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eccellenze lucane

Matera capitale di scienza
con la conferenza su Behçet

Oltre 300 esperti da tutto il mondo. Riconoscimento per i risultati di Reumatologia del prof. Olivieri e della sua équipe

Matera capitale di scienza  con la conferenza su Behçet

Il professor Ignazio Olivieri

L’ultimo giorno della 17^ Conferenza internazionale di Reumatologia sulla sindrome di Behçet, la platea di medici, scienziati, esperti (oltre 300 i partecipanti), giunti da tutto il mondo, si è alzata in piedi per riservare una standing ovation al professor Ignazio Olivieri, primario di Reumatologia del San Carlo di Potenza, presidente della Società italiana di reumatologia, l’uomo che ha immaginato e preparato da quattro anni questo importante appuntamento scientifico (tenuto, negli anni scorsi, a Parigi, Yokohama, Londra, Vienna) nella città di Matera. Uno straordinario risultato raggiunto. Per Matera, la Basilicata, l’Italia. E un riconoscimento inequivocabile a quello che, anche in una piccola regione come la Basilicata, l’eccellenza può compiere. Servono certo personalità carismatiche, come il professor Olivieri. Ma il progetto si realizza quando, accanto a loro, si è capaci di fare squadra.

«Mi ha fatto piacere ricevere commenti positivi sia per gli aspetti scientifici che per l’ospitalità ricevuta (la maggior parte dei partecipanti non conosceva né la Basilicata, né Matera) - ha osservato Olivieri. - Fra i relatori internazionali, c’è Hazan Yazici, mio amico. Dopo Behçet, è la personalità più importante che ha descritto la malattia. E che emozione il concerto dell’orchestra barocca “La confraternita de’ musici” diretta dal M° Cosimo Prontera, con il M° Stefano Montanari, primo violino».

Si respira aria di obiettivi raggiunti. «Programmare questo congresso a Matera, la mia città, ben prima che fosse designata capitale europea della cultura, è stata un’intuizione importante. Penso che questo sia veramente il primo evento di Matera capitale della cultura», commenta Olivieri.

Altissimo livello scientifico. E poi l’importante il coinvolgimento dei medici di base. «Questo è stato un congresso molto differente rispetto a quello tenuto a Parigi nel 2014 - afferma il professore. - In Francia gran parte del congresso è stato dedicato all’eziologia, ai meccanismi della malattia. A Matera ci si è concentrati soprattutto sul momento educazionale. Giovani medici hanno avuto la possibilità, in due giorni e mezzo, di conoscere tutto sulla sindrome di Behçet per poterla diagnosticare. Questo è uno dei risultati più importanti».

Olivieri mè tornato a ribadire l’importanza del «lavoro di équipe». Si punta sulla competenza e sui giovani. «Circa 5 anni fa - ricorda Olivieri - ho avuto un’audizione in IV Commissione. Mi hanno detto: “Di lei siamo pienamente contenti, ha ridotto l’emigrazione sanitaria e ci consente di fare immigrazione aumentando gli incassi della sanità regionale. Ma dopo di lei?”. La mia risposta è stata: non faremo la fine della cardiologia lucana. Negli anni ’70 avevamo la migliore cardiochirurgia del Meridione. Oggi non è più così... In commissione ho risposto: a Reumatologia non faremo questa fine perché ho una squadra con me. Ho due persone su cui conto per il futuro: i dottori Salvatore D’Angelo, 40 anni, e Pietro Leccese, 33 anni. La Reumatologia lucana non morirà mai. Quando avevo l’età di Leccese ero considerato, ma lui nel mondo del Behçet ha una posizione di primaria importanza. È il più giovane degli esperti nel mondo».

Ieri, nell’ultima giornata, il congresso ha avuto due spazi: uno per gli aspetti scientifici, un altro per i pazienti, in collaborazione con l’Associazione Simba Onlus. «Un fatto importante - dice Olivieri - perché, come ho detto aprendo i lavori della Conferenza dei pazienti, senza di loro il nostro lavoro non avrebbe senso. Nostro obiettivo è curarlo bene. Coinvolgerlo, tenerlo informato sulla malattia, evoluzioni della ricerca, gestione terapeutica. Le scelte sui farmaci sono responsabilità del medico che deve compierle nell’ambito di un rapporto corretto medico-paziente. Quando ho davanti a me un paziente, è come se al suo posto ci fossi io o mia moglie e mia figlia. Ogni scelta la faccio nel suo solo interesse».

Con la sua iniziativa, Olivieri rivolge di fatto un messaggio alla comunità lucana: «Viviamo in una grande regione. Nel nostro piccolo, in medicina, abbiamo dimostrato che, se si scommette sulle competenze, non abbiamo limiti. In Reumatologia abbiamo invertito la tendenza all’emigrazione sanitaria e siamo stati in grado di attrarre persone da altre regioni. Vorremmo solo essere un esempio da seguire per altre discipline». Sempre che nei Palazzi ci sia qualcuno in grado di ascoltare e di vedere.

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