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Pochi fondi per gestire tutto il verde pubblico

di EMILIO OLIVA

MATERA - I prati all’inglese sono un miraggio. Hanno fatto la loro apparizione giusto nei giorni dell’inaugurazione di qualche parco urbano. Oggi le aree verdi pubbliche, le stesse che fanno di Matera una delle città più dotate di verde in Italia, stando ad alcune classifiche pubblicate da quotidiani nazionali, fondate per lo più su dati numerici e non su dati qualitativi, somigliano molto a zone di pascolo incolte. E non è migliore l’immagine della vegetazione che cresce intorno alle alberature. Negli anni passati c’è stata anche la moda delle aiuole fiorite. Da sogni ad occhi aperti. Ma bastava fare un giro in periferia per ritornare subito con i piedi per terra. Emblematico il caso della villa comunale Unità d’Italia nel periodo dell’ultima campagna elettorale. Si innaffiava metodicamente la vicina aiuola creata con la progettazione della nuova rotatoria di via XX Settembre mentre la siepe di cinta della villa seccava sotto il sole. Non ne è rimasto più nulla.

Protestano i capigruppo del centrosinistra, che invocando la convocazione urgente della Commissione consiliare competente hanno chiesto immediate decisioni «per scongiurare esiti catastrofici a carico della città e dei lavoratori» addetti alle operazioni di sfalcio dell’erba. I toni della polemica fanno sorridere l’assessore all’Ambiente, Antonella Prete. «È un problema annoso, ahimè. Le difficoltà che vivono gli enti locali a causa dei tagli alla spesa pubblica limitano l’operatività dei Comuni in questo campo. Matera non è l’unica città in questa situazione. La conclusione naturalmente non è il detto “mal comune mezzo gaudio”, perché siamo consapevoli del problema e stiamo cercando di porvi rimedio. L’estate è esplosa e si deve agire in fretta per evitare tutte le conseguenze che derivano da una mancata manutenzione del verde», si difende. «Le operazioni di sfalcio in realtà – continua l’assessore – sono cominciate già da alcuni giorni. Ovviamente non disponendo di grandi risorse e avvalendoci soltanto della manodopera delle cooperative sociali, non si è potuta fare una operazione a tappeto e in alcuni casi i benefici sono stati in parte annullati anche dall’andamento climatico di queste ultime settimane. Non si è fatto in tempo a tagliare le erbe che le piogge le hanno fatte ricrescere. Per mettere a nuovo la città ci sarebbe bisogno di almeno il triplo delle forze umane e il doppio delle risorse finanziarie».

Qual è il fabbisogno calcolato per la cura del verde urbano? «Una delibera che risale a ottobre stimava un costo di circa 450 mila euro annui. Ma servono appena a garantire lo sfalcio delle erbe. I tagli ai finanziamenti pubblici tuttavia non ci hanno consentito di disporre per intero di questa posta. Il problema comunque deve essere affrontato con una prospettiva di medio e lungo termine. Ed è quello che contiamo di fare adesso, predisponendo un piano del verde adeguato, che metta in gioco davvero tutte le aree verdi della città. Anzi, quasi presagendo questa situazione, nel bando delle periferie quando ero assessore ai Lavori pubblici ho voluto che si inserisse il piano del verde, per il quale sono destinati 5 milioni di euro. È una somma che naturalmente non è finalizzata alla sola manutenzione, perché comprende le nuove infrastrutture. Ma è la base di partenza per rimettere a nuovo gli spazi verdi della città, da nord a sud, compresi la villa comunale e i parchi urbani. Non si tratta di piantumare soltanto qualche alberello, ma di rendere più vivibili e confortevoli queste aree».

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