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Pisticci, a 93 anni sconfigge il Covid-19: «Dovevo assistere mia moglie»

Natale Vena, dopo quasi due mesi di ricovero, è tornato a casa

Pisticci, A 93 anni ha battuto il Covid-19:  «Dovevo assistere mia moglie» Piero Miolla

Foto Genovese

PISTICCI - «Durante la Seconda Guerra mondiale bisognava proteggersi dalle armi. Lottare contro il Coronavirus, invece, ha significato avere a che fare con un nemico invisibile. Sono stati due periodi difficili, ma ne sono uscito in entrambi i casi». Sono le prime parole di Natale Vena, un “giovanotto” di 93 anni che appena sconfitto il Covid-19, dopo oltre 50 giorni di degenza nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Matera.

Vena, che abita nella frazione di Tinchi, è stato ricoverato il 24 marzo, dopo aver avuto per qualche giorno la febbre. «Avevo difficoltà respiratorie. Essendo anche un soggetto asmatico, abbiamo chiamato il nostro medico di famiglia che, dopo avermi visitato, ha ritenuto opportuno allertare il 118. Così sono stato ricoverato in ospedale, dove mi hanno sottoposto in giornata al tampone. Speravo nell’esito negativo, ma non è stato così. Ed ha avuto inizio, per me e la mia famiglia, una lunga e faticosa storia». Vena, come hanno anche confermato dall’ospedale, aveva un unico pensiero: tornare a casa per prendersi cura di sua moglie, che ha altri problemi di salute. «Invece, sono stato ricoverato per 56 giorni. Convulsi per me, per i familiari e il personale sanitario. Giorni, però, anche pieni di attesa, di speranza». Il pensiero fisso era sua moglie, «che aveva bisogno della mia vicinanza».

Proprio questo pensiero lo ha reso tenace nella lotta contro quel nemico invisibile. Un pensiero segno di un amore fedele e duraturo. Reso granitico da 68 anni di vita matrimoniale. «Invito tutti a fare della vita una risposta continua d’amore. Inteso non solo come sentimento, ma soprattutto donazione e dedizione». Sentimenti che lo hanno sostenuto in quei giorni di «una difficoltà immane. Dapprima non capivo perché nessuno veniva a trovarmi. Piangevo e soffrivo terribilmente. Poi, una porta si è spalancata. I miei hanno inviato un telefono e così li ho visti quasi ogni giorno: con occhi bagnati di lacrime gli chiedevo di venirmi a prendere». In tale contesto, ha precisato, «medici e infermieri sono sempre stati vicini. Mi hanno custodito e curato. Soprattutto Raffaella, una delle infermiere, è stata un punto di riferimento. Un angelo, perché mi ha dato tanto amore. Voglio ringraziarla, così come ringrazio tutti coloro che mi hanno custodito». Vena ha poi concluso con un messaggio: «Amate la vita. Combattete quando si fa difficile. La vita è bella e Dio non ci lascia mai, neanche quando sembra dimenticarsi di noi».

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