Il caso

Matera, il Festival Duni rischia di chiudere dopo 26 anni: la lettera aperta del presidente

Redazione online

Saverio Vizziello ricorda l'importanza della rassegna riconosciuta in Europa e sostenuta dal Ministero della Cultura, e denuncia la mancanza di contributi regionali regolari, mettendo a rischio il lavoro di giovani musicisti e la valorizzazione della musica antica lucana

Dopo ventisei anni di attività continuativa di riconosciuto profilo internazionale, il Festival Duni di Matera, organizzato dall’Associazione Musicale Ensemble Gabrieli, rischia di cessare concretamente la propria attività. Il fondatore e presidente dell’Associazione, Saverio Vizziello, con una lettera aperta, ha deciso di rendere pubblica «una situazione che non è più sostenibile né accettabile».

«Dal 1999 - scrive - il Festival rappresenta una delle principali rassegne europee dedicate alla musica antica. È sostenuto dal Ministero della Cultura attraverso i fondi FUS ed è inserito tra le manifestazioni storicizzate del Comune di Matera. Nonostante ciò, la sua continuità è oggi gravemente compromessa dalle reiterate criticità relative alla compartecipazione finanziaria della Regione Basilicata, caratterizzate da ritardi cronici che negli anni sono diventati insostenibili. Particolarmente grave è quanto accaduto in relazione al finanziamento regionale promesso per il biennio 2024–2025. A fronte di impegni assunti, è stato comunicato un taglio di circa l’80% delle risorse previste, riferito anche a manifestazioni già regolarmente svolte, in applicazione della Legge Regionale sullo Spettacolo dal Vivo n. 37/2014 e della Determina regionale n. 525 del 22 dicembre 2025. Decisioni di questo tipo risultano incomprensibili e fortemente penalizzanti, soprattutto se si considera che la Regione Basilicata è da anni priva di un Assessore o di un delegato alla Cultura, segnale evidente di una persistente mancanza di attenzione verso un settore strategico. Questi ritardi e questi tagli ingiustificati non mettono a rischio soltanto il Festival Duni, ma stanno compromettendo la regolarità e la credibilità dei contributi triennali ministeriali, con ricadute gravi sull’intero sistema culturale regionale».

Il Festival Duni, ricorda il presidente, «nasce sulle esperienze del “Luglio materano” ed è un unicum nel Mezzogiorno d’Italia. Dal 2018 è riconosciuto a livello europeo come membro del REMA – Réseau Européen de Musique Ancienne di Parigi ed è oggi considerato tra i festival di musica antica più importanti in Europa per la qualità artistica, l’originalità dei programmi e il rigore storico-musicologico. In oltre due decenni di attività, il Festival ha contribuito in modo determinante alla riscoperta e valorizzazione di compositori lucani come Egidio Romualdo Duni, Antonio Duni, Donato Ricchezza, Giacomo Sarcuni, Giovanni Maria Trabaci e Carlo Gesualdo, Principe di Venosa, attraverso concerti, ricerche, pubblicazioni, convegni e registrazioni. Fondamentale è stato il contributo del musicologo Dinko Fabris, docente dell’Università degli Studi della Basilicata, già presidente della Società Internazionale di Musicologia e direttore artistico del Festival dal 2017».

Il presidente prosegue ricordando che «Matera ha accolto, grazie al Festival Duni, alcuni tra i più importanti interpreti ed ensemble di musica antica a livello mondiale, grandi solisti e nuove realtà produttive come l’Orchestra Barocca del Festival che rappresenta un’esperienza unica nel Sud Italia e valorizza giovani musicisti specializzati provenienti dalla Basilicata e dalle regioni limitrofe. Negli anni precedenti Matera Capitale Europea della Cultura, il Festival ha inoltre promosso grandi eventi alla Cava del Sole in collaborazione con l’Orchestra della Magna Grecia, contribuendo in modo decisivo alla vita culturale della città e alla sua proiezione internazionale, animando i luoghi simbolo dei Sassi e del centro storico. Il Festival Duni ha garantito e continua a garantire concrete opportunità professionali a giovani musicisti formati nei conservatori di Matera e di altre città. Allo stesso tempo sostiene un indotto significativo fatto di tecnici, grafici, tipografie, strutture ricettive, ristorazione, professionisti della comunicazione e del turismo culturale, trasporti e produzioni multimediali. Nel 2026, anno in cui Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, appare particolarmente grave l’assenza di scelte politiche chiare e responsabili capaci di definire priorità e di sostenere con decisione le manifestazioni che generano sviluppo economico, rafforzano il tessuto sociale e valorizzano l’identità culturale del territorio. Non è accettabile – sottolinea- che una realtà culturale solida, riconosciuta a livello internazionale, che per oltre un quarto di secolo ha rappresentato un patrimonio per Matera e per l’intera Basilicata, venga lasciata morire nel silenzio generale, senza un atto concreto di sostegno e senza una chiara assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni competenti. Con questa lettera aperta chiedo rispetto per il lavoro svolto, per gli artisti, per i giovani, per la città e per una comunità culturale che non può e non deve essere abbandonata».

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