Sabato 19 Gennaio 2019 | 16:05

LETTERE ALLA GAZZETTA

I professionisti della polemica sono la vera democrazia

Quando un politico, a maggior ragione se con responsabilità di governo (per le quali magari nessuno lo ha votato), accusa coloro che lo criticano, più o meno duramente, di essere «professionisti della polemica», quel politico semplicemente dimostra di non capire la differenza tra democrazia e non-democrazia.

Una democrazia è tale se esistono minoranze e se le minoranze sono protette nei confronti della maggioranza. Le minoranze sono minoranze se criticano, se polemizzano, se non sono d’accordo, se fanno ostruzionismo, se propongono soluzioni alternative, se hanno una diversa visione della persona, della società, della vita, del futuro. Le minoranze non esistono per dire «sì» alla maggioranza. Le minoranze fanno opposizione, promuovono referendum abrogativi, cercano di bloccare infausti stravolgimenti costituzionali, cercano di diffondere opinioni diverse, valori diversi, progetti di vita e di mondo diversi.

I «professionisti della polemica», come sono chiamati da politici che non distinguono democrazia da non-democrazia, sono politici di opposizione, giornalisti, sindacalisti, insegnanti, scrittori, cittadini che sanno tenere la schiena diritta in una società in cui molti, troppi hanno la schiena dolorante a furia di inchinarsi. I «professionisti della polemica», perciò, andrebbero ringraziati e salvaguardati come una specie in via di estinzione.

Il politico che accusa coloro che osano criticarlo di essere «professionisti della polemica» non sanno o dimenticano che anche in Corea del Nord, in Cina, in Russia, in Turchia, come da noi, c’è un capo, c’è un legislatore, c’è una maggioranza. Qual è, quindi, la differenza tra l’Italia e questi Paesi? Che da noi le minoranze ci sono e possono parlare (più o meno) liberamente, mentre lì non ci sono e, nella misura in cui ci sono, risiedono in galera o rischiano ogni minuto di esservi tradotte.

Sicché al politico che insiste nello sbandierare che l’unico futuro auspicabile per tutti sia quello che egli ha in mente diciamo e ribadiamo che noi, i «professionisti della polemica», siamo la democrazia, noi siamo la differenza tra democrazia e non-democrazia, noi siamo coloro che permettono a lui di girare il mondo vantandosi di essere il governante di un Paese democratico e fondato sui diritti umani.

E il primo diritto umano è la libertà di coscienza, ossia la libertà di dire «no», come fa meglio di chiunque Bartleby lo scrivano - personaggio di Herman Melville, l’autore di Moby Dick -, simbolo universale del diritto di essere minoranza e, in quanto minoranza, presidio insostituibile di democrazia.

Il resto è chiacchiera da politico.

Enrico MauroLecce

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