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LETTERE ALLA GAZZETTA

L’Europa deve guardarsi dal ritorno dei nazionalismi

L’Europa corre il rischio di deflagrare a seguito della minaccia del terrorismo, della pressione migratoria, della speculazione finanziaria, della rigidità burocratica. Di fronte a queste minacce la maggior parte degli Stati sta reagendo in maniera scomposta e scollegata. Invece di assumere posizioni concordate ognuno pretende di chiudersi nel proprio confine ignorando di aver sottoscritto un «patto di solidarietà» che lo obbliga a condividere un cammino unitario, ad impegnarsi per abbattere le barriere, a realizzare una «coesione» che gli permetta una convivenza condivisa nel pieno rispetto delle differenze. Purtroppo questo atteggiamento rischia di far ritornare l’Europa alle antiche contrapposizioni frontali con la conseguente demolizione di un paziente lavoro di amalgama fatto in sessant’anni dai grandi statisti usciti inorriditi dalla guerra. Intanto, ciò che più preoccupa è l’assurdità delle proposte che vanno emergendo: dalla sospensione di Schengen, ai controlli alle frontiere, fino all’abolizione dell’Euro; con una Gran Bretagna che già pensa ad un referendum per sancire definitivamente il disimpegno dall’Unione. Insomma la tendenza generale è che si voglia ritornare a chiudersi nel guscio di un egoistico nazionalismo del tutto anacronistico in un mondo che si va globalizzando. Ma, ci si può rassegnare al ritorno dei nazionalismi? Certamente no. Che l’Europa abbia bisogno di una revisione dell’esasperante impianto burocratico, non c’è dubbio. Ma che si debba mettere in liquidazione l’Unione per ritornare agli Stati nazionali frontalmente contrapposti, non è pensabile. Occorre, allora, che si promuova una rifondazione dell’Europa alla luce dei valori ideali originari ai quali si richiamarono i suoi padri fondatori. Il presidente Mattarella, ardente sostenitore dell’idealità europeista, ha ripetutamente rivolto un accorato invito agli Stati dell’Unione perché non cedano alle tentazioni populiste e respingano le emergenze in atto «con la forza dei valori del dialogo e della tolleranza». Li ha invitati anche a non rincorrere «una inverosimile nazionalità perduta» dicendosi convinto che «i nazionalismi generano diffidenza, rivalità e ostilità». Ed ha ragione. Allora, per scongiurare il rischio di una Europa che si sfaldi, occorre che gli Stati cerchino ciò che li unisce e rigettino ciò che li divide. Questo comporta che si de burocratizzino le strutture amministrative e che ci si impegni a redigere una Costituzione sulla cui base possa operare un governo democraticamente eletto capace di mettere in atto una politica economica che governi la moneta unica e che disciplini il sistema fiscale; una politica estera e di difesa comune per far si che l’Europa possa esprimersi con una voce univoca nel consesso internazionale e concorrere a risolvere i problemi che una globalizzazione selvaggia oggi prepotentemente pone.


Michele Giorgio, Bitonto (Bari)

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