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Si è commemorata la figura dell'intellettuale materano

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foto Genovese

Intellettuale, storico, politico. Una personalità poliedrica che, col suo impegno e i suoi approfondimenti storiografici, è riuscita a dare un apporto notevole al panorama storico- culturale nazionale. È Raffaele Giura Longo a cui il Comune ha reso omaggio, con l’intitolazione della balconata di via Duomo avvenuta ieri mattina, nel corso di una breve ma sentita cerimonia, a cui hanno partecipato la moglie Vincenza Popolizio, la figlia Maria, l’arcivescovo mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, il comandante dei Carabinieri, Samuele Sighinolfi, gli ex sindaci Angelo Minieri e Nicola Buccico, Salvatore Adduce presidente della Fondazione Matera-Basilicata 2019, studiosi e numerosi cittadini. Al sindaco Raffaello De Ruggieri, compagno di scuola dello storico, il compito di ricordare il periodo dell’impegno giovanile, il dibattito che ha animato il dopoguerra e le diverse opinioni che hanno contribuito a determinare il successo di Matera prima con l’inserimento dei Sassi e della Murgia materana nella lista del patrimonio Unesco e poi nel 2019, con il titolo di Capitale europea della Cultura. «Raffaele Giura Longo, per gli amici Lello, è stato non solo un mio compagno di scuola ma anche una persona a me vicina nel periodo della giovinezza – ha ricordato il primo cittadino –. Poi le strade universitarie ci hanno diviso, ognuno è andato per la sua strada finché le nostre strade si sono incrociate nella politica. È stata una persona che ha dato dignità, forza e visibilità a Matera.

È stato un educatore, protagonista del mondo culturale e cittadino impegnato nella visione di futuro della città attraverso il suo impegno nella rivista Basilicata, nella militanza politica e civica nell’ultimo periodo della sua vita. Non si è mai fermato, è sempre stato quel carburatore di visioni e tensioni perché questa città potesse crescere e trasformarsi. Per queste ragioni il Comune ha sentito la necessità e l’obbligo morale di intestare questa salita a Raffaello che ha rappresentato questa città in Parlamento, e in Italia e in Europa la sua dimensione culturale». Il ricordo dell’esperienza culturale e politica di Giura Longo è stato invece tracciato dall’ intervento dell’assessore comunale alla Cultura, Giampaolo D’Andrea, che ha messo in evidenza l’anticonformismo mai banale dello storico materano, capace di trasportare, sul terreno della politica, la sua competenza storica, riuscendo ad essere un punto di riferimento per il suo territorio. «Raffaele Giura Longo – ha detto – è stato uno studioso, un rappresentante politico e un intellettuale di primordine, animatore e voce autorevole del dibattito storiografico, ed anche da parlamentare ha saputo sposare l’impegno civile in favore della sua terra con lo studio attento e approfondito dei suoi problemi come emerge dai saggi, note, articoli pubblicati in un cinquantennio di impegno e di attività. Le sue riflessioni e i suoi studi sono oggi conservati in un prezioso archivio riordinato grazie alla passione della moglie, della figlia Maria e del professore Angelo Bianchi».

In questo spazio si ritrovano pagine dedicate ai Sassi, dallo svuotamento del dopoguerra alle ipotesi di recupero della seconda metà degli anni ’70, fino al dibattito alimentato da visioni diverse e contrapposte, spesso non componibili sul futuro della città. «Seppe districasi senza disagio tra vecchia e nuova storiografia – continua l’assessore – riuscendo a proporre nel tempo importanti elementi di revisione interpretativa su temi tutt’altro che neutri e contribuendo a correggere la visione tradizionale di una storia meridionale statica fornendoci un quadro più dinamico, spiegando come il vero problema del dopoguerra non fosse la strategia delle lotte contadine o la riposta riformatrice, ma l’incapacità di risolvere in maniera ragionevole il conflitto tra città e campagna. Sottolineava inoltre, come Rocco Scotellaro non volesse la contemplazione del mondo contadino ma al contrario auspicava un vero e proprio cambiamento della loro condizione , se non con una rivoluzione almeno attraverso un riformismo radicale». Giura Longo, «amava molto la sua città, per lui non era un mero riferimento anagrafico, ma la sua vita. La sua era una maternità non provinciale, aperta al mondo ma capace di guardare a un orizzonte più vasto, tanto nelle tematiche quanto nelle relazioni. Una poliedrica personalità a cui rendiamo omaggio restituendolo alla memoria della città».

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