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scanzano Jonico

Da 25 anni si attende giustizia
per l’omicidio di De Mare

Da 25 anni si attende giustizia per l’omicidio di De Mare

di FILIPPO MELE

SCANZANO JONICO - Solo la voce dell’associazione antimafia Libera, con il vicepresidente nazionale Marcello Cozzi, per il 25esimo anniversario dell’omicidio dell’autotrasportatore della Latte Rugiada Spa Vincenzo De Mare. Un delitto irrisolto. Così, nel centro jonico, dove l’efferato delitto venne commesso, nel pomeriggio del 26 luglio 1993, c’è stato il silenzio assoluto sul caso. Eppure, negli anni scorsi sembrava che la morte di De Mare e la ricerca della verità fossero diventati un fatto pubblico con l’organizzazione di una iniziativa in piazza per ricordare, non dimenticare, invitare quanto fossero a conoscenza di particolari sul delitto, anche a distanza di decenni, a parlare. Nelle ultime ricorrenze, al contrario, solo il comunicato di Libera e gli articoli della Gazzetta. Che mai sono mancati. E mai mancheranno per rimarcare tutti gli aspetti oscuri, i silenzi, l’omertà che ha contraddistinto, sin da quella tragica data di 25 anni fa, tutta la vicenda. Ma ecco don Cozzi nella sua «Lettera a Vincenzo, venticinque anno dopo.

Quel trasporto non lo volevi fare, avevi paura. “Non è che qualcuno poi da qualche ponte mi spara?”, dicesti preoccupato al tuo interlocutore. “Tu che sei nell’ambiente, mica mi possono fare qualche scherzo?”, chiedesti a quell’amico che poi dinanzi ai magistrati ti volterà le spalle. Tu avevi visto cose da far accapponare la pelle: “Se dico una sola parola su quello che fanno allo stabilimento li faccio saltare a tutti quanti”, confidasti a tuo fratello. Ed invece sono stati loro a far saltare te. Come fanno con chiunque gli si mette di traverso, come fanno quando devono difendere i loro affari sporchi. Ma tutto sommato non ci sono riusciti completamente.

È vero, 25 anni dopo nessuno ha pagato per il tuo omicidio, ma è anche vero che in fondo dalle carte dell’inchiesta una mezza verità spunta. E in questa Basilicata noi continuiamo a pensare che prima o poi si scriveranno almeno le verità storiche. Ed ora anche nel Metapontino, dopo anni di attentati, iniziamo a toccare con mano una presenza dello Stato diversa rispetto agli anni delle sottovalutazioni. Chissà che prima o poi qualcuno con l’uniforme addosso non ritorni fra quelle carte e finalmente possa renderti giustizia. Per te, per i tuoi figli e per tua moglie Nicolina, che finché ha camminato sulla faccia della terra non si è mai messa “l’anima in pace” come in tanti la invitavano a fare e come in tanti ancora oggi ci invitano a fare».

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