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Lessico meridionale

E anche oggi torno a inchinarmi alla Pace

Stop alla guerra in Ucraina, gli studenti manifestano domani a Matera

Il comunismo stalinista è morto. Gli integralisti cocciuti se ne facciano una ragione

13 Marzo 2022

Michele Mirabella

Mio padre sentenziava che se non si è rivoluzionari a vent’anni, a cinquanta si diventa preti. Ciò spiega la mia ritrosia alla tonsura e il fatto che sia rimasto un imperterrito peccatore, nonostante tenti di intrattenere con il Padreterno un rapporto di amicizia devota e commossa. Il fatto è che a vent’anni ero «rivoluzionario», se questo vuol dire militare per valori come la giustizia sociale, l’uguaglianza, la pace. Ecco, la PACE. Scrivo la parola in lettere maiuscole, per commosso rispetto e la scelgo per questo mio sfogliare il lessico e le sue risonanze nell’attualità.

Dunque, studiavo, discutevo, ragionavo. A venti anni. E sfilavo, cantando invettive alle basi americane. Che volete farci: allora quelli erano gli obiettivi. Ricordo memorabili marce della pace nelle Murge, nella zona di Altamura e Gravina dove, i bene informati ci allarmavano, gli Americani avevano posto i siti missilistici in luoghi molto ben nascosti, evidentemente, perché non ci riuscì mai di vederne uno. Come era impossibile vedere i missili del Patto di Varsavia dislocati nel segreto di una qualche «Murgia» fiorita dietro la Cortina di ferro arcigna e odiosa. Solo che da quelle parti non facevano marce per la pace spontanee.

Diciamolo: all’epoca fingevamo di non saperlo per il patetico conformismo che si metteva in riga verso Gravina, bella città, ricca di storia, popolata da lavoratori integri e pensosi che hanno famosamente lottato per il progresso, diciamo così. Un tempo, insomma, il Socialismo, maiuscolo, senza se, senza ma e senza virgolette abitava da queste contrade. Rigoglioso. La Pace era festeggiata, ambita, difesa da questa gente. Anche con qualche ingenuità.

Ricordo di aver sentito da un palco improvvisato e pavesato di bandiere proclamare: «Gravina è col Vietnam!». Mi commossi e non potetti fare a meno di pensare alla faccia del Presidente Johnson all’apprendere la notizia e costretto ad ammettere: «Se Gravina è col Vietnam, si schiera con i Vietcong, ed è, dunque, ostile agli Stati Uniti. Questo vuol dire che la causa è persa e non vale più la pena di insistere». Forse l’oratore sperava che così avrebbe concluso il coriaceo presidente Yankee e, sbrigativamente, schierava gesticolando sul palco comiziale, la pacifica Gravina di Puglia in campo contro l’imperialismo americano.

Gli Americani si infischiarono della discesa in campo di Gravina di Puglia e continuarono imperterriti col napalm e coi bombardamenti.

Poi se n’andarono, anzi, furono cacciati. E allora pensai che anche Gravina di Puglia aveva fatto la sua parte e anche noi, cantando e sfilando, avevamo fatto la nostra.

Di questo si trattava, non di generico antagonismo giovanile e generazionalmente obbligatorio: allora volevamo cacciare le basi americane perché ci schieravamo per la Pace, ma, a parte qualche cocciuto lunatico, nessuno le avrebbe volute sostituire con quelle russe, per carità. Pie illusioni, d’accordo, anche se, in fondo, sapevamo che qualche beneficio proprio la Pace lo riceveva da quelle basi. E più tardi lo avrebbe ammesso anche il segretario del Partito Comunista Italiano: Berlinguer.

Della Pace ho scritto in occasione di altre guerre, altre sfilate e altre Gravine, ma la sostanza rimane intatta, oggi, mentre ci raccogliamo a pregare al cospetto di ennesime vittime. Ma può esserci anche il pensatore lunatico e cocciuto che rigetta Berlinguer ed è renitente ad ammettere la sconfitta: non si arrende, giustifica la ferocia di un imperialista terribile ex KGB che pretende mille chilometri di confini fatti di Gravine inermi per poter spadroneggiare con i suoi oligarchi magnaccia.

Dopo l’aggressione del terrorismo all’Europa e alle sue libere istituzioni, alla dolente, contraddittoria, affaticata, ma civile Europa, volli tornare a sfilare per la pace. E oggi torno a inchinarmi alla Pace, contro questi inauditi aggressori dei popoli che svillaneggiano la coesistenza pacifica in nome della loro tirannica e presunta difesa della propria sicurezza. E anche contro eventuali, Dio ne guardi, complici accomodati tra di noi con il loro integralismo cocciuto che, forse, è solo un modo per cercare di tornare in auge.

Avvertiamoli che il comunismo stalinista è morto. Se ne facciano una ragione: Putin è imputato di avergli dato il colpo di grazia emulandolo. Gravina, spero che sia con l’Ucraina. E con la Pace. Facciamo un corteo. Così la penso oggi, avendo superato sia l’età per farmi prete, sia, quella del rivoluzionario.

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