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Matera, il carro della «Bruna» resta ai box

Niente sfilata per il secondo anno consecutivo. Ma cresce il team di cartapestai «speciali»

Matera,  il carro della «Bruna» resta ai box

Matera - È il simbolo effimero della Solennità di Maria Santissima della Bruna. Il carro trionfale in cartapesta, manufatto artistico che porta in processione il simulacro della Madonna, svolto il suo compito, da oltre sei secoli finisce strappato in brandelli concludendo la Solennità dei materani. Anche quest’anno, così come nel precedente 2020, dovrà ancora restare fermo nella sua Fabbrica, al rione Piccianello. Le misure di contrasto della pandemia non permettono ancora lo svolgersi della Festa. Aspetterà il 2 luglio del 2022, dunque, per vivere da protagonista quella sola giornata in cui sfila, ammirato, prima di essere distrutto come da tradizione.

«È stato completato già lo scorso anno, lavorando nel rispetto delle norme anti-covid per gli spazi interni», spiega Eustachio “Uccio” Santochirico, l’artigiano e creativo che lo ha realizzato col suo gruppo di collaboratori. «Il carro – continua – attendo solo di essere accolto e visionato dai materani, i suoi veri proprietari. Speriamo di poterlo fare nel 2022». La pandemia ha condizionato lo scorso anno anche i tempi e la evoluzione del lavoro, e, una volta compreso che la festa non si sarebbe potuta svolgere «abbiamo tenuto conto come agire per conservare quanto realizzato con l’uso, ad esempio, di vernici o acrilici con migliore resistenza nel tempo». Si attenderà ancora, dunque. Il primo carro trionfale di Santochirico resterà negli annali anche a ricordo della pandemia.

«Non avrei mai immaginato che il mio progetto potesse essere ricordato, dopo il periodo del secondo conflitto mondiale, come il carro “durato” più a lungo prima dello “strazzo”», scherza il giovane artigiano. E per il futuro? Si sentirebbe pronto per ripetere l’esperienza da costruttore? «Prima di progettare il futuro – risponde – desidero conoscere il giudizio dei miei concittadini, come accoglieranno questo lavoro, non solo dal punto di vista artistico. L’esperienza fatta per realizzarlo è importante perché metà dei componenti della squadra sono ragazzi con abilità diverse. Il carro è nato per una esperienza ibrida tra esperienze provenienti dal terzo settore, una impresa artigianale familiare, un inserimento di alternanza scuola-lavoro, artisti libero professionisti». Con orgoglio, Santochirico elenca i nomi del team che lo ha supportato «e che ha una età media veramente bassa». Sono Nicolò Montemurro, Nicola Andrisani, Raffaele Calabrese, Rosanna Larato, Isabella Loreto e Massimo Matera, che sono stati assistiti da Pina Cetani e Bruna Barbaro. Lo studente Gennaro Andrulli, del Liceo artisico, ha collaborato nell’ambito di un progetto d’alternanza scuola lavoro, mentre Claudio Passarelli è un artista ritrattista. Completano la squadra un padre e suo figlio, i falegnami Egidio e Francesco Digilio.

«Già da tempo – riprende Santochirico – lavoro per progetti che non perdono di vista il tema dell’accessibilità diffusa a livello di artigianato. Con i nostri ragazzi speciali ho continuato per abilitarli professionalmente e ora si vuole renderli tutti autonomi nella lavorazione della cartapesta. Quella del carro è stata una delle tante esperienze di lavoro fatte insieme, e ora continuiamo a utilizzare l’artigianato come forma di inclusione sociale. Me ne occupo da sempre così come di animazione di comunità, con attività di impegno civico sia a livello di passione che lavorativo».

E il prossimo 2 luglio, che farà? «Credo che, come lo scorso anno, parteciperò alla messa dell’alba con lo stesso spirito – risponde –. È stato un momento che ho vissuto con intensità pensando a come ci abbia condizionato la pandemia e come ci stia limitando da tanti punti di vista. Spero in un ritorno a breve alle condizione e relazioni di vita di un tempo».

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