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La sperimentazione

Matera, fondi 5G, per Boccia c’è stato un «taglio»

Ma l’on. Liuzzi smentisce: «Matera e le altre città non perdono nulla». Replica Giacomelli: «Liuzzi nel tentativo impossibile di nascondere il taglio dei fondi operato dal ministro Di Maio, scrive diverse cose false»

Parte la perimentazione 5G coinvolte anche Bari e Matera

MATERA - La denuncia arriva da Francesco Boccia, deputato del Pd, ed ha come destinatario il Governo, che avrebbe sottratto 100 milioni di finanziamento ai progetti-test per la sperimentazione del sistema 5G.
«Più vengono fuori i dettagli della manovra e le parallele scelte sugli investimenti attraverso il Cipe - fa sapere Boccia in una nota - più vengono fuori le verità che temevano sui tagli agli investimenti.
Aver tagliato senza alcuna motivazione le risorse per gli investimenti sperimentali sul 5G, e in particolare le risorse per le città di Bari, L'Aquila, Matera, Milano e Prato, è gravissimo perché ferma in corsa programmi avanzati ad alta innovazione tecnologica. Pretendiamo dal governo Lega-M5S un'immediata risposta, così come ci aspettiamo dai deputati dei due partiti di governo eletti in queste aree del Paese una presa di distanza».
L’assessore comunale all’innovazione, Giampaolo D’Andrea, intanto, in un primo commento a caldo, dice: «Non posso che esprimere il timore che possa risultare depotenziata l’attività di sperimentazione in corso e/o ipotizzata. La troverei una scelta irragionevole. Si tratta ora di capire - aggiunge D’Andrea - se verrà salvaguardata la sperimentazione sul nostro territorio, quindi Matera e Bari».

La deputata del Movimento 5 Stelle Mirella Liuzzi chiarisce che cosa è accaduto e rassicura: «Tutto ciò che riguarda le sperimentazioni di Matera e Bari, così come delle altre città, non viene assolutamente scalfito. Lo spostamento di 100 milioni riguarda, in realtà, un accordo che fu fatto dal precedente Governo a favore di un test di sperimentazione sul 5G a Prato, città di provenienza dell’ex sottosegretario Giacomelli, attività che però era ad un punto morto. Noi abbiamo preso i 100 milioni e li abbiamo spostati sul progetto per potenziare il wi-fi sul territorio nazionale. Ribadisco, nessun finanziamento è stato tolto a Matera e alle altre città della sperimentazione».

Sul sito del ministero dello Sviluppo economico, il 29 ottobre viene riportata la seguente notizia: «Nella seduta d’insediamento del 25 ottobre scorso, il Cipe ha destinato 100 milioni per lo sviluppo del wi-fi e le tecnologie emergenti. In particolare, sono stati dirottati 95 milioni di euro (5 milioni erano già previsti), in linea con il mandato volto all’innovazione e alla centralità della rete voluto dal ministro Luigi Di Maio. La “rimodulazione” – cioè il dirottamento dei fondi – è stata decisa “alla luce della fase ormai avanzata dei progetti di sperimentazione pre-commerciale 5G”. Il ministero, non ritenendo più attuale l’esigenza di impegnare le risorse assegnate ai progetti di ricerca e sperimentazione della quinta generazione mobile, ne ha richiesto la rimodulazione, per un totale di 95 milioni di euro a favore di progetti volti a favorire la diffusione dei servizi in wi-fi sul resto del territorio nazionale, ad incentivare la ricerca e lo sviluppo nelle tecnologie emergenti e, in generale, a perseguire gli obiettivi del Piano Bul».

LA REPLICA DI GIACOMELLI CONTRO LIUZZI «TUTTO FALSO» -  Antonello Giacomelli però smentisce quanto riportato dall'on. Liuzzi con una lunga nota su Facebook. Secondo il sottosegretario le risorse sono state stornate dalle 5 città. Con delibera Cipe fuori sacco: «Il ministro Di Maio taglia 100 milioni destinati a sostenere lo sviluppo di servizi in 5G da parte di Regioni Comuni Centri di Ricerca. E l’on Liuzzi (m5s) nel tentativo impossibile di nascondere il taglio dei fondi operato dal ministro Di Maio, scrive diverse cose false. La prima: non c’e’ più bisogno di quei fondi visto lo stato avanzato delle sperimentazioni”. Le cose non sono correlate e comunque è vero esattamente il contrario: la sperimentazione riguarda servizi a valore commerciale, il nostro fondo è per progetti di soggetti pubblici finalizzati a servizi di interesse generale. Quindi a fianco delle legittime iniziative commerciali private servono risorse a sostegno del ruolo specifico e centrale del pubblico. La seconda: era tutto fermo, non c’era neppure il bando. La delibera Cipe è stata pubblicata in via definitiva a Giugno. Quindi toccava al ministro Di Maio procedere al bando. Almeno a quello. Visto che erano risorse che già si trovava a disposizione per merito delle nostre scelte. Perché non l’ha fatto? La terza: “il governo Gentiloni ha lasciato morire il progetto WiFi Italia».

«È vero esattamente il contrario: è stato il governo Gentiloni a far nascere il progetto WiFi Italia ottenendo dalla Commissione Europea il riconoscimento di best practis. E nella stessa delibera Cipe revocata da Di Maio c’erano 5 milioni assegnati esattamente allo sviluppo del progetto - spiega Giacomelli -  Potrei proseguire ma non mi interessa polemizzare oltre il limite. Mi interessa solo il punto specifico: il nostro governo ha stanziato 100 milioni per progetti innovativi di Regioni comuni centri di ricerca. Di Maio li taglia o no? Questo il punto. Il governo ha appena introitato 6,5 miliardi (4 in più di quanto previsto in bilancio) dell’asta delle frequenze predisposta dal nostro governo.

«Francamente - conclude la nota - mi sarei aspettato di vedere il ministro Di Maio approfittare di queste risorse per rafforzare la scommessa sul 5G, per incrementare i fondi a disposizione della sfida italiana sull’innovazione. Mai avrei pensato di vedere addirittura la revoca di risorse già assegnate da noi».

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