il caso

Policoro, l'impianto per il biometano si farà: il Tar ha respinto il ricorso presentato dal Comune

ANTONIO CORRADO

E’ bufera politica dopo la sentenza del Tar che respinge il ricorso del Comune di Policoro contrario alla realizzazione dell' impianto per la produzione di biometano in via Ancona

E’ bufera politica, dopo la sentenza con cui il Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso del Comune di Policoro contro il progetto di realizzare un impianto per la produzione di biometano in via Ancona, nel bel mezzo delle campagne coltivate a fragola e nettarine. Il risultato di una «colpevole inerzia» dell’ente, secondo i consiglieri di minoranza Gianluca Marrese e Livia Lauria, che puntano il dito sul sindaco, Enrico Bianco, il quale sentito dalla Gazzetta si difende ricostruendo i fatti e parlando di «vuote strumentalizzazioni». Marrese definisce la vicenda un «fallimento politico dell’Amministrazione», spiegando che: «Il progetto era noto all’Amministrazione già da febbraio 2024. La richiesta di parere era stata pubblicata. Gli atti della Conferenza di servizi erano stati trasmessi via Pec.

L’Autorizzazione unica regionale è del 30 dicembre 2024. -rimarca- Nonostante ciò, non è stato aperto alcun vero confronto pubblico preventivo con il consiglio comunale e con la cittadinanza. Nessun tavolo istituzionale. Nessuna strategia chiara. Solo una reazione tardiva, arrivata quando il procedimento era ormai concluso. Il Comune è stato condannato al pagamento di 5.000 euro di spese processuali, oltre alle somme già spese per incarichi legali e consulenze, per un totale che supera i 15-18 mila euro. Queste risorse non le paga il sindaco. Non le paga la Giunta. Le pagano i cittadini di Policoro. -conclude Marrese- Se vi siano anche profili di responsabilità contabile, sarà la Corte dei conti a stabilirlo. L’Amministrazione ha dimostrato impreparazione, incoerenza e incapacità di governare un procedimento complesso». Dello stesso tenore l’intervento della consigliera Lauria: «Il Comune era informato, aveva gli strumenti per intervenire nella Conferenza di servizi e ha scelto di non usarli. Solo dopo, a procedimento concluso, il Comune ha tentato di rimediare impugnando l’autorizzazione, ma è stato smentito dai propri stessi atti interni, nei quali si riconosce che l’ufficio Urbanistica aveva già espresso parere positivo alla realizzazione dell’impianto proprio mediante “silenzio-assenso”. Il Tar non lascia spazio a dubbi: non è stato un difetto di informazione, né una lesa “autonomia” del Comune, né un golpe amministrativo calato dall’alto. È stata una scelta di inerzia».

Il sindaco Enrico Bianco sceglie di far parlare i fatti: «La vicenda per noi amministratori è iniziata un anno fa -spiega- quando dall’ufficio Urbanistica abbiamo appreso di una pronuncia di “silenzio-assenso” al progetto, scaturita dal mancato invito dell’ente ai tavoli decisori. Allora io, andando contro la posizione degli uffici, mi sono assunto la responsabilità come sindaco di chiedere formalmente alla Regione la riapertura del tavolo tecnico, per poter esprimere il nostro parere. Così è stato, di fatto azzerando la presunta inerzia di cui oggi parla la minoranza. Con il supporto di autorevoli tecnici, il parere è stato espresso in 27 punti, che sono stati tutti bocciati dal Tar nel merito. Quindi di quale inezia parliamo? -si chiede il sindaco- Seppure in seconda battuta, per ragioni indipendenti da responsabilità politiche essendo tutte tecniche, abbiamo espresso parere negativo, argomentandolo meglio di come avremmo fatto prima; ma si sa come va in questi casi (l’esempio analogo di Matera lo testimonia), la posizione dei Comuni è spesso marginale nei procedimenti decisori. Infine sulle spese vorrei rassicurare chi fa le segnalazioni alla Corte dei conti -conclude- perché sono pronto ad assumermi personalmente tutte le responsabilità, mentre il nostro legale sta valutando il ricorso al Consiglio di Stato».

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