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Dopo il cedimento a Porta Postergola

Sassi, nuovi crolli
chi paga i danni?

Sassi, nuovi crollichi paga i danni?

EMILIO OLIVA
Si discute di tutela del Patrimonio Unesco mentre nei Sassi si registrano nuovi crolli. La domanda viene spontanea. E ora, chi paga i danni? L’ultimo allarme viene da Porta Postergola, nel Sasso Barisano, dove qualche giorno fa il cedimento dell’area destinata a parcheggio, con il crollo di alcuni mattoni di tufo del muro di sostegno sul quale poggia il piazzale, ha indotto prima il presidente dell’Ente Parco della Murgia materana a chiudere l’accesso al sentiero 406 che collega i Sassi al belvedere di Murgia Timone, attraverso il «ponte tibetano» sulla gravina, e dopo il Comune a transennare la zona. Una barriera che appare però molto debole e non idonea a garantire alcuna condizione di sicurezza.

La fragilità dei Sassi è un’emergenza che viene troppo spesso e troppo facilmente sottovalutata. Soltanto un anno fa era stato escluso ogni rischio derivante dal transito e dalla sosta di tir in occasione delle riprese di un colossal a firma di una celebre produzione cinematografica, e non era la prima volta, solo perché la stessa avrebbe effettuato indagini accertando la stabilità dei luoghi. «L’accesso dei mezzi pesanti solo da via D’Addozio e non da via Buozzi è stato preceduto da rilievi georadar, consegnati al Comune a costo zero», tenne a far sapere all’epoca Palazzo di città rispondendo a interrogativi sollevati proprio da questo giornale. Ma era un po’ come chiedere all’oste se il vino fosse buono.

Non c’è alcun elemento naturalmente che porti a stabilire una relazione di causa ed effetto tra il passaggio e la sosta di autoarticolati nei Sassi e i crolli avvenuti qualche giorno fa. Non si può fare a meno di ricordare del resto che il piazzale di Porta Postergola è stato per anni un porto di mare, dove il parcheggio selvaggio di auto e mezzi più pesanti è stata quasi la regola, prima che il problema si attenuasse con l’istituzione della Ztl, la Zona a traffico limitato. Ma è anche vero che da anni si continuano a ospitare disinvoltamente nei Sassi manifestazioni che hanno grandi riscontri di folla, come l’assalto dei 50 mila alla prima edizione del Presepe vivente, e set cinematografici senza che siano stati eseguiti studi geognostici approfonditi e possibilmente «non interessati» e senza che il Comune si sia mai dotato di un regolamento per disciplinare la concessione di aree dei Sassi a produzioni cinematografiche. La motivazione addotta finora per ritardarne la presentazione e l’approvazione è stata quella di dover attendere precauzionalmente il lavoro della Film Commission, dando così per scontato che gli interessi siano comuni.

Analogo discorso non è stato affrontato per l’apertura di cantieri edili. Mezzi pesanti per il trasporto di inerti e di materiali di costruzione e gru da edilizia residenziale continuano ad avere libertà di azione negli antichi e delicati rioni di tufo malgrado i segni di cedimenti di strade e piazze siano del tutto evidenti e avrebbero già dovuto far suonare il campanello d’allarme.

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