse pubbliche che il Governo e gli enti territoriali dedicheranno allo sviluppo culturale, economico e industriale di quest’area del Mezzogiorno».

Qual è il budget di Matera 2019 e quale il budget per le attività culturali?
«Il budget complessivo, che somma risorse per infrastrutture per la mobilità su gomma e ferro, per le trasformazioni urbane nella città di Matera e in regione, più il programma culturale, è di circa 800 milioni di euro, di cui 300 per la Matera-Ferrandina. Le risorse per il programma culturale sono le uniche gestite dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 e ammontano a circa 50 milioni di euro, di cui 35 per le grandi mostre, le cerimonie inaugurali e di chiusura e oltre 50 produzioni originali; 7 milioni sono per la promozione e 8 milioni per spese generali e di gestione».

C’è un rischio di turismo selvaggio o «mordi e fuggi», già evidente in città. Come si può salvaguardare Matera, un habitat unico al mondo per autenticità e assai fragile, dalle minacce della «disneyficazione», di falsità e di consumo, che oggi affliggono Venezia o Firenze?
«Proprio grazie a Matera 2019 la città potrà offrire un prodotto turistico e culturale molto più qualificato, che necessiterà di almeno tre giorni di visita, aggiungendo al patrimonio artistico esistente almeno due nuovi grandi contenitori culturali e una produzione contemporanea originale».

A che punto siamo nello sviluppo dei progetti culturali?
«Oltre metà del programma culturale è in via di produzione e viene realizzato in co-creazione tra la scena creativa locale e la scena creativa europea, con un investimento di oltre 6 milioni di euro. Sono state affidate anche le quattro mostre principali, una per trimestre del 2019».

V’è in città e nella regione, a suo avviso, una consapevolezza del rilievo per tutto il Paese e per il Mezzogiorno in particolare della sfida di Matera 2019? Oppure prevalgono ancora i conflitti intestini che hanno ritardato sin qui il percorso?
«Assolutamente sì. Ho trovato una grande consapevolezza sia nella classe politica locale che tra i cittadini. Questa è la dimostrazione che la scelta di Matera è stata vincente non solo per il valore che la città rappresenta nel mondo, ma anche per la sensibilità e l’impegno che stanno mostrando i suoi cittadini. I conflitti esistono dappertutto, ma si superano con la forza del risultato».

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