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Albicocche pregiate per terra
la disperazione dei produttori

Albicocche pregiate per terrala disperazione dei produttori

di FILIPPO MELE

SCANZANO JONICO - Una scena che ti colpisce allo stomaco per la sua violenza. Centinaia di quintali di pregiate albicocche per terra, sotto agli alberi verdeggianti strapieni di prodotto. Accade dappertutto nel Metapontino una volta California del Sud. Ora, invece, la crisi di mercato ha azzerato la commercializzazione di albicocche, pesche e nettarine. «È una tragedia – ha detto Pinuccio Pierro, 66 anni, tecnico dirigente prima alla Nuovo Pignone e poi alla General electric e, dalla pensione, agricoltore -. Non ho venduto un solo chilo delle mie Orange rubis. Una varietà impiantata sei anni fa per cui ho pagato le royalties. Albicocche bellissime, gustosissime, senza in filo di acidità, curate e prodotte a regola d’arte».

L’impianto che abbiamo visitato, in effetti, in via Liguria, è di quelli, come dire, in grande stile. Piante trattate, potate, irrorate da un sistema idrico fisso a goccia, coperte da tendoni antigrandine. Roba da buttarci il sangue. «È vero – ha concordato il nostro interlocutore. Qui ho investito fior di euro. Per ricavare, poi, il nulla. Veramente ti piange il cuore». Ma cosa è accaduto in questa annata 2017? Perché albicocche, pesche, nettarine, sono rimaste sugli alberi? «È accaduto che nessuno, commercianti privati, grossisti della zona, centrali cooperative di conferimento, ha voluto questa frutta. I primi sono venuti a vedere la partita ed avevano espresso il loro interesse. Poi, però, ecco l’arrivo sui mercati all’ingrosso italiani di frutta greca, spagnola, turca. Frutta che arriva un po’ prima della nostra riempendo, così, le celle dei mercati generali. Io ci sono stato in quei mercati. Ed ho visto coi miei occhi quello che vi sto dicendo. E quando ho chiamato qualcuno per il conferimento mi hanno detto che era tutto pieno, inutile raccogliere. Come è inutile raccogliere per l’industria che vuole prodotto verde non già buono da mangiare sulle tavole. Da qui la crisi».

Quanto ci ha rimesso il produttore Pierro? «Facile fare i calcoli. Qui ci sono 715 piante con 70-80 kg di albicocche ognuna. Diciamo che sono andati al macero 500 quintali. Pure a 50 centesimi al kg, quanto basterebbe per coprire le spese di produzione, ci ho rimesso 25mila euro. Ed ho perso tutto quel che ho investito«. L’anno prossimo cosa accadrà? Pierro: «Speriamo in una annata favorevole. Continuerò. Non posso tagliare un albicoccheto di questa bellezza».

scanzano j.qualcuno non ha venduto neanche un chilo di orange rubis. mercati invasi da prodotti stranieri

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Commenti all'articolo

  • Fra.ft

    04 Luglio 2017 - 09:48

    Se si cominciasse ad educare i consumatori ad acquistare e preferire prodotti italiani, probabilmente simili tragedie potrebbero essere evitate. Obbligando i rivenditori ad indicare l'origine dei prodotti, si può più facilmente fare la giusta scelta. Il consumatore, con le sue scelte, decide ciò che i supermercati vendono. Compriamo italiano!!!!

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